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Premio Nazionale di Poesia
S. Vincenzo - Tivoli
2° Edizione - Anno 2006

La cerimonia di premiazione ha avuto luogo in Tivoli, presso il complesso Monumentale dell'Annunziata, il giorno 28 ottobre 2006. Ore 10,00, Convegno sulla poesia. Ore 18,00. Cerimonia di premiazione.
La sala era stracolma di persone che hanno assistito alla cerimonia di premiazione e alla lettura delle liriche premiate.

Organizzazione generale del premio, addetto Internet e rapporti con i poeti
- Rag. Pasquale Messali
------------------------------------- dell'Associazione Città per l'Uono - Tivoli

Composizione della giuria:
Prof. Ettore Sabbadini - Presidente
Prof. Maurizio Maurizi - Componente
Prof. Alberto Cricchi - Componente
Sig. Marcello De Santis, poeta - Componente

Poesie pervenute:
Sezione Edite = Poesie n. 94, autori n. 45
Sezione Inedite = Poesie n. 207, autori n. 98

Le poesie sono state lette, con la consueta maestria recitativa e profondo sentimento da:
Sig. Marcello De Santis, poeta tiburtino e Dott.ssa Alessandra Malgeri, di Tivoli.
L'Arch. Luigi Armando Gemmo, di Tivoli, ha curato la regia e ha presentato la manifestazione.

Ai vincitori sono stati consegnati premi in denaro, a titolo di rimborso spese per la presenza alla manifestazione, attestati di merito, medaglie d'oro, d'argento e di bronzo, olio vergine d'oliva di alta qualità dell'Azienda Agricola Colle Morgante e numerosi altri premi offerti da sponsor vari. Clicca qui (Premi... e sponsor...), per leggere la loro descrizione.premi....

Premiati:

SEZIONE EDITE

1° classificato, con attestato di merito, medaglia d'oro, Eruo 150 e altri premi: Giuseppe Vetromile, di Madonna dell'Arco, con la poesia "Del che rimasi attonito".
Motivazione:
Alla fine dell’alba, all’inizio di un giorno come tutti gli altri si acuisce il senso del rilascio, la sensazione dell’inutilità del tutto, l’amara constatazione che il tempo o la natura tutto ingoiano e tutto uguagliano nella meccanica di una morte … intransigente. L’unica cosa che ci rimane è, attraverso la scelta di non dormire (che è un po’ morire) e di non sognare, recuperare, proprio in questo nostro riflettere che facciamo sulle cose, il senso più profondo di noi stessi: la consapevolezza di essere dei semplici neuroni, si, ma ‘creati’, tutti, da un libero atto dell’universo. La giuria, nel conferire il primo premio S. Vincenzo (sezione - poesie edite) alla poesia Del che rimasi attonito, ha inteso rilevare, innanzitutto, l’originalità e la complessità della tematica affrontata oltre che la maturità stilistica per mezzo della quale essa è stata resa poeticamente.
2° classificato, con attestato di merit, medaglia d'argento, euro 100 e altri premi: Antonio Maria Tarantino, di Tivoli, con la poesia "Canticchiando".
Motivazione: La poesia è un incessante percorrere strade e attraversar campi. E la penna dell’ingegno poetico, che vuol fare della vita il proprio libro di testo, si spezza, sovente, e si consuma sotto il peso delle molteplici esperienze: passioni, amori, dolori. Tutto, però, dai tradimenti alle nude fantasie, trova voce e luce, alla fine, nei versi e nelle canzoni intrecciate dal poeta. Al di là degli indubbi pregi stilistici, è parso giusto e appropriato, alla giuria, gratificare col secondo premio una poesia dedicata alla poesia.
3° classificato, con attestato di merito, medaglia di bronzo, euto 50 e altripremi: Emilia Fragomeni, di Genova, con la poesia "Vieni!".
Motivazione: Mentre il mondo, tutt’intorno, sparge le sue angosce… l’emozione di un incontro spegne gli affanni. Un Eden fiorito è il luogo prefissato, un territorio, profumato di rose e di gelsomini, che, nel mentre promette cantilene di grano e incanti di favole, ci trasmette la voglia di ricominciare. La natura è vita, la natura è speranza – questo il senso della composizione – la natura schiude inesauribilmente amore. Ed è proprio quest’appello poetico, raffinato e garbato nei toni, ad aver motivato la scelta operata dalla giuria.
Ai vincitori sono state offerte bottiglie d'olio d'oliva di alta qualità della Azienda Agricola Colle Morgante e altri premi offerti da sponsor. Vedi: Premi....
4° classificato, con attestato di merito e altri premi: Antonio Lonardo, (Modica), con la poesia "Nonno Celestino".
5° classificato, con attestato di merito e altri premi: Artemio Tacchia, (Roviano), con la poesia "La morte in paese".
6° classificato, con attestato di merito e altri remi: Mario Rusca, (Sirtori), con la poesia "Sulla striscia di Gaza".
7° classificato, con attestato di merito e altri premi: Colomba Di Pasquale (Recanati), dalla raccolta "Le tue dita corrono veloci".
8° classificato, con attestato di merito e altri premi: Maurizio Orsi (S. Donato Milanese), con la poesia "Le stelle di quella notte".
9° classificato, con attestato di merito e altri premi: Armando Bettozzi (Roma), con la poesia "Il fiore"
10° classificato, con attestato di merito e altri premi: Anna Maria Cardillo (Roma), con la poesia "Letto 14".

SEZIONE INEDITE

1° classificato, con attestato di merito, medaglia d'oro, Euro 150 e altri premi: Benito Galilea, di Roma, con la poesia "Nell'ora piegata ai naufraghi".
Motivazione: Quando il tempo, minaccioso come il mare in burrasca, reclama, da vincitore, i suoi diritti, il ricordo e l’amore rimangono l’unica quiete dell’anima, gli unici conforti capaci – come ci suggerisce l’autore – di strappare alla sua infinita e instancabile risacca: brandelli di cielo e respiri di luce. La giura, nel conferire il primo premio S. Vincenzo (sezione - poesie inedite) alla poesia Nell’ora piegata ai naufragi, ha inteso rimarcare, oltre che l’originalità della tematica affrontata, anche il pregevole trattamento stilistico e l’uso, felicissimo, di un lessico vario e complesso, capace di suggerire, attraverso sottili vibrazioni sonore, il fruscio della vita che scorre sulle pietre e sull’argilla, sui canestri e sulle stagioni.
2° classificato, con attestato di merito, medaglia d'argento, euro 100 e altri premi: Loriana Capecchi, di Quarrata, con la poesia "Narrate nostalgie".
Motivazione:Un paesaggio di ulivi e di colline d’ocra, di crete rotte e di ombrose querce, che il poeta riscopre nei i tratti, ormai induriti, del vecchio volto del padre. Domina il tema del ricordo. Particolarmente apprezzata dalla giuria è la pregevole fattura formale di versi che, con grande naturalezza e apparente facilità, si ricompongono in quadri di gradevole sonorità.
3° classificato, con attestato di merito, medaglia di bronzo, euro 50 e altri premi: Anna Maria Cardillo, di Roma, con la poesia "Madre senza canzoni".
Motivazione: Il tempo, che divora ciò che c’è di più indistruttibile, minaccia anche la memoria che si conserva della propria madre: ombra ormai sbiadita, affidata alla sola immagine di un gesto affettuoso … quando mi tenevi il viso… tra le mani ghiacce dei vecchi come pure a quella, particolarmente struggente, di uno dei suoi ultimi … pochi sorrisi. Pregevole, e assai appropriata – a parere della giuria – la scelta di un lessico semplice e disadorno, un lessico che, più di ogni altro, pare adatto, però, a far riemergere e dar voce a quanto di più profondo e sentito è sepolto dentro ognuno di noi.
4° classificato, con attestato di merito e altri premi: Vanes Ferlini (Imola), con la poesia "Campi di grano"
5° classificato, con attestato di merito e altri premi: Fabrizio Costanzo (Frassilongo), con la poesia "Lupo".
6° classificato, con attestato di merito e altri premi: Alessandro Ferranti (Casape), con la poesia "La vita nella terra".
7° classificato, con attestato di merito e altri premi: Marco Bruni (Massa Marittima), con la poesia "Naufraghi di cartapesta".
8° classificato, con attestato di merito e altri premi: Giovanni Bottaro (Pisa), con la poesia "Nell'incertezza dell'attesa".
9° classificato, con attestato di merito e altri premi: Emilia Fragomeni (Genova Quinto), con la poesia "Percezioni".
10° classificato, con attestato di merito e altri premi: Pierubaldo Bartolucci (Fossombrone), con la poesia "Fu amore".

POETI DEL LAZIO

1° classificato, con attestato di merito, medaglia d'oro, Euro 50 e altri premi: Armando Bettozzi, di Roma, con la poesia "Il fiore".
Motivazione: Un endecasillabo ben fatto, candido e semplice come il fiore che il babbo innamorato ripose, un giorno, nella lettera scritta per la sua Annina. La poesia – così ha ritenuto la giuria nel conferire il premio – è anche una piccola cosa, fresca e profumata, che si strappa alla polvere e si ammira con stupore misto a curiosità.
Menzione speciale della giuria, con attestato di merito e altri premi:
Maria Vittoria Catapano, di Roma, con la poesia "Io ti partorirei d'altro dolore".
Motivazione: La maternità, esperienza tra le più grandi, è qui trattata con accenti suggestivi e toccanti. Una madre è sempre disposta a pagare col proprio dolore e con la propria sofferenza ogni vita, ogni grido che, scaturito da una nuova esistenza venuta alla luce, come un germoglio da un seme interrato, valga a salvarla. La forza della tematica e le belle immagini create hanno convinto la giuria ad accordare alla poesia in questione una menzione speciale.

POETI DEL CIRCONDARIO TIBURTINO

1° classificato, con attestato di merito, medaglia d'oro, Euro 50 e altri premi: Artemio Tacchia, di Roviano, con la poesia "La morte in paese".
Motivazione: Le cose morte continuano a parlare ai vivi, e i vivi rispondono. Il nodo non spezzato degli affetti si manifesta nelle carezze e nelle voci, nei pianti e negli abbracci, negli specchi coperti da bianchi lenzuoli e nelle finestre aperte. Tanto carica di vita è la morte in paese, una morte che si veste a festa, che si mostra e si ravviva il volto per prepararsi a salutare i vivi un’ultima volta, quanto anonima, fredda e indistinta è la morte in un’artica e buia stanza di ospedale. Questo contrasto, dichiarato dal poeta sin dall’inizio, alimenta e nutre l’intera composizione e ne costituisce – a giudizio della giuria – il maggior pregio, a cui si deve aggiungere un trattamento stilistico di buona fattura.

POETI STUDENTI

1° classificato, con attestato di merito, medaglia d'oro, Euro 50 e altri premi: Roberta Genga, di Tivoli, con la poesia "Anime invisibili".
Motivazione: Un malato, costretto ai soli propri pensieri e impotente a comunicare con gli altri, è forzato a immaginarsi su di un’isola lontana e dimenticata, con poche speranze di poter tornare a vivere in mezzo agli altri. Al di là, però, della particolare situazione di sofferenza descritta dall’autore, in quel malato noi cogliamo agevolmente, in trasparenza, il volto stesso della condizione umana. Ed è proprio il rimando a una tematica tanto vasta e importante a rappresentare – secondo la giuria – l’elemento più originale e maturo di Anima invisibile.

Poesie Edite Premiate
Giuseppe Vetromile
Poesia edita – 1° classificata

Del che rimasi attonito

Del che rimasi attonito, rimettendo ogni cosa nel cassetto.
Nascosi pure l’alba imminente,
uno stuolo di grilli all’arrembaggio del mattino, così, tanto per abitudine.

Il grasso sole spuntò da dietro i fumi d’ottano e l’immondizia
del quartiere si sublimò in tremore di cielo, quando
il cielo fosse stato d’un inutile celeste. A picco sul giorno
avvenne una meteora di folla saliente sugli autobus
della fabbrica, lontano dai girasoli e dalle fontane di porfido
rosa. Nella mente già acuiva il senso di rilascio, ma
l’abbecedario recitava termini perentori: così va il mondo,
e la sequela di parole al vento non ha che un termine
nella morte dell’orgoglio appeso in cucina.

Andai oltre i lucernari, a vedere stelle come muovevano
il creato, a sentire una fantasia di folletti in guardinga
processione, perché non procurassero disturbi ai paralleli
mondi della serietà in giacca e cravatta (professori
non hanno mai detto niente del sottobosco!).
Poi
Orfeo mi tenne le braccia alzate, ricordandomi che
non si può dormire se non morendo, andando via da
questa terra.

Del che rimasi a gozzovigliare, ignorando il tempo e la morte
che si accavallano intransigenti. Non volli neanche
sognare (e si che ce n’era bisogno!): ma nessuna materia
- mi dissi – sarà mai più forte di questo neurone
creato dalla madrepatria (che fu, in origine, un atto
dell’inventario dell’universo), e così debbo resistere.

La morte mi tenne le braccia alzate, la vita del mattino
mi socchiuse in faccia la porta del tempo: che si dica
- mi fecero capire – sempre disponibile ogni traccia
di mistero, lì, sulla pista verso Gerusalemme nuova,

per non annullare la credenza. Cresco senza spere:
ora è il martirio, ora è la baldanza:
del che, mi lasciai andare oltre la casa, oltre il vento, oltre
ogni impossibile speranza.

Antonio Lonardo
Poesia edita – 4° classificata

Nonno Celestino

Stranamente aveva saltato,
come per incanto,
destino crudele,
le estati della vita,
giungendo all'inverno degli alberi stecchiti,
rivolti a cielo per un brivido di sole.

Sembrava una trincea,
scavata nella neve,
tra le case del paese
e gli alberi della strada,
il percorso funebre,
anomalo ricordo di morte terribilmente avvenuta
nel vallo contro il nemico

Aveva affrontato il buio del dolore
precocemente giunto nell'intreccio dei monti
apparsi gloriosamente felici
e deserticamente tramutati
nell'aridità dei giorni impregnati di tristezza.

Si era spento, primogenito,
immaturo eroe,
senza l'inattesa gloria della patria vittoriosa,
immancabile Parca,
impotente testimone di fili arcanamente spezzati
nell'eniugmatica ragnatela della vita.

Era il figlio,
frutto di primo seme,
fecondato dall'amore di giovani semplici,
attuando un diario,
quasi calendario sincronizzato con culle,
umanamente credute come giusto regalo di cielo.

Era il cuore ferito,
svuotato dal ritmo costante
di affetti morbosamente contesi,
inalienabile patrimonio della natura,
restìa ad accettare il vuoto
di pagine ineluttabilmente bianche
senza una firma.


Mario Rusca
Poesia edita – 6° classificata

Sulla streiscia di Gaza

Fossili di vite perdute
lambite dai rami dell'onda.

Evadono antiche grida
dai silenzi delle spire di conchiglie.

Mani straniere le colgono
su arene remote
nella carezza di uno stesso cielo
e di uno stesso sole
che marca un nuovo Sabbat
per qualcuno che già muore.

Colomba di Pasquale
Poesia edita - 7° classificata

Le tue dita corrono veloci
su pagine vuote
di giornale sul tavolino di un caffè.

Movenze lente
delle tue labbra che lambiscono
il bordo della tazzina
sospesa a mezz'aria,
quasi fosse motivo,
elemento per allontanare il tempo
del nostro incontro,
il tempo del nostro perderci.

Armando Bettozzi
Poesia edita - 9° classificata

Il fiore

Nel ripulire tutto giù in cantina,
fra tanta roba vecchia ho ritrovato
un libro un po’ ammuffito e rosicchiato
co’ una dedica scritta fina fina.

Ci si leggeva a malapena; “Annina,
ti sposo come torno da soldato”.
L’aveva scritta babbo innamorato
di mamma, poco più che ragazzina.

Lo prendo e lo apro tutto incuriosito
e mi commuovo nel trovarci un fiore
che pure se è così rinsecchito

sa ancora di profumo... di freschezza...
Siccome figlio son di quell’amore
mi son come ubriacato di dolcezza.

Alberto Maria Tarantino
Poesia edita – 2° classificata

Canticchiando

Non so quante penne ho consumato
A scrivere canzoni d’allegria
Versi d’amore
Inutili parole
Canticchiando
Vado per le strade
Quando il tramonto appena intimorisce
Ombre e penombre e pallide promesse

Non so quante penne ho consumato
A scrivere di passione
Versi d’amore
E grida di dolore
Canticchiando
Vado per i campi
Dove ogni spiga intenerisce l’aria
L’occhio di sogno e fragili magie

Con questa penna scrivo altre canzoni
Per ritrovare il tempo dell’oblio
Versi d’amore
Antiche nostalgie

Canticchiano
Vado ancora in giro
A ricordare tutti i tradimenti
Scrivendo sulle nude
Fantasie.

Emilia Fragomeni
Poesia edita – 3° classificata

Vieni!

Io sono qui, all’ombra del crepuscolo,
e intorno il mondo sparge le sue angosce,
tracciando ansie e nodi di dolore...
Ti prego, vieni! Qui il vento passa ancora
tra i capelli, in cielo puoi annegare
desideri, l’erba ha profumo di rose
e gelsomini, e nella notte brillano
covoni legati da fili di lana...
Vieni! E al tramonto sentirai
cantilene di grano all’orizzonte,
e nel canto della sera fiorire
una preghiera... Respirerai incanti
di favole, tra silenzi accesi
da lanterne di scintillanti lucciole.
Vieni! Ti aspetto! E schiudi ancora amore
nel mio cuore, plasmando l’estro che infervora
i pensieri, d’un desiderio acceso
d’armonia. C’incontreremo qui, lascia
gli affanni; sprofonderemo assieme
in vortici d’infinito; vivremo ancora
silenzi azzurri come il cielo, sogni
non più cosparsi solo di chimere...
Dipingeremo assieme, imbiancati
di luna, tele bianche, sottili,
rarefatte, gli anni persi tra linfe
dimenticate e sangue “risorto”...
E scopriremo ancora la voglia
di ricominciare, tra il vento dolce
che ci spinge a ritrovare canti
di solitudine sul mare,
sussurri trepidi e di soffi di speranza.

Artemio Tacchia
Poesia edita – 5° classificata

La morte in paese

La morte in paese si mostra.
Non è il vuoto artico
indistinto
di una stanza d'ospedale.
La morte in paese è vera.
Si esibisce
come ballerina sul palcoscenico della vita.
La morte non è una ladra.
La morte
si prende quello che da sempre è suo.
E' lì,
nel corpo rigido e sereno,
finalmente,
e tutti a toccano,
la accarezzano.
La mnorte si mostra in paese
negli specchi
coperti da bianchi lenzuoli
- sudari dolorosi -
nella finestra
aperta all'anima che deve fuggire

lieve, trasparente, inesistente
come i sogni sognati all'alba.
La morte in paese ci sta
come l'adolescente agli assalti di Pan,
si abbandona
alle carezze adulatrici,
fluttua
tra le chiacchiere, le risate e le orazioni.
La mortre in paese
è lo spettacolo dei vivi
che soffrono il terrore dell'abbraccio leggero
e rumorosi piangono
l'addio
rovesciando il materasso.

Maurizio Orsi
Poesia edita - 8° classificata

Le stelle di quella notte

Come gocce di luce
le stelle di quella notte...
Dietro le scie...
... a leggere nostre esistenze
su quel "Passato",
note disperse
su vecchi spartiti...
Oltre le scie...
... a scrivere nostri destini
per quel "Futuro",
lampi improvvisi
per nuove tempeste...
Dentro le scie...
... a parlare coi nostri silenzi
di questo "Presente",
sorrisi e lacrime
di unica madre...
Come gocce di luce
le stelle di quella notte
in quella notte di scie...
... che il tempo accarezza
come gocce di vita,
che la vita accarezza
come gocce di tempo...
Gocce di "Nostra" luce...
... le stelle di quella notte!

Anna Maria Cardillo
Poesia edita - 10° classificata

Letto 14

Te: solo due occhi d'acqua
su un cuscino bianco
infilzati nei miei
come spade,
senza vedermi.
occhi senza voce,
graffiati su un volto di neve
già prestato alla morte;

di cui è inutile girare la chiave
pur pronunciando parole
chiuse nella tua storia.
Solo quei tuoi due occhi,
spalancati nei miei
senza battitri di palpebre
che scandiscono il tempo,
entrano a dirmi la tua paura
che non posso addolcire
se non sfiorando
acheletriche dita
di mani poggiate sul lenzuolo
e senando la fronte
col segno dell'Amore più grande.

Poesie Inedite Premiate

Benito Galilea
Poesia inedita – 1° classificata

Nell’ora piegata ai naufragi

Aspra fra le quattro mura resta la sera
accarezzata da canestri colmi di ciliege,
stagione senza suoni, in caccia d’amori
e di solitudini estreme che ci ascoltano in pace.

Pare che dall’uno all’altro campo il mare
canti vittoria, in pugno l’orologio dell’ora
appena scorta nel fienile dove il profumo
di te intatto giace, ricamo delle spume.
Il breve orizzonte non crebbe in bilico
il tempo e ti sentivo mia nell’essere
pugnace: i cieli oltre l’argilla seminata
a borgo, un respiro di luce nella vigna.
Orma piegata ai padri e alle semine antiche
è la nostra, la brocca dentro il pozzo, ancora
tante donne che scendono nel fiume.

Tra una pietra e l’altra il cuore pure
si colora di questo infinito silenzio e strappa
pezzi di cielo dalle maree del tempo.
Vissi così, in questa presenza di fatiche
e d’albe, la fiamma assoluta del silenzio
a tessere amicizia oltre la soglia, e nell’ora
piegata ai naufraghi dall’ultima risacca.
Per un giorno in cammino nell’assenza
sei tu il dittico stanco sopra il cuore
che specchia il destino nella luce; tu
che vivi in penombra ai margini dell’onda
prima d’allungarti radice alle mie terre.

Anna Maria Cardillo
Poesia inedita – 3° classificata

Madre senza canzoni e senza giovinezza

Madre senza canzoni
e senza giovinezza,
con voce ricamata nell’aria
io chiamo il tuo volto
assente ormai
anche dalla memoria
lontano com’è,
rinchiuso a chiave
nei giorni distanti
ormai lunghi
come il tuo cammino
verso l’altrove.
Ritorni solo in quel gesto,
quando mi tenevi il viso
tra le mani ghiacce dei vecchi,
ormai già spenta,
già figlia mia
più che mia madre,
e a me t’affidavi,
tu che dicevi
di non aver mai pianto,
sussurrandomi,
col tocco delle dita,
non più parole,
ma gli ultimi
dei tuoi pochi sorrisi.

Fabrizio Costanzo
Poesia inedita – 5° classificata

Lupo

Affamato dal destino che mi porta,
primordiale fremito mi coglie
e Lupo sono,
nel chiarore della luna.

Nel mio grido modulato a canto
raccolgo i desideri di un'intera vita,
e il mio cuore è libero d'infrangersi nel petto
in tempestosi mari di ferocia.

Labbra sottili diradano,
scoprendo denti con sentore di massacro.
E non è più ragione che mi spinge,
non più cuore,
che alla luce del villaggio muove la mia figura.
E' il mio destino d'animale che mi guida.
E la mia fame.

Marco Bruni
Poesia edita – 7° classificata

Naufraghi di cartapesta

Approdiamo alla riva, talvolta,
su vecchi barconi,
come fantasmi sopravvissuti agli stenti del viaggio
in balia del vento
e della disperazione nuda,
sono naufraghi di cartapesta.

Nel loro triste bagaglio
portano gli affetti che la vita ha spezzato,
nella mente l'ignoto,
nel cuore un muto dolore;

mani protese le loro come artigli,
ad afferrare quella vita sottratta alla miseria,
alla fame, alla guerra,

in cerca di una libertà perduta;

gridano i loro occhi di dolore
per non cadere nell'arida terra del silenzio,
per non essere inghiottiti
dalle acqua impalpabili dell'indifferenza:

la nostra orda, ostinata indifferenza
che spinge ad alzare ostili barricate
uomo contro uomo.

Quante lacrime spargerà il kamikaze,
nella sua nitida e lucida follia,
quanti muri di cartapesta
battrerà il martello del tempo
con il suo lento scorrere
svuotando la mente da odi razziali
trasformandoli in sentimenti di fratellanza
e libertà e solidarietà.

Fertili zolle di speranza,
dove affondare le asce di guerra
per coltivare umili vigne di pace.


Poesia inedita 9° classificata
E' stata cancellata

Pierubaldo Bartolucci
Poesia inedita 10° classificata

Fu amore

Ed erano miei
i giorni dei fiori
rari sull'Alpe,
bersaglio del vento...

Lo sento ancora
il fiato dell'aria
vessoza,
il silenzio...

Sull'erba
giaceva
celata
la dolce magia,
velata d'occhi turchini,
osmosi di gioia
imprecisa...

E il cielo
al di sopra dei sogni,
taceva.


Armando Bettozzi
1° classificato – Poeti del Lazio

Il fiore

Nel ripulire tutto giù in cantina,
fra tanta roba vecchia ho ritrovato
un libro un po’ ammuffito e rosicchiato
co’ una dedica scritta fina fina.

Ci si leggeva a malapena; “Annina,
ti sposo come torno da soldato”.
L’aveva scritta babbo innamorato
di mamma, poco più che ragazzina.

Lo prendo e lo apro tutto incuriosito
e mi commuovo nel trovarci un fiore
che pure se è così rinsecchito

sa ancora di profumo... di freschezza...
Siccome figlio son di quell’amore
mi son come ubriacato di dolcezza.

Artemio Tacchia
1° classificato – Poeti del circondario tiburtino

La morte in paese

La morte in paese si mostra.
Non è il vuoto artico
indistinto
di una stanza ostile d’ospedale.
La morte in paese è vera.
Si esibisce
come ballerina sul palcoscenico della vita.
La morte non è una ladra.
La morte
si prende quello che da sempre è suo.
E’ lì,
nel corpo rigido e sereno,
finalmente,
e tutti la toccano,
la accarezzano.
La morte si mostra in paese
negli specchi
coperti da bianchi lenzuoli
- sudari dolorosi –
nella finestra
aperta all’anima che deve fuggire
lieve, trasparente, inesistente
come i sogni sognati all’alba.
La morte in paese ci sta
come l’adolescente agli assalti di Pan,
si abbandona
alle carezze adulatrici,
fluttua
tra le chiacchiere, le risate e le orazioni.
La morte in paese
è lo specchio dei vivi
che soffrono il terrore dell’abbraccio leggero
e rumorosi piangono
l’addio
rovesciando il materasso.

Loriana Capecchi
Poesia inedita – 2° classificata

Narrate nostalgie

“Ho conosciuto un luogo solitario
di crete rotte fra gli ulivi e il mare
dove la terra non teme mostrare
delle colline i seni d’ocra al sole
e ombrose querce stendono confini
su fieni arresi al vento dell’estate.

Inganno di nubi
le pecore bianche posate sul prato.

Oltre fuga di pioppi
il maestrale
la voce portava odorosa del mare
alle narici fresche di cavalli
che sciolte hanno criniere nella brezza
nei cui occhi pensosi affonda il cielo.”

Questo mi disse il volto di mio padre
nelle sere d’inverno al focolare
che la fiamma accendeva di bagliori.

Ed un sorriso ambiguo sulle labbra
mi parlò di fatiche e di canzoni
bivacchi presso fumi di carbone
e stelle sui crinali.
una chitarra
senza pretese
forse un po’ stonata
trinciato di tabacco nel taschino
e un organetto più vicino al cuore
per dire malinconica bellezza
di un amore non uso alle parole.

Vanes Ferlini
Poesia inedita – 4° classificata

Campi di grano

Occhi rossi di lieti papaveri
sgranate la vita al sorriso ardente
alle memorie silenti
ai volti dolenti di fragorose cicale
ai tuffi innocenti
di ragazze senza domani,
capelli biondi sperduti
nella schiuma aguzza delle spighe.

Quel ricamo di croci
nel tessuto della pianura
ancora respira per noi fortunati
che spargiamo lo sguardo smarrito
sui marmi silenziosi.

Croci di bianco vestite
tra le messi battute,
un petalo sanguigno
un soldato caduto,
il rosso sul campo
la falce nell'aria.

Occhi bruciati di papaveri spenti
stille di sangue
sul lenzuolo madito della terra,
è finita l'estate
delal nostra innocenza...
anche l'ultima cicala sui platani
lenta si spegne.

Alessandro Ferrante
Poesia inedita – 6° classificata

La vita nella terra

Vicino alla mia anima
un'altra vita,
tra un muschio nuovo
e una palma antica
gorgoglia graxzioso nel greto
il rivo sgusciato tra i sassi
che rompe un grumo di foglie
e si apre nel vuoto
con una cascata.

Un canneto brucia lo stagno
e rimira il pulsare dell'acqua;
le rocce lisce e lucenti
si lasciano accarezzare dai flutti
e ospitano intorno le alghe,
che ondeggiano dolcemente
tra lo scorrere dell'acqua.

Accanto a me
la vita della terra,
la vita della natura
e quanta vita.

Giovanni Bottaro
Poesia inedita – 8° classificata

Nell'incertezza dell'attesa

vela sottile di foglie
il tessuto smagliato
verde-scuro cangiante
adagiato sul monte

la mia casa è vascello
- in penombra -
immobile nel vento

sono affaticato nocchiero
- in attesa -
al quadrato oblò della finestra

solco - nel Tempo volubile - la Valle
costretto alla Foce sulal mia barca
scafo senza remi timone né scalmi

vicino un vociare instancabile:
approdo un ciottolo arrendevole
piatto nel Fiume
che accoglie Acqua mutevole

fragile - come girino
in pozza tranquilla -

credo scudo infrangibile
l'asse della persiana

scalano gradini di sasso
lammenti di tramontana

voce insistita vibratile
sconosciuto alla porta un fremito

scivola - abbagliando - dal declivo
il Raggio avvolgente del giorno
nell'incertezza dell'attesa
mi perdo...

Maria Vittoria Catapano
Menzione speciale della giuria – Poeti del Lazio

Io ti partorirei d’altro dolore

Regina rinnegata dalla prole
corona di spine intorno ai fianchi
cani nel ventre a lacerarmi il corpo
che voleva cantare nella gloria

Nel mio utero dormi sassolino
io ti partorirei d’altro dolore
darei un nuovo nome ad ogni cosa
se solo un tuo grido mi salvasse
dall’imperfetto essere tua madre

Percorrerei tutta la strada antica
in braccio, col tuo peso sulle scale
andrei lì dove vidi la luce e mani
cadrei ma senza arrendermi al destino
mai mi piegherei al giudizio delle genti

Cercami nella stanza del perdono
nel luogo in cui si azzerano le colpe
sarò ramo attaccato alla ferita
tu verde foglia nel vento.

Roberta Genga
1° classificato – Poeti studenti

Anima invisibile

Un buon giorno questo, o forse chissà
Sarà uno dei tanti... silenzio e spazio intorno a me...
Io solo nei miei pensieri,
Pensieri che l’aria porta via, che nessuno sentirà...

Ieri l’ennesima visita: è venuta ancora.
Soli in una stanza, ma non è cosa mia...
parla, piange, sospira...
Non sa che l’ascolto, non sa che la vedo!

Eppure sono lì, a un passo da lei.
Quanto vorrei urlare, gridare!
Questa sfida con me stesso
Un giorno finirà...
Io, isola lontana dimenticata,
Tornerò a vivere in mezzo agli altri...?
Vivere con gli altri,
Come è sempre stato?

Se il corpo potesse esprimere la mia voglia di vivere,
Se il mio cuore potesse battere da solo,
Volerei libero e lontano da questi suoni,
Ormai incubi per me.

Giorno dopo giorno mi allontano sempre più
Da quella luce gialla, ammaliante
Potrò io decidere di me un giorno?
Potrò dire che la mia vita non è finita qui?

Solo, io combatto per un’ultima possibilità
Ma i suoi occhi vicini
Mi parlano e dicono
“mi dispiace tanto!!”

Come un orologio ormai vecchio, lento e stanco
Che all’improvviso ruota più veloce...
Modificando i tempi, suonando l’allarme
E intonando Iddio!

Mi negano la speranza,
Mi negano la vita...
Che senso ha tutto ciò...?
Chi può farmi questo, non lo conoscerò mai.

Devo dire addio a tutti,
Devo dire addio a lei!
Il mio cuore parla di più
Di un cervello comunque pensante...

E così il giorno è arrivato,
Quel giorno tanto odiato e mai sperato!
Solo il tempo cancellerà
Questa atroce decisione!

Tutto a metà, tutto annientato
Perché pochi hanno saputo credere,
Hanno voluto e saputo sperare
Che un giorno io mi sarei risvegliato.

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