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Riforma
delle pensioni. Battute finali.
18/07/2007
- Assistiamo con estrema apprensione al balletto di proposte sulla riforma
delle pensioni. Da una parte Sindacati e Partiti di Sinistra pretendono
l’eliminazione dello scalone, minacciando scioperi e crisi di
governo, (secondo il loro modo di interpretare la democrazia), dall’altra
i partiti moderati di maggioranza cercano di resistere, consapevoli
del grave e irreparabile danno che le richieste (imposizioni) dell’ala
radicale provocherebbero al sistema e alle future generazioni. Ma ora
che qualcuno ha mostrato gli attributi e ha dichiarato di non voler
subire tali prepotenze, (addirittura di non poter più tollerare
la loro presenza nella compagine governativa), la cordata Sindacati
e Sinistra estrema ha dovuto abbassato le penne, con l’unico obiettivo
di salvare in qualche modo la loro modesta credibilità, ammesso
che ce l’abbiano ancora.
L’ultima proposta emersa, (sconsiderata anch’essa), è
quella di innescare l’immancabile possibilità di subire
forzature e di gestire clientele e favoritismi nel sistema pensionistico,
(come se quelle già esistenti non bastassero), con il distinguo
dei “lavori usuranti”. Così, con il passare del tempo,
ne vedremo delle belle. Spero che qualcuno ne impedisca l’introduzione.
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Privilegi
pensionistici e vitalizi a 2.238 ex parlamentari.
Non rientrano in alcuna riforma delle pensioni.
03/02/2007 - I privilegi parlamentari non hanno
distinzione partitica e permangono con il consenso unanime di tutti.
Il vitalizio pensionistico di cui godono 2.238 ex senatori ed ex deputati,
si aggira dai 3 ai 10 mila euro al mese, senza limiti di età
ed è cumulabile con qualsiasi altro reddito. Leggo che uno dei
più giovani e noto leader di sinistra, 51 anni di età,
con soli 23 anni di contributi versati, dal 2005 riscuote dalla Camera
un vitalizio mensile di 9 mila euro lordi che si aggiunge allo stipendi
di sindaco di circa 5.500 euro netti al mese. Nessun tormento per il
fatto che i comuni mortali non potranno andare in pensione prima di
60 anni. Un noto ex parlamentare eletto nelle liste dei Radicali, leader
di associazione sovversiva e insurrezionale contro i poteri dello Stato,
fuggito in Francia dopo poche settimane, per scampare da un sicuro arresto,
percepisce una pensione parlamentare di 3 mila e 108 euro al mese.
Tra tanti beneficiari di pubblica pensione vi sono professionisti e
industriali facoltosi e persone appartenenti a famiglie ricche sfondate.
Commento 1 = I nostri
politici, sulla necessità di ridurre gli sprechi e risanare i
conti pensionistici, si accapigliano con gli scaloni, con l’innalzamento
dell’età pensionabile e con lo scippo delle liquidazioni,
ipotizzando riforme comunque punitive solo per i cittadini e per i lavoratori,
che non si sognano minimamente di rimuovere pensioni e vitalizi facili
e incivili trattamenti di favore.
Commento 2 = Se si consente
a coloro che democraticamente deleghiamo all’esercizio del potere
dello Stato, di attribuirsi autonomamente privilegi e condizioni di
eccessivo favore, (che nessuno potrà mai rimuovere), ciò
vuol dire che non ci interessa e non aspiriamo a ottenere giustizia
e imparzialità dall’attività di qualunque governo,
in quanto legittimate.
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Nel
2005, avevamo ancora un baby pensionato su 3.
In proporzione, ogni 100 lavoratori attivi ce n’erano 71 pensionati.
E la situazione attuale non è che sia cambiata di molto.
11/01/2007 – Secondo uno studio dell’Istat,
nel 2005 ogni 100 lavoratori attivi c’erano una settantina di
pensionati, dei quali il 36% ha meno di 36 anni, il 27,7% un’età
compresa tra i 40 e i 64 anni, e gli importi dei redditi pensionistici
sono molto variegati.
Commento = Spaventa e lascia costernati constatare che, di questo gravissimo
danno per l’intera collettività e della inaudita sperequazione
di trattamento perpetrata sui cittadini, non sia stato individuato alcun
responsabile. Oggi, che la situazione appare catastrofica e non si fa
altro che parlare di riforma del sistema pensionistico, con l’unica
conseguenza prevedibile di penalizzare ulteriormente i futuri pensionati
i quali, peraltro, finiranno per vedersi scippare anche la liquidazione,
continuano a persistere vergognosi e intollerabili privilegi che i parlamentari,
ai quali è affidato il compito di garantire giustizia ed equità
per tutti, è riconosciuta la facoltà di attribuirsi unilateralmente,
la pensione dopo soli 2,5 anni di attività parlamentare. Scusatemi
se lo trovo scandaloso.
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Condannato
il Cda dell’INPS per rimborso spese di trasferta
non dovute.
15/01/2007
- Con sentenza definitiva, la prima sezione della Corte dei conti, in
sede d’appello, ha condannato i dieci membri del Cda dell’INPS
per aver procurato, con colpa grave, un danno all’erario, rimborsando
le spese di missione non spettanti (viaggi, vitto e alloggio) a un loro
consigliere.
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Allarme
della Corte dei conti sul sistema pensionistico.
31/12/2006
- Il presidente della Corte dei Conti, in occasione dell’avvio
dell’anno giudiziario, confermando il giudizio del Fondo Monetario
Internazionale, ha lanciato l’allarme del possibile collasso del
sistema pensionistico se non si provvede all’innalzamento dell’età
pensionabile e al ritocco dei coefficienti. Inoltre, i magistrati contabili
denunciano che il ricorso alla corruzione è ancora troppo diffuso
in Italia (peculato, appropriazione indebita, irregolarità fiscali
e negli appalti pubblici) e che le anomalie nei bilanci pubblici determinano
il grave fenomeno della spesa fuori controllo.
Commento = Tutto giusto.
Come mai non si provvede a condannare amministratori e dirigenti pubblici
al risarcimento di tasca propria, dei continui danni erariali causati
dall’adozione di provvedimenti in difformità a precise
disposizioni di legge e contrattuali? Per esempio, le giuste rivendicazioni
risarcibili con moneta contante da parte del personale impropriamente
e volutamente assumnto o utilizzato in modo illegittimo. Perché
deve essere l’ente pubblico a pagare, e quindi i cittadini? Io
ritengo che l’inefficienza del sistema risarcitorio sia la causa
primaria della perenne mala amministrazione e dell’incremento
incontrollato degli sprechi e della spesa pubblica.
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In
pensione dopo soli 25 anni di servizio.
Privilegi pensionisitici illegittimi e discriminati verso tutti
gli altri lavoratori e pensionati e aggravio di costi, di cui nessuno
è responsabile, di cui nessuno risponde.
Leggo da La Stampa del 2/11/2006 che la Corte dei conti siciliana ha
accolto il ricorso di n. 102 dipendenti della Regione Sicilia che reclamano
il diritto di andare in pensione con venticinque anni di anzianità
di servizio anziché trentacinque, come previsto per tutti gli
altri lavoratori d’Italia. Questo provvedimento potrebbe interessare
diversi altri dipendenti pubblici della regione, con conseguenze economiche
pesantissime per le casse regionali e per il sistema pensionistico nazionale.
Commento: Sindaci
e Presidenti di regione continuano a lamentarsi per i forti debiti di
bilancio, in costante incremento annuo, di cui non si sentono responsabili,
invocano nuovi e più consistenti trasferimenti di fondi statali
e chiedono autonomia impositiva. Ma non rispondono dei gravissimi danni
economici che producono. Bel modo di governare la cosa pubblica!
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