La
vincita
Alle sedici e dieci Peter e John, seduti a un tavolo d’angolo
del bar, attendevano con impazienza i risultati della schedina. Giocavano
insieme da anni, un sistemino molto interessante, sempre lo stesso,
senza adattarlo al mutamento continuo dei confronti delle squadre,
e non avevano mai vinto niente. C’erano andati vicini più
di una volta, ma mai erano riusciti a incassare una vincita sia pur
modesta. Adesso, però, qualcosa sarebbe cambiato, se lo sentivano,
come spesso capita ai giocatori di professione prima di un’ultima
puntata che li porterà alla rovina. Chissà perché,
un presentimento favorevole s’era insinuato nelle loro teste.
Alla televisione, il giornalista prese un foglio dal tavolo e cominciò
a leggere i risultati. Alcuni erano già noti a chi aveva seguito
le telecronache in diretta dai campi, come facevano loro, ma non si
conoscevano ancora gli esiti definitivi e ufficiali delle partite
che, in alcuni casi, potevano cambiare proprio all’ultimo momento
o durante i pochi minuti di recupero.
Con la matita in mano e sotto l’occhio vigile di John, Peter
trascriveva i segni 1, 2, X tipici del gioco del calcio e con il cuore
in gola notava che corrispondevano a quelli riportati sulla schedina
man mano che venivano letti dall’annunciatore.
Sembrava uno scherzo, eppure i risultati combaciavano in modo impressionante,
grazie anche alle poche varianti azzeccate del sistemino da pochi
soldi che usavano da anni. Mancava ancora l’esito di un ultimo
confronto, perché una partita di terza categoria, che non aveva
un collegamento radiofonico diretto, non era ancora terminata, e nessuno
ne conosceva l’andamento provvisorio.
Peter e John erano eccitati. Con i risultati finora indovinati avevano
garantita la vincita di seconda classe, anche se poteva essere poco
consistente. Bisognava però azzeccare anche l’ultima
partita in gara per ottenere una somma di denaro considerevole. Il
montepremi era interessante e la ripartizione delle quote privilegiava
fortemente il primo premio.
In quel momento gli avventori del bar, delusi per aver sbagliato già
troppi risultati, notarono la strana agitazione che regnava nel tavolo
dei due amici e silenziosamente si avvicinarono e si disposero in
cerchio per assistere all’ultimo atto di quella interessante
puntata. Tra loro c’era anche uno sconosciuto, mai visto prima
in quel locale, mal vestito e poco curato, che dava l’impressione
di essere un extracomunitario e un clandestino. Chissà come
faceva a vivere, si chiesero mentre lo guardavano con sospetto.
Il giornalista televisivo annunciò che gli era stato comunicato
l’ultimo risultato e che si apprestava a renderlo noto. Il cuore
di Peter e John prese a correre all’impazzata mentre un leggero
velo di sudore imperlava già le loro fronti aggrottate. Attesero
con trepidazione quel breve istante e, con grande delusione, notarono
di aver sbagliato la previsione. Avevano pronosticato la vittoria
della squadra che giocava in casa, ma invece c’era stato un
pareggio. Non lo avevano indovinato. Peccato. La vincita di prima
classe era ormai svanita. S’era persa così un’occasione
che forse non si sarebbe mai più ripresentata nella loro vita.
Comunque non si sarebbero lasciati prendere dalla disperazione; erano
abituati a perdere tutte le settimane. Questa volta, però,
sebbene non avessero raggiunto il massimo risultato, per incassare
una somma di denaro stratosferica, di quelle che ti cambiano la vita,
potevano accontentarsi di riscuoterne una cifra pur sempre dignitosa
e gradita, con la quale avrebbero giocato fino all’ultimo dei
loro giorni senza doverci rimettere più di tasca propria.
Decisero di offrire da bere a tutti i presenti e uscirono dal locale.
L’indomani mattina si sarebbero presentati agli sportelli della
ricevitoria per incassare la loro vincita, che ammontava a circa cinquemila
dollari. Era comunque una bella sommetta.
E così fecero.
Il giorno successivo, alle nove di mattina, si presentarono allo sportello
della ricevitoria con la schedina vincente. L’impiegato la controllò
con attenzione, verificò sul giornale che teneva sotto il banco
se il numero di serie corrispondeva a uno di quelli riportati nella
sezione delle vincite di seconda classe, aprì il cassetto,
contò il denaro e lo consegnò agli insoliti vincitori,
complimentandosi con loro e invitandoli a perseverare nel gioco, perché
la fortuna arride agli audaci.
Peter e John arrivarono al parcheggio, aprirono gli sportelli laterali
della loro macchina e si sistemarono l’uno al posto di guida
e l’altro sul sedile a fianco, soddisfatti di poter versare
la vincita in un conto corrente bancario, intestato a entrambi, presso
un istituto di credito che si trovava dall’altra parte della
città, in prossimità delle loro abitazioni. Accesero
il motore e si avviarono senza fretta, immettendosi nel traffico che,
in quell’ora del mattino, era piuttosto scarso, parlando di
squadre, di partite e domandandosi se non fosse il caso di cogliere
al volo quel loro momento favorevole per tentare la sorte con un sistema
più consistente e più costoso. Ora, almeno per una volta,
potevano permetterselo.
Per raggiungere la banca in cui erano diretti, dovevano costeggiare
la periferia e attraversare una zona degradata, dove alcuni edifici
pericolanti erano già stati demoliti e le restanti case, per
lo più vecchie e malandate, avrebbero seguito lo stesso destino,
per lasciare spazio a nuovi insediamenti e a un’urbanizzazione
più moderna e funzionale. Al momento, da quelle parti, gironzolavano
soltanto barboni e diseredati ma, durante le ore notturne il quartiere
pullulava di drogati, spacciatori, prostitute e travestiti. Le forze
dell’ordine e le autorità competenti ne erano a conoscenza,
ma nessuno si preoccupava di intervenire. Quella gentaglia non sapevano
proprio dove metterla. Le carceri erano sovraffollate oltre ogni limite
consentito e la permanenza dei detenuti risultava davvero disumana,
tanto che non c’era altro da fare se non puntare sulla compassione
e trovare un modo condivisibile e poco soggetto alla critica politica
per rimettere in libertà tutta quella feccia umana.
All’improvviso, un rumore sospetto dal sedile posteriore fece
trasalire i due amici. John si girò di scatto e vide un uomo
vestito di stracci, che fino a quel momento doveva essersene stato
raggomitolato e silenzioso sul pavimento della macchina, in attesa
del momento giusto, con la barba lunga, capelli incolti e profonde
occhiaie olivastre sotto gli occhi gonfi e acquosi. Impugnava una
pistola con la mano un po’ tremante. Dava l’impressione
di essere impasticcato e perciò poteva diventare davvero pericoloso.
A Peter e John, nonostante lo spavento che li attanagliava, sembrava
un viso conosciuto. Intimò loro di arrestare la macchia e accostare
sotto una vecchia pensilina pericolante. Dopo essersi fatto consegnare
tutto il denaro della vincita e quant’altro tenevano nei portafogli,
li fece scendere, si sistemò al posto di guida e se ne andò
a grande velocità, lasciandoli confusi e tremanti di paura
in un grosso nuvolone polveroso.
Proprio così. Quel ladro assomigliava moltissimo al clandestino
che si era avvicinato al bar durante la lettura dei risultati di calcio.
Forse, in quel momento meditava il suo proposito.
“Tutto sommato, ci è andata anche bene”, disse
John mentre con aria rassegnata e depressa si incamminarono in cerca
di un pullman che li riportasse a casa. “In una società
come la nostra, completamente in balia della malavita di strada, è
meglio non vincere niente. Così nessuno ti deruba o ti scarica
una pallottola nella testa”.