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Precariato
e ingiustizie sui disoccupati
13/03/2007
- La Legge Finanziaria 2007 consente di stabilizzare i precari, mediante
assunzione in pianta stabile di chi abbia maturato almeno tre anni di
servizio, anche non continuativo, previo superamento di una prova selettiva,
se non già sostenuta in precedenza. Sono però categoricamente
esclusi “i portaborse”, e inoltre la copertura dei posti
deve tenere conto della spesa complessiva, con la conseguenza che l’incremento
di quella per il personale comporta la riduzione delle disponibilità
finanziarie per altre materie. Da qualche giorno, però, si comincia
a leggere su alcuni giornali, la sconcertante tendenza modificativa,
forse ispirata dal clima di campagna elettorale in cui siamo perennemente
costretti a vivere, che porterà i comuni ad assumere i precari
senza limite e senza selezione, primi fra tutti proprio i collaboratori
politici e portaborse. E allora mi domando se sia questa la tanto sbandierata
politica di oculatezza, di buon governo e di giustizia dell’attuale
Governo di Centro-Sinistra. Chi risanerà le già deficitarie
casse degli Enti Pubblici, costretti a subire gli effetti devastanti
“del voto di scambio” determinati dalle assunzioni inutili
e dal rigonfiamento forzoso degli organici, già abbastanza appesantiti
da dipendenti che non hanno competenze da svolgere, perché trasferite
alle cooperative, alle aziende municipalizzate, alle ditte esterne,
ai consulenti e simili? Risolveremo con un nuovo raddoppio della tassa
sui rifiuti? E chi garantisce i disoccupati (quelli giudiziosi, che
si comportano bene e non frequentano certi ambientini), che al termine
degli studi non trovano lavoro?
A iniziare dal 1987, quando si è cominciato a parlare in concreto
di progetti per giovani e disoccupati, il concetto di concorso per accedere
agli Enti Pubblici, espressamente stabilito dalla Costituzione, a garanzia
della pari opportunità di trovare lavoro, è andato a scemare.
Non si fa altro che creare precariato con metodi clientelari, con progetti
temporanei di dubbia utilità che non scadono mai, raccogliendo
in particolare persone di una certa area, per poi costringere gli enti
pubblici ad assumere, a gonfiare gli organici, a determinare un calo
verticale di professionalità e di produttività, in barba
a qualunque principio di equità e di giustizia sul lavoro. E
a pagarne le conseguenze sono solo i giovani assennati, che studiano
per costruirsi un domani, che non scendono in piazza a manifestare per
imporre forzature, costretti, chissà con che rabbia e con quale
frustrazione, a vedersi scavalcare dagli amici di certi politici e a
rimanere disoccupati. E noi cittadini, siamo sempre disposti a sostenere
elettoralmente questo modo di fare politica?
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Contratto
Collettivo Nazionale di Lavoro EE.LL. Possibilità
clientelari.
10/03/2007 - Alcuni dipendenti del comune di Tivoli, in riferimento
alle progressioni economiche orizzontali attribuite nei vari anni, hanno
voluto segnalare all’Amministrazione e al Sindacato, in modo formale
con nota sottoscritta, che le stese vengono effettuate senza assicurare
giustizia ed equità di trattamento per tutti, ma con sistemi
che a buona ragione possono definirsi clientelari a tutti gli effetti.
Il Contratto non fornisce la minima garanzia di obiettività,
e ciò anche perché la valutazione del dirigente e l’anzianità
di servizio (peraltro quasi del tutto annullata) risultano ormai del
tutto ininfluenti e fortemente sovrastate, ai fini dell’attribuzione
dei punteggi finali per le graduatorie, dalle giornate di formazione
e aggiornamento, che vengono autorizzate in modo clientelare (solo per
gli amichetti) e alle quali si partecipa non per aggiornarsi e migliorare
la propria professionalità, ma per acquisire titoli allo scopo
di carpire e scippare il passaggio economico ai colleghi, (la guerra
tra poveri). La conseguenza è che ogni due anni, le nuove posizioni
economiche vengono attribuite sempre agli stessi, cioè ai ben
noti furbetti e cocchetti dei sindacati, dei politici e dei dirigenti,
- spesso si tratta proprio dei dipendenti meno meritevoli -, sulla base
di scelte discrezionali e ppositamente studiate dalla “bella
combriccola” della delegazione trattante decentrata,
composta dai Sindacati e dai rappresentanti dell’amministrazione.
Proprio per questa finalità, si è scatenata una folle
rincorsa da parte di tutti i dipendenti, all'ottenimento di giornate
di formazione, che peraltro comportano il sostenimento di ingenti risorse
economiche da parte dell’ente, che potrebbero essere risparmiate
e utilizzate in modo migliore, magari gratificando proprio il personale
dipendente, ma con metodi di assoluta obiettività ed evitando
deprimenti disparità di trattamento e vergognosi favoritismi.
Ciò accade grazie all'inqualificabile atteggiamento di quei dirigenti,
del tutto privi del senso di giustizia, di onestà e di serietà
professionale, che con i corsi di aggiornamento e con le schede di valutazione
cercano di favorire i propri dipendenti a scapito degli altri, nonostante
il calo di produttività che ciò comporta, in quanto, con
questo sistema, si finisce per premiare proprio coloro che se ne vanno
in giro in continuazione lasciando con frequenza davvero eccessiva il
proprio posto di lavoro, dimostrando così che la loro presenza
in servizio non è necessaria, e causando, peraltro, pericolosi
riflessi psicologici negativi e depressivi sui dipendenti che, pur facendo
il proprio dovere, sono costretti a subire discriminazioni e umiliazioni
avvilenti nel vedersi scavalcare dai colleghi, anche dai meno meritevoli.
I firmatarii, pertanto, chiedono l'adozione di una nuova procedura che
consenta a tutti i dipendenti che non hanno subito formali note
di demerito, di ottenere il tanto agognato incremento salariale
orizzontale, facendo in modo che, chi ha goduto dell'attribuzione di
una nuova posizione economica, prima di ottenerne un'altra, dovrà
attendere che il medesimo beneficio sia stato riconosciuto anche a tutti
gli altri dipendenti, ad evitare così, come avviene attualmente,
di fare in modo che "i furbetti, i belli e i cocchetti" ogni
due anni ottengono un nuovo passaggio orizzontale mentre i brutti anatroccoli,
pur facendo il proprio dovere, rimangono al palo, a farsi scoppiare
il fegato e cadere nella depressione per la gravissima e intollerabile
discriminazione subita ad opera dei propri colleghi.
Commento = Meraviglia molto che il Sindacato
sia tacitamente consenziente e accetti che il CCNL degli EE.LL. consenta
facili possibilità di discriminazioni avvilenti, clientele e
favoritismi sul personale da parte dei dirigenti dei politici, con la
complicità dei sindacalisti di base, senza che al dipendente
sia concessa la minima possibilità di difendere la propria persona
e la propria dignità di lavoratore. Anzi, temo che la cosa non
sorprenda affatto...
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Breve
commento su alcuni punti del Contratto
Collettivo Nazionale di Lavoro
dei dipendenti degli Enti Locali.
Tivoli,
7/10/2005
1) L’attribuzione delle progressioni economiche orizzontali con
metodi non obiettivi, (in quanto non esistenti) determina, nonostante
i buoni propositi, discriminazioni e favoritismi inaccettabili e crea
gravi disagi psicologici ai dipendente che, pur in assenza di note di
demerito, si vedono scavalcare dai furbi, dagli scaltri e dagli amici
degli amici. (La prima conseguenza è il calo di produttività).
L’attuale metodo non premia affatto i più meritevoli, ma
crea una inconcepibile guerra tra lavoratori perché, per ottenere
un piccolo incremento salariale, occorre scipparlo al collega;
2) Nelle progressioni verticali, l'attribuzione dei punteggi ai titoli
(spesso determinanti – e mi riferisco in particolare ai cosiddetti
corsi di aggiornamento professionale o scalda sedie, peraltro abbastanza
costosi per l’Ente Pubblico ), annulla totalmente la pretesa di
voler valutare e premiare la maggiore capacità professionale,
che, a mio avviso, non può prescindere dall'esperienza di lunghi
anni di lavoro (che non si acquisisce con il solo titolo di studio),
e deve tenere conto della componente di rilievo legata all’osservanza
dei doveri d’ufficio primari, a iniziare dal rispetto scrupoloso,
dell'orario di lavoro (i dirigenti ne sono esenti) e il non abuso delle
infinite possibilità di assenteismo, in costante incremento.
Ogni tanto se ne aggiunge una nuova grazie al solito politico buonista);
3) la costituzione di un “Fondo” per finanziare il salario
accessorio, (e non solo), costituisce un’altra grave forma discriminante
tra dipendenti in servizio in diversi enti, in quanto la virtuosità
di un ente (vedi maggiori disponibilità finanziarie) dipende
in larghissima misura dagli amministratori e dai dirigenti, delle cui
incapacità non possono risponderne economicamente i lavoratori.
Per inciso, non è assolutamente possibile accettare che in determinati
enti, le progressioni orizzontali (ed anche molte verticali), vengono
attribuite con frequenza maggiore (in diversi enti sono state conferite
a tutti annualmente – e nessuno ne risponde) mentre in altri vengono
date con il contagocce, con la conseguenza che lavoratori di uguale
profilo rimangono retribuiti in modo diverso dai colleghi privilegiati
di altri enti, e ciò si nota moltissimo nei casi di mobilità;
4) Non è più possibile accettare che ad ogni nuovo contratto
degli Enti Locali risultino continui distinguo e ulteriori benefici
per il personale della Vigilanza Urbana. In uno stesso ente non vi possono
essere lavoratori di serie A e di serie B e coloro che beneficiano di
ulteriori trattamenti di favore grazie a un forte potere contrattuale
sindacalizzato.
5) La scheda di valutazione da parte del dirigente rappresenta un'altra
grave possibilità di clientelismo e di favoritismo inaccettabile
perché viene redatta con metodologia che non garantisce affatto
obiettività e perequazione, ma è lasciata alla libera
discrezionalità di chi la redige. I dirigenti hanno dimostrato
(e non era possibile sperare diversamente) di non garantire alcuna uniformità
ed equità di giudizio. E su questo non esistono possibilità
di difesa del lavoratore. Basterebbe dare un’occhiata alle schede
redatte negli anni passati per rendersi conto che ad ottenere le valutazioni
migliori affatto i dipendenti e più meritevoli e più capaci,
ma soprattutto quelli più simpatici ai dirigenti, ai politici
e ai sindacati. Ritengo che la carriera del pubblico dipendente non
possa essere legata a metodologie di valutazione individuale e di assoluta
discrezionalità che non riescono a garantire alcuna equità
o giustizia. Molto meglio ripristinare automatismi, in assenza di note
di demerito), non manipolabili dalla politica, dal clientelismo e dalla
incapacità o iniquità di giudizio del dirigente.
Meraviglia e lascia abbastanza perplessi il fatto che le Organizzazioni
Sindacali, con il pretesto di voler premiare chi merita... sic...) non
abbiano nulla da ridire e accettino contratti di lavoro che, senza ombre
di dubbio, creano sperequazioni di trattamento e gravi ingiustizie tra
lavoratori della medesima categoria. Anzi, non mi meraviglia affatto.
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