La
cerimonia di premiazione ha avuto luogo in Tivoli, presso il Teatro
Comunale, il giorno 14 maggio 2010, alle ore 17,00.
Organizzazione
generale del premio, addetto Internet e rapporti con i poeti
- Rag. Pasquale Messali e Dr.
Prof. Federico Torella-dell'Associazione
Città
per l'Uomo - Tivoli
Composizione
della giuria:
Prof. Alberto Monticelli - Presidente
Proff.ssa Simona De Angelis - Componente
Dott. Alberto Maria Tarantino - Componente
Poeta Sig. Alessandro Moreschini - Componente
La
manifestazione è stata presentata dalla sig.ra Silvia
Bondanini, con la collaborazione dalla sig.na Giselda
Torella. Le poesie sono state lette alcune dagli autori e
le altre, con grande maestria e giusta interpretazione, dal Sig. Gianni
Pasqua.
La
manifestazione si è aperta con la lettura della poesia “Ad
Ippolito II D'Este" in occasine del cinquecentesimo
anniversario della nascita del cardinale, composta
dal concittadino Alessandro Moreschini.
Premiati:
Sezione: Nazinale
1°
classificato,
Euro 300, Targa e attestato di merito: Poesia:
"Polverio".
Autorice:
Elisabetta Di Iaconi
(Roma).
Motivazione: Inesorabile
tema il conflittuale rigore dei confini interiori. Un dramma. Ogni
limite è un distinguo, un “solco che si ferma/ è
una sottile traccia”, arcaica. Un dramma nel dramma l’illusione
della durata del tempo. Compiuto infinito, infinito leggero, tangibile
ad ogni passo, ambivalente come porta. Affermazione negazione, essere
avere, umano e divino, chi coniuga? o di contro, prevale chi varca
il confine? Domineranno insormontabili “i mucchi”? Sono
pacati e spasmodicamente sacri gli accumuli? Il “vento eterno”.
La polvere, il tempo, la cenere “come un’altra pelle”
non avvolge solo l’autrice, ma ogni coscienza che possiede intimo
timore, ma chi non intende? Chi finge? Esiste “..una sottile
traccia già compatta/ se mi metto in moto”. Capire, è
divenire attraverso un rituale grido apotropaico, iniziatico. Un grido
di follia contro ogni privilegio della storia sull’Uomo. Ogni
dominio dell’uomo sull’Uomo, sulla Vita. “C’è
l’ansia di capire/ per affrontare il tormentoso enigma”
o luogo pensiero, evanescente desiderio che rimettendosi in viaggio,
“in trasparenza d’aria”, mette in movimento l’ineffabile.
2° classificato, Euro 200,
Targa e attestato di merito: Poesia: "Le
nostre storie". Autore:
Alvaro Alvaro (Roma).
Motivazione: Una retorica
riflessione sul nulla? No, si preferisce pensare ad un componimento
di salvezza individuale, ingannevolmente nichilista per recisione,
profonda, senza riscatto al perso Massimo Bene. E’ forse possibile,
attimo dopo attimo, che nessuno dei giorni del tempo e le storie,
le infinite storie siano singolari, irripetibili e che il dubbio,
solo il dubbio sia l’unica certezza? Quale meta è meritevole
di attesa se agli occhi di ogni ragione è irraggiungibile?
Inganno la speranza? Fantasioso ogni paradisiaco mito? Luoghi inutili
le creative storie? “ineluttabile l’epilogo/ già
scritto dalla sorte, ad una ad una finiranno”. L’ardore
della vita solare? una combustione della coscienza la cui rimanenza
è solo cenere nulla, spenta nullità “che inutilmente
resta” (?).
3°
classificato, Euro
100, Targa e attestato di merito: Poesia: "Guerriero".
Autrice: Cesarina
Giustozzi (Macerata).
Motivazione: Un viaggio
semplicemente ormonale, un giro di vita, un gioco di giro o un patto
d’amore? “Poi/ sei apparso/ tu/ dalle voragini/ più
nere/ anelando/ la luce”. E’ in ri/creazione un tu maiuscolo,
reciproci attori “dalle mani voraci”. E’ luce nera,
luna nascosta di speranze. Un tu famelico di estetiche finzioni, predatore
di apparenze, di sostanze “senza un dio”. Un tu alla ricerca
del sensibile vigore ri/generativo, un tu centrale, cosmico, vivente,
un tu oggetto di culto riflesso, un tu simbolo di vita in ascensione
alla cui origine vi è il sacrificio del vomere nella terra
materna poi, l’adorazione passiva del giovane albero inchiodato,
incatenato, legato, relegato nell’innamoramento primo della
libertà d’essere tu “Ossigeno/ per me”. Un
viaggio che imprevedibilmente rinvia ad un ricco inconscio di spiritualità
cristiana.
Poesie
classificate tra le prime 10, in ordine alfabetico:
Poesia: "Di
sera in giardino". Autore: Giovanni
Bottaro (Molino del Pallono - BO)
Poesia: "A mio padre".
Autore: Lorenzo
Cerciello
(Marigliano - NA)
Poesia: "I nostri amici".
Autore: Gaetano Coscia
(Roma)
Poesia: "Bandiere
d'ombra". Autrice: Floredana
De Felicibus (Atri -TE)
Poesia: "Presentimento".
Autore: Antonio Giordano
(Palermo)
Poesia: "Giovanni Paolo
II". Autore: Roberto
Mestrone (Volvera - TO)
Poesia: "Danzano ancora le tue mani".
Autrice: "Marina Pratici
(Aulla - MS)
Sezione:
Poeti della Regiona Lazio
1°
classificato,
Euro 100, Targa e attestato di merito: Benito
Galilea (Roma), con la poesia: L'isola
perduta.
Motivazione: In quest’Isola
v’è del fuoco. Voi che approdate lasciate ogni giudizio.
Tutto è uno strofinio di ancestrali desideri e rabbie e passioni
impulsive, incontenibili. Tra cielo e mare, tra maschile e femminile,
quest’animata, sospesa, vorace stanza è una cavità
tutta interiore. Sono scintille di forza straordinaria ed esplodono
in essa le sfide vitali come memorie da lasciare codificate nello
scrigno del vissuto e del vivere. Quante hanno lo stravolgente potere
dell’appagamento? Ancora intatto nel desiderio qualcuno bussa
al suo ultimo quarto di luna, lieve sospensione come virgola carica
di ricordi, seminati nel sogno della memoria che sul corpo coniuga
tutto al presente. Un presente vistoso e visibile, sempre corale,
frenetico, disponibile, dice l’autrice, “sempre in viaggio
coi treni della notte.. tra le stelle” senza freno “fin
dove la frenesia del cuore” può a porta spalancata, per
accogliere “scriccioli perduti nel mare dell’incomprensione”,
condannati al segreto? Quest’isola perduta è stata un
via vai di fughe che richiamano il sogno. Oramai come circolarità
compiuta nell’area degli antipodi, poco rimane delle “..tante
meraviglie conquistate” e non poco di più avrebbe potuto
“quel sale della sorte che al nascere del giorno/ concede piccoli
frammenti da donare” al virgulto vigore del vivere.
Sezione:
Poeti dei Comuni del Circondario Tiburtino
1°
classificato, Euro 50, Targa e attestato di merito:
Cinzia Alphamia
(Percile -RM), con la poesia: Eterni
racconti.
Motivazione:
“Ogni cosa diviene un nido”, ogni ricordo incide la memoria
indelebilmente, ma quanto viene immesso nel profondo “della
nostra addormentata coscienza” per salvare e salvarci “dall’inalterabile
cammino” della storia? Noi, non siamo forse educati ad una finzione
storica e prediligiamo il ”nostro insolito sentiero bambino”?
Quanto senza timore siamo liberamente maturi ad accogliere il Mistero
e con vigore criticare per la salvezza dell’Uomo “La Scuola
dei telai” “adesso disabitata”? Dobbiamo forse essere
in un divenire solo estetico? “da esposizione”? Viviamo
una contemporaneità demente delle sostanze spirituali che sono
rimaste nella memoria e nella coscienza di ognuno “come intrecci
di archetipi e girotondi di aurore e di sogni”. Cosa rimarrà
di noi? Dov’è la speranza della compiutezza spirituale
della storia al cospetto della coerenza? Prevarrà per sempre
la conflittuale contraddizione tra buona intenzione e angoli di rifugio
in forma di dimenticatoi di ogni equità e ogni pace rimarrà
solo incensata? “Certo ora so che l’acqua incide la pietra/
so di sicuro che ritrovata e dimenticata/ sarà l’Arca
di una Pace augurata”
Poesie
meritevoli non rientranti tra le prime dieci, segnalate dalla Giuria.
Poesia:
"Giochi e sogni a maggio". Autrice: Maria
Grazia Frassi (Cremona);
Poesia: "Gocce di rugiada". Autore: Romanzi
Giuseppe (Tivoli);
Poesia: "Incomprensibili noi". Autrice:
Roberta Genga (Tivoli);
Poesia: "Le nuove colonne d'Ercole". Autore:
Giuseppe Vetromile (Napoli);
Poesia: "Morire com'è". Autrice:
Anna Maria Cardillo (Roma);
Poesia: "Nella
notte una fiaba". Autrice: Loriana
Capecchi (Pistoia);
Poesia: "Regalami un ombrello per volare".
Autrice: Maria Vittoria Catapano
(Roma).
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Elisabetta
Di Iaconi
1° Classificato
Polverio
Mi scorre tra le
dita
il polverìo invisibile del tempo.
Lo sposto ad ogni passo,
mentre prosegue il viaggio della vita.
Il solco che si forma
è una sottile traccia già compatta,
se mi rimetto in moto.
Un vento eterno costruisce i mucchi
che, in un continuo gioco,
nuove correnti spianano decise.
C'è l'ansia di capire,
per affrontare il tormentoso enigma,
ma il velo inconsistente
mi avvolge tutta come un' altra pelle
in trasparenza d'aria
e non può percepirlo la mia mente,
assorta nei pensieri.
Cesarina Giustozzi
3° classificata
Guerriero
Poi
Sei apparso
tu
dalle voragini
più nere
anelando
la luce.
Predatore
vestito
da guerriero
fuori dal tempo.
Croci
senza un dio
sotto l’armatura,
mani voraci
per i resti
dei miei anni.
Sei
radice
e fronda,
aratro
e terra,
alburno
e frutto.
Chiodi
E catene
Inutili
per gli altri.
Ossigeno
Per me.
Marina
Pratici
Classificata
tra le prime dieci
Danzano
ancora le tue mani
Danzano ancora
le tue mani,
come policromo volteggio
d'ombra ballerina
in fuga dall'oblio ...
Crisalide in garza di ore
per te ero farfalla
in gigliato dispiego
in cornice di finestra,
disegnavo per te il mondo
e tu me lo svelavi
in organza di parole.
D'ambra ed' azzurro
di mirto e di magnolia,
i tuoi occhi chiusi - di quale colore?
ancora mi chiedo ... -
come melodia di speranza
a sfaldare la mia bruma.
Nella tua culla di tenebre
il disertato palazzo
era una reggia in un arazzo,
campanelle di elfo
un riecheggio di latta,
e la morte di mio padre
era solo un viaggio,
in un mare lontano ...
Penelope bambina contavo i giorni,
come chicchi nella mano - ancora li conto ...
sempre più piano ... -
le spighe erano sentinelle
nel campo di grano
e Crono era un viandante
dalla memoria corta
e i sonagli sul pastrano.
E le tue preghiere
erano antichi incantesimi,
sillabati in moduli d'adagio,
perché fiorisse l'alba
dall' oscuro della notte.
Danzano ancora le tue mani,
come fruttata carezza
fresca acqua silenziosa
agave aspersa di rugiada,
nell'espandersi fluido
della mia sera.
Tatuato dal tuo ricordo
il mio sentiero - ancora canta il grillo ...
alto ora il grano ... -
ancorato al tuo ieri
questo mio oggi.
Danzano le tue mani
come sinfonico arpeggio,
come mistico ormeggio,
andirivieni armonico di note
in biondeggio d'erbe nuove...
Antonio
Giordano
Classificata tra le prime dieci
Presentimento
Guarda la nube rossa sopra il monte,
nasce una stella già nell'aria pura.
Si china ormai alla fine la mia fronte
di vita mia che fu rocciosa e dura.
lo che t'aprii dell'arte chiara fonte,
tu che di gioia e crucci fosti cura,
di giovinezza al cuore scava Un fronte.
La mia discesa allor sarà sicura.
Che gusti dell'occaso inizio e avvento,
che fonda dentro me divino e umano,
che dopo le tempeste scorra lento
questo esistere
mio che non sia vano.
Ma, quando sarà giunto il mio momento,
se avrò paura, tienimi la mano.
Gaetano
Coscia
Classificata
tra le prime dieci
I
nostri amici
I nostri amici imbevono
le loro idee nel vino
adorano il sole e sfidano il destino
hanno il cuore scosso dai venti
sono i nostri amici commoventi
vivono di generosità e amano piangere di gioia
grandi i loro sorrisi per la vita e per il nero boia
sviluppano le ansie e le trasformano in tulipani
non sono natura morta, ma adorabili melograni
chi di voi urla nella notte in cerca di ribellione?
d'oro e d'argento, la loro rabbia, è l'incisione
nell'acqua della pioggia e sulla rugiada si bagnano i piedi
e per i nostri amici, oh Signore, intercedi
la loro anima non conosce l'odio, non è sfregiata
la loro vita, non è ruggine verniciata
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Alvaro
Staffa
2° Classificata
Le nostre
storie
Non ci sarà
un domani
mai come oggi,
altri giorni, altre storie,
sfiorendo un poco al giorno
sulla strada che porta
chissà dove,
a consumare attese
di irraggiungibili mete,
fantasiose ed ambite.
Poi, alla fine
ineluttabile l'epilogo
già scritto dalla sorte,
ad una, ad una,
finiranno le storie
lasciando solo tracce,
vaghe penombre
e cenni di memorie.
E poi, ancora,
sbiaditi barlumi,
finito il crepitar
del ceppo nel camino,
fino a che il vento del destino
disperderà la cenere
che inutilmente resta.
Floredana
De Felicibus
Classificata tra le prime dieci
Bandiere
d'ombra
E si
restava, a sera,
appesi agli occhi della luna
ai giochi di mistero di quarti e pleniluni,
noi, spettatori, di indiscusse assenze
noi, testimoni di nascenti accenni di presenze.
E si aspettava l'arrivo di quell'attimo
di quell' andare oltre il confine,
non consentito,
dell' esplosione della pupilla folle!
Arresi al vigore massimo d'infinito
si restava lì distesi, piegati i sensi,
su ciocche d'erba assenti ai trilli estivi,
sgombri dall' ombre i sogni
e dalle inquietudini eclissate
tra le pieghe dei declivi.
E si restava appesi
alla speranza di una stella.
Oh, luna bislacca, ammaliatrice!
M'illudesti col tuo gioco d'alternanza
di luci ed ombre
e non mi dicesti che la vita
non è un gioco e neanche sogno,
che le speranze nascono all' alba,
ma svaniscono a sera con le stelle!
Appesa al miraggio di un tuo sguardo,
ora ti vedo spesso abbassare gli occhi
e rattoppare strappi del tuo volto
con fili di rabbia e di vergogna
per aver visto deturpare innocenti sogni.
E, offuscata dalle angustie
e dall'ingiustizie di questo mondo,
ti osservo mentre ti celi il volto
con bandiere d'ombre.
Giovanni
Bottaro
Classificata
tra le prime dieci
Di
sera in giardino (a primavera)
La chiarità offuscata della sera
svogliata cade nel tramonto, il sole
lascia una vita fitta di parole
che va sopendo; dalla notte altera
a Te rivolgo flebile preghiera,
Dio che non vedi, ed il mio cuore duole
fra questi fiori stretti nelle aiuole
dove Aprile non sboccia; a primavera
non s'ode ancora rondine nel nido
freddo sotto le tegole del tetto
che ormai abbandona un altro inverno infido.
Mi
resta ancora tempo, ma diletto
non trovo più, così, Cielo, m'affido
a Te, verso quell'ora a cui m'affretto.
Roberto
Mestrone
Classificata tra le prime dieci
Giovanni
Paolo II
Il
tempo non cancella la tua voce
nel mondo sparsa viva, dolce e austera,
come acqua fresca giunta dalla foce
che dona refrigerio alla scogliera.
Dal
colle della fede, con la croce,
sfidavi l'irta vetta e la bufera
d'un Golgota dal suolo tristo e atroce.
T’armava un grande Amore: la preghiera,
profusa
sulla piazza e nella chiesa
con quel parlare stanco ... che ora tace.
Lassù nel Cielo, con la mano tesa,
l'anime
attendi a riscattar la pace,
mostrando che sull'orlo dell'offesa
l'uomo sprofonda...
e tra i suoi mali giace.
Lorenzo
Cerciello
lassificata
tra le prime dieci
A
mio padre
L'altana
è ancora intatta sul respiro
vasto degli albicocchi, nei solai
abita il cielo e, tra le crepe, il rovo
nasconde, assieme ai muri, la memoria
di un'età trasognata, di un destino
già sfiorato dall'ombra, di stagioni
perse nei campi ad inseguire il vento.
Nessuno più ci vive nella casa
della mia infanzia. Solo in certe notti,
quando la luna è al culmine del cielo,
ombre leggere sembrano danzare
dentro le stanze mute e, nel silenzio,
voci perdute cantano canzoni
liete e dimenticate. Solitario,
ombra nell'ombra, al limite dell'aia,
sotto la nube verde del sambuco,
siede mio padre, i palmi sui ginocchi,
a sorvegliare il cielo, il volto perso
nel riflesso azzurrino delle stelle.
lo, mio padre, l'ho amato, con passione
profonda, con pietà, con tenerezza,
spesso con allegria, senza rimorsi.
Gli ho acceso il fuoco nelle notti fosche
quando il libeccio, ai pioppi sul canale,
squassava i rami, gli ho lavato i piedi,
gonfi per la fatica, nelle sere
in cui tornava stanco dalla vigna
col verderame sparso nei capelli.
E poi gli ho chiuso gli occhi, in un meriggio
di sole a picco, quando se n'è andato
come un viandante non ancora stanco.
Di lui non mi rimangono parole
definitive, detti memorabili.
Mi resta dei suoi occhi verdescuri,
quella fiamma leggera, misteriosa
che divampava tenera, improvvisa
e gli accendeva il volto in un sorriso.
Mi rimane il ricordo delle mani,
enormi, amate, con le piaghe aperte
dal soffio freddo della tramontana,
quelle mani che gli curavo, a sera,
con l’olio caldo, quelle che ora sento,
decise e forti, ancora tra le mie,
a guidarmi sull’ultimo sentiero
ora che, stanco, il cuore
muove, tacito e triste, al altri approdi.
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Benito
Galilea
1° Classificato
L'isola perduta
Questa
stanza d'aria e di colori appesa
al cielo, ha l'addio dei pensieri e d'altri
giorni s'accende sugli steli del petto.
Chi bussa coi fiori d'autunno ancora intatti,
ancora virgola di tutti i nostri punti seminati,
è il passato pronto a resa sulla terra del sogno.
Canto
l'isola perduta tra pieghe di valigie
sempre aperte, sempre in viaggio coi treni
della notte, fin dove la frenesia del cuore segue
quest'avventura tra le stelle.
Di
nuovo spalancata offro la mia soglia
ai bambini d'ogni terra, agli scriccioli perduti
nel mare dell'incomprensione che come orme
segrete scrivono di notte parole eterne.
Ecco
i miei nuovi amici venuti per la stagione
che rinnova accanto ai compagni dell' infanzia,
ecco i cantori di una stagione senza tempo
mentre ripartono veloci nei cieli della sera.
In
fondo al cuore, ancora una minuscola veglia
richiama al sogno le tante meraviglie conquistate,
quel sale della sorte che al nascere del giorno
concede piccoli frammenti da donare. |
Cinzia
Alphamia
1° Classificato
Eterni
racconti
Qualcosa
rimane
di quei pomeriggi
spesi nelle cripte di Chiese inaccessibili,
passati a comprare biglietti
per visite a Musei inventariati.
La
Scuola dei telai
è adesso disabitata.
Restano lavori da esposizione
e i custodi non sanno dirmi
l'anno dei nostri incontri,
le vecchie filature
conosciute come intrecci
di archetipi e girotondi di aurore e di sogni.
La
classe comune è dispersa,
l'insegnante tinteggia di spazi
ciò che ricorda dei nostri lavori
e ogni cosa diviene un nido
per storie antiche ed eterni racconti.
Riannodare
la nostra addormentata coscienza
è ciò che possiamo,con incerto procedere, fare.
Come artigiani dall'inalterabile cammino,
come artefici
del nostro insolito sentiero bambino.
Certo ora so che
l'acqua incide la pietra,
so di sicuro che ritrovata e dimenticata
sarà l'Arca di una Pace augurata.
Pur tuttavia, dimenticando i volti, cambiando i nomi,
come probabile, è un giorno di pianto,
anche loro sapranno qualcosa di altri,
qualcosa di noi.
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