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Stop
ai telefonini accesi in classe e ipotesi normative.
15/03/2007 - Il ministro della Pubblica Istruzione ha emanato il provvedimento
che impone l’attuazione della legge che vieta agli studenti e
agli insegnanti di tenere accesi o usare i telefonini durante le lezioni;
le trasgressioni verranno punite con il ritiro temporaneo del cellulare
e la sua restituzione, all’occorrenza, in presenza dei genitori.
Gli istituti scolastici sono tenuti a inserire tale normativa nei propri
regolamenti. Però, il divieto di portare a scuola telefoni cellulari
e videofonini deve essere regolamentato per legge. In materia di bullismo
e di violenza sono state ipotizzate una serie di sanzioni più
rigorose, come la non ammissione allo scrutinio finale o all’esame
di Stato nei casi particolarmente gravi, la sospensione dalle lezioni
fino a 15 giorni e l’obbligo di svolgere attività di pulizia
delle aule, di piccola manutenzione, di volontariato e simili. E’
inoltre ipotizzata la sottoscrizione di una sorta di accordo con le
famiglie, all’inizio dell’anno scolastico, che comporti
l’assunzione di responsabilità diretta dei genitori per
l’operato dei propri figli, nei casi di danno alle persone e alle
strutture scolastiche e di violazione dei doveri previsti dal regolamento
di istituto, con sanzioni anche di carattere pecuniario. Infine, ai
presidi, al corpo insegnante e al personale scolastico compete il dovere
di vigilanza e la responsabilità per la mancata segnalazione
alle autorità competenti,di eventuali infrazioni e soprattutto
di episodi di violenza.
Commento = E’ da elogiare il tentativo
dell’attuale ministro dell’Istruzione di voler in qualche
modo arginare gli effetti devastanti prodotti dalle forzature ideologiche
di minoranze politiche piazzaiole e ribelli, che hanno imposto lo svilimento
dell’autorità scolastica, l’autogestione, l’abolizione
del voto di condotta, l’ingerenza diretta e a volte minacciosa
dei genitori, le assemblee in cui si discutono soltanto stupidaggini,
il concetto che gli studenti non sono i diretti beneficiari, ma i proprietari
incontrastabili della scuola, di cui possono disporre a proprio piacimento.
Ma per porre riparo a tutto ciò ci vuole ben altro.
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Giovani
maleducati e irrispettosi, bullismo e delinquenza
giovanile.
(Cattivo esempio, scarsa educazione e società
incivile)
4/03/2007
- Dai risultati di una ricerca effettuata su un campione di istituti
scolastici, è emerso che moltissimi studenti intervistati considerano
le leggi e le regole scolastiche come una forte limitazione alle libertà
personali, e la loro violazione non provoca alcuna preoccupazione o
scrupolo di coscienza. La scuola e la famiglia sono i luoghi in cui,
più frequentemente, i giovani, che saranno gli adulti di domani,
infrangono le regole e non si aspettano la minima punizione, che rifiutano
concettualmente, imitando alcuni adulti. Ne sono una chiara dimostrazione
i sempre più frequenti episodi di teppismo giovanile, di bullismo
nelle scuole, di stupri di gruppo, di insegnanti che feriscono gli alunni
e seducono i ragazzi che poi si divertono a farsi filmare mentre fanno
sesso in aula, di figli che accoltellano a morte la madre o la nonna
per derubarle della pensione, di ultrà che mettono a ferro e
fuoco gli stadi e assaltano, offendono e uccidono i poliziotti. Tutto
questo non nasce dal nulla, ma dipende dai genitori e dalle istituzioni,
dai manifestanti che istigano alla disobbedienza per imporre la loro
volontà minoritaria, dalle scuole dove non si insegna l’educazione,
il vivere civile e il rispetto della cosa pubblica e del prossimo, dove
ad alcuni professori è permesso di fare propaganda politica e
plagiare le giovani menti e dove viene messa al bando, spesso con l’intervento
minaccioso e anche violento dei genitori, la doverosa autorità
del corpo insegnante e dei presidi, dalle scene di caduta del costume
e di violenza al cinema e alla televisione, dagli uomini politici che,
in barba ad ogni principio di etica politica e morale, passano da uno
schieramento all’altro per gestire per proprio vantaggio gli Enti
Pubblici e, con il loro cattivo esempio, ispirano i ragazzi al disprezzo
e al rifiuto delle regole che garantiscono la convivenza civile e democratica
di una società orientata nel voler abolire del tutto il concetto
della giusta punizione e del risarcimento dei danni provocati.
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| Coppie
di fatto, figli fuori del matrimonio e separazioni
in costante aumento in Italia.
12/02/2007 - Da un’indagine dell’Istat su “Il matrimonio
in Italia: un’istituzione in mutamento”, si legge che le
coppie di fatto sono in costante aumento (oltre 500.000 nel 2005), e
sale il numero dei figli nati fuori del matrimonio (80.000 nel 2005,
quasi il doppio rispetto a 10 anni fa).
Nel 2005 sono stati celebrati circa 250.000 matrimoni, con un calo notevole
rispetto al 1972, in cui ne vennero celebrati 419.000.
Questo fenomeno va interpretato nel quadro più generale della
trasformazione dei comportamenti familiari. Nei matrimoni, l’età
dei coniugi si è innalzata a 32 anni per i maschi e a 30 anni
per le donne, quattro anni in più dell'età media dei genitori
al primo matrimonio.
In constante incremento sono anche le separazioni.
Commento = Bisognerebbe
fare qualcosa per frenare questa tendenza negativa, che ci porta verso
la disgregazione della società. E invece, ci stiamo adoperando
per fare l'esatto contrario, per trovare il modo politicamente indolore,
di legittimare le coppie di fatto (o famiglie di serie B), passando,
tanto per iniziare, dai Pacs ai Di.co, costretti a cedere alla pressione
delle ideologie minoritarie della sinistra radicale perché determinante
per la tenuta del governo. Danni di questo genere, una volta prodotti,
non potranno più essere riparati in futuro.
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Matrimoni
civili e religiosi sempre più in crisi.
Boom di separazioni e di divorzi. Ogni
quattro minuti si scioglie una coppia.
8/11/06
- Secondo il rapporto Eures (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali),
“Finché vita non ci separi”, negli ultimi trent’anni,
in Italia, i matrimonio sono diminuiti del 32,4%, scendendo da 373.784
del 1975 a 250.974 del 2005. Calano i matrimonio in chiesa, scendendo
dal 91.6% delle coppie del 1975 al 67.6% del 2005, con eccezione del
Sud, in cui 8 coppie su 10 preferiscono ancora il rito religioso, mentre
nel Friuli i matrimoni in chiesa scendono al 48,5%. Inoltre, il 54.3%
delle coppie sceglie la separazione dei beni e nel Nord la percentuale
sale al 61,7%, mentre i matrimonio scendono a meno della metà
della media nazionale, con un picco negativo nell’Emilia Romagna.
Le separazioni e i divorzi salgono rispettivamente a 59% e 66% negli
ultimi 10 anni, con incremento maggiore nel Sud. Nel 2004 si registrano
83.179 separazioni e 45.097 divorzi, pari a 352 sentenze al giorno.
(Un divorzio ogni 4 minuti). A livello regionale, l’incremento
maggiore si registra in Liguria, con 91,2 divorzi e separazioni ogni
100 matrimoni, mentre in Calabria l’incremento scende al 24%.
I matrimoni religiosi sono più resistenti (5,6% di divorzi),
mentre quelli civili si sciolgono più facilmente (13.1%)
Commento: Cosa ne sarà
della nostra società civile, quando il concetto di matrimonio
e di nucleo familiare verrà definitivamente distrutto?... grazie
a quelle forze politiche “cosiddette progressiste” che si
danno tanto da fare nelle piazze e nelle istituzioni per raggiungere
questo brillante risultato? Non sarà il caso di impegnarsi di
più (da parte dei singoli cittadini, della associazioni e dei
partiti di centro), per sostenere la Chiesa, l’unica che si batte
per davvero in difesa della famiglia e dei matrimoni con rito religioso?
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