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Riforme - Modifiche al sistema.

Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, bocciato dal popolo italiano.
La riforma costituzionale pastrocchio proposta dal PD, anzi quasi imposta dall'alto, al popolo italiano non è piaciuta poiché l’ha bocciata con il referendum. (Quasi 20 milioni di italiani, circa il 60% degli elettori). Bisogna prenderne atto, non dire che “la riproporrei identica", come qualcuno ama affermare in televisione e dimostrare che il senso della democrazia e del rispetto del popolo non lo ha mai avuto. Le riforme devono servire per migliorare il funzionamento dello Stato e le condizioni di vita dei cittadini, non per interessi partitici, di conquista del potere e delle poltrone.

Le riforme non vengano imposte dall'alto, ma solo con il consenso elettorale.
In campagna elettorale, per dimostrare di essere quelli più bravi, tutti promettono riforme su riforme. Poi escono fuori dei pastrocchi che ingarbugliano ancor di più e non risolvono alcun problema alla radice. Il merito politico non è promettere riforme, ma elaborare e promettere modifiche migliorative. Soprattutto, che siano condivise dalla maggioranza degli italiani, non imposte dall’alto dai partiti che compongono il Governo, perché essi amministrano gli organi istituzionali con un consenso elettorale ridotto, che non rappresenta la maggioranza degli elettori.

Riformismo. E' un vanto?
Se le riforme sono come quella costituzionale, bocciata dal popolo, e la nuova legge elettorale, il cui intento è ridurre la democrazia e rafforzare il potere dei partiti, meglio lasciare le cose così come sono. Meglio la democrazia con i suoi difetti, che la dittatura dei partiti. Questo tipo di riformisti meglio perderli che averli.

Riduzione dei costi e delle poltrone inutili e parassitarie.
1) Dimezzamento del numero dei parlamentari e dei loro stipendi e benefit, e riduzione dei costi di funzionamento dell'apparato di Camera e Senato. Si risparmierebbe una enorme spesa pubblica e il parlamento funzionerebbe meglio.

2) Abolizione del CNEL e delle Province.
L'abolizione del CNEL, da tutti riconosciuto come Ente inutile, e delle Province, ormai sostituite dalle Città Metropolitane, potrebbe realizzarsi con facilità, presentando apposito provvedimento in Prlamente, senza necessità di inserirlo in una riforma più complessa e più difficile da approvare.

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