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Tivoli - Circolo Politico Culturale nel Web |
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Messaggio
del presidente Napolitano per la Festa della Repubblica.
29/05/2007 - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel
suo messaggio alla vigilia della Festa della Repubblica, ha dichiarato
che, per permettere ai cittadini di riguadagnare la fiducia nei confronti
del sistema politico, è indispensabile diminuire i costi della
macchina istituzionale e burocratica, che resta pesante e costosa, rendendola
più razionale ed efficace. Il sistema politico e le istituzioni
rappresentative, a cominciare dal Parlamento, possono riguadagnare credibilità
e prestigio tra i cittadini solo offrendo i cambiamenti necessari. Ma
la ricetta del cambiamento passa attraverso il confronto e gli accordi
tra le forze politiche presenti in Parlamento, sulle regole della politica
e sui meccanismi elettorali e istituzionali.
Commento: Unanimemente
positivi sono i commenti dei più alti esponenti dei partiti,
anche se ciascuno cerca di far ricadere sull’altro la responsabilità
della mancanza di dialogo costruttivo fra le parti. Continuano a farci
assistere al solito sistema del continuo ribaltamento di posizione e
di facciata. Infatti i partiti al governo auspicano il dialogo, e quelli
dell’opposizione invece si sottraggono e trovano pretesti per
impedirlo. Quando poi le parti si invertono, quelli che erano all’opposizione
ora invocano il dialogo, e gli altri, spodestati dal governo, invece
lo ostacolano. Per non parlare del concetto di democrazia. Lo si pretende
dagli altri, ma quando siamo noi a doverlo garantire, allora le cose
cambiano e ci si accorge di come è difficile essere veramente
democratici e rispettosi dei diritti e delle opportunità altrui.
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Nuova
fiducia a Prodi, con lo stesso governo.
27/02/2007 - Dopo
le dimissioni del 21/2/2007 per la crisi al Senato sulla politica
estera - respinte del Capo dello Stato - il Presidente Romano Prodi
chiede alle Camere il rinnovo della fiducia, “per riprendere
con slancio ancora maggiore l'azione di governo per l’attuazione
del programma”, riconfermando in linea di massima i 12 punti
programmatici presentati al Capo dello Stato.
Sottolinea che
l’Esecutivo non ha ottenuto la maggioranza dei voti su un tema
di fondamentale importanza di politica estera, per cui occorre maggiore
coesione e dialogo in Parlamento tra i poli, e afferma di impegnarsi
ad affrontare la riforma della legge elettorale, a mantenere, in Europa,
un rapporto stretto con Francia e Germania, senza allentare le relazioni
con la Gran Bretagna, ma guardando anche all’alleanza con gli
Stati Uniti come complemento naturale dell’europeismo e della
politica estera atlantica seguita in passato, sottolinea che la presenza
in Afganistan ha l’obiettivo di consolidare le istituzioni democratiche
nell’ambito della politica per la pace, valorizzando il patrimonio
delle comunità italiane nel mondo, e promette di voler garantire
risorse per il mezzogiorno, per le infrastrutture, per le condizioni
di sicurezza delle persone e delle imprese, per la realizzazione della
Tav, ascoltando i cittadini, e delle cosiddette autostrade del mare,
per le famiglie, le donne e i giovani, per modificare l’Ici
sulla prima casa, con forti riduzioni per i nuclei familiari più
numerosi, per l’ambiente allargando l’uso delle fonti
di energia più pulite, per la riunione degli istituti previdenziali
e per definire il federalismo fiscale in un quadro di equità
e coesione nazionale al fine di valorizzare i territori, l’autonomia
finanziaria e la responsabilità nella gestione delle risorse,
per il risanamento dei conti pubblici, per il sostegno alle famiglie,
per le liberalizzazioni e il rilancio dell’economia, per aumentare
le pensioni minime ed estendere gli assegni familiari, ecc. ecc.
Commento = Al di là
delle numerose, consuete promesse, facili da dire ma difficili da
realizzare, non comprendo come sia possibile conciliare l’affermazione
di voler prestare la massima attenzione alle famiglie quando in cantiere
del governo c’è l’approvazione della legge sui
Dico, che costituisce un forte incentivo al preoccupante fenomeno
della disgregazione della famiglia e della società, già
in atto in Italia, vedi l’aumento esponenziale dei divorzi e
delle separazioni, della nascita di figli illegittimi, della preferenza
per le convivenze, facili da sciogliere e senza impegni formali per
il coniuge e per i figli. Non si fa nulla per arginare questo grave
fenomeno, ma anzi, ci si accapiglia per agevolarlo. Complimenti al
governo e ai nostri politici.
28/02/2007 -
Il Governo Prodi ottiene la
fiducia del Senato, con 162 voti favorevoli e 160
contrari, su 320 presenti e 319 votanti, per un quorum di 160 voti.
Oltre alla maggioranza degli eletti, (158 voti su 315), il governo
di Centro-Sinistra ha beneficiato dei voti favorevoli dei senatori
a vita Levi Montalcini, Colombo, Ciampi e Scalfaro, oltre agli incerti
Turigliatto, Rossi, Pallaro e al nuovo arrivato dall’opposizione
Follini. Il senatore Andreotti, critico sui Dico, non partecipa alla
votazione e Cossiga vota contro.
Per completare l’opera, il Presidente Prodi dovrà attendere
il voto della Camera di venerdì due marzo, dove la maggioranza
è molto più consistente.
Commento = Assistiamo
sgomenti al balletto continuo dei mutamenti di posizione da parte
dei parlamentari, che cambiano da un giorno all’altro, chissà
per quale recondito motivo, sicuramente personalistico e non di interesse
generale. E così, la politica diventa sempre più scadente
e poco credibile, con il rischio che gli italiani se ne allontanino
sempre più.
02/03/2007 - La
Camera dei Deputati conferma la fiducia al Governo Prodi.
La mozione di fiducia è stata approvata con un ampio margine
di vantaggio di 342 voti favorevoli e 253 contrari, su 597 deputati
presente e 595 votanti. Si sono astenuti Daniele Capezzone e Salvatore
Cannavò.
Commento = E adesso?
Tutti felici e contenti, senza alcun problema.
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La piazza è legittima, ma le decisioni
competono alle istituzioni.
22/02/2007
– In visita a Bologna, il capo dello Stato Giorgio Napolitano
ha affermato che la partecipazione dei cittadini alla vita politica
“è una ricchezza”, che le manifestazioni sono legittime
e importanti, ma non è la piazza “il sale della democrazia”
ed è nel riconoscimento della rappresentatività delle
istituzioni elettive nelle relative sedi di decisione democratica, che
ogni forma di partecipazione deve trovare la sua misura. Se si nega
questo ancoraggio delle istituzioni, si può scivolare nella suggestione
della violenza come matrice delle decisioni invocate da aggregazioni
e mobilitazioni minoritarie. E di lì, nell'impossibilità
di prevalere per questa via, si può compiere il passo verso la
degenerazione estrema del terrorismo”.Il
Presidente, inoltre non dimentica di ribadire il suo appello a un confronto
più pacato e costruttivo tra gli opposti schieramenti politici,
almeno su questioni di natura istituzionale.
Commento: Riflettiamo
sul fatto che che le manifestazioni di piazza, scioperi e simili, organizzati
per fare forzature, per condizionare e per imporre il proprio punto
di vista minoritario, non sono forme di vera democrazia; ma piuttosto
il contrario.
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Governo
battuto al Senato
e dimissioni del Presidente del Consiglio Romano Prodi.
21/02/2007
- Com’era facile prevedere, il governo di Centro-Sinistra, dopo
tanti pericoli di crisi, ha incassato l’ennesima sconfitta al
Senato, che ha bocciato per due soli voti la mozione dell’Ulivo
sulla politica estera del governo, con particolare riferimento al rifinanziamento
della missione italiana in Afganistan e all’allargamento della
base USA a Vicenza. Il quorum era di 160 voti; la mozione ne ha ottenuti
158, con 136 contrari e 24 astenuti, compresi i senatori a vita Pininfarina
e Andreotti. Hanno votato contro anche il senatore a vita Cossiga e
due senatori della sinistra radicale. Il Presidente del Consiglio Romano
Prodi è stato costretto a recarsi dal Capo dello Stato per rassegnare
le proprie dimissioni dal governo.
Commento = Questo accade
quando i partiti più piccoli sono determinanti per la tenuta
del governo, esposti alla tentazione di forzature e ricatti e interpretando
le regole democratiche in modo del tutto personalistico. Predicano la
disobbedienza e scendono in piazza per protestare persino contro il
governo di cui essi stessi fanno parte e che continuano a sostenere
con il voto di fiducia. Soffrono della sindrome di voler apparire sempre
e comunque i migliori e i più bravi, producendosi nella demagogia
di piazza, la più plateale possibile, consapevoli dei tanti difetti
che hanno, e altro non sanno fare, se non produrre ulteriori danni.
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Foibe
ignorate per cecità e congiura del silenzio.
10/02/2007
- Nel giorno del ricordo delle vittime delle foibe e della pulizia etnica
contro il popolo giuliano-dalmata, in cui vennero fatti sparire migliaia
di oppositori al regime di Tito, il Presidente Giorgio Napolitano ha
consegnato medaglia d’oro e diploma ai parenti di trenta italiani
uccisi nell'ambito della persecuzione etnica scatenata dalle milizie
titine tra Trieste e Fiume alla fine della seconda guerra mondiale,
e ha dichiarato “Non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità
di aver negato e teso a ignorare la verità per pregiudiziali
ideologie e cecità politica. La disumana ferocia delle foibe
fu una delle barbarie del secolo scorso ed è stata una tragedia
rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali.”
Commento = Chi vuole
intendere intenda. A scuola ci hanno sempre parlato solo ed esclusivamente
delle stragi naziste; non una parola sulle foibe e sulle atrocità
commesse in nome di una certa ideologia radicale, presente anche in
Italia e di cui nessuno si pente. E intendano anche tutte quelle brave
persone, gli segnanti di una certa area, per esempio, che usavano “e
usano” la scuola pubblica per indottrinamento e per plagiare le
giovani menti degli studenti. Sono loro la causa principale delle difficoltà
di crescita civile della nostra società.
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| Appello
del Presidente Giorgio Napolitano
sulla necessità di dialogo per il sistema
giustizia.
20/01/2007
- In un messaggio inviato al presidente dell’Unione Camere Penali
Italiane, riunita a convegno, il Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha scritto: “è indispensabile riprendere il
dialogo per la soluzione dei delicati problemi che affliggono il sistema
giustizia”, “giudice e pubblico ministero sono due soggetti
diversi nel processo, nell'ordinamento, nella costituzione”, e
inoltre “in un progetto di riforma, l'autorevolezza dei relatori
e la diversità delle loro posizioni, contribuiranno a riflessioni
approfondite sulle ragioni politiche e tecniche che militano a favore
o contro la separazione tra magistratura giudicate e requirente”.
Commento
= Non per parlare male del ministro della Giustizia,
che peraltro è anche persona simpatica, ma ad oggi ha fatto solo
danni: l'indulto e l'abrogazione della separazione delle carriere dei
giudici. Infatti, le carceri inumane erano e inumane sono, la Giustizia
male andava, peggio va. Vedremo, al termine del suo mandato, quali problemi
avrà risolto.
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| Riforma
della "Legge elettorale"
3/01/2007
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha
rilanciato l'invito, ai due schieramenti politici, a sedersi attorno
a un tavolo per trovare un punto di incontro sulla riforma della legge
elettorale.
Il ministro dell'Interno Giuliano Amato propone di
cambiare la legge elettorale per mezzo di una Convenzione (assemblea),
nominata dal Parlamento, aperta anche ai non parlamentari, (docenti,
giuristi, "saggi" di estrazione diversa) che lavori in parallelo
con il governo Prodi, e che approvi una legge elettorale efficace e
condivisa di cui il Paese ha bisogno, per rendere più chiara
la formazione delle maggioranze politiche e per garantire una migliore
governabilità del sistema.
Commento
= Al di là del fatto che si miri a porgere
un'ancora di salvezza al governo Prodi, ritengo che la modifica di leggi
di fondamentale importanza come quella elettorale, costituzionale ecc.
debba avvenire soltanto con il consenso complessivo di tutte le forze
in campo, nell'interesse generale e non di schieramento o di partito.
Ciò impedirebbe di cambiare e apportare modifiche deleterie a
ogni mutamento di coalizione politica o di governo, di annullare il
lavoro fatto in precedenza con colpi di forza di maggioranza particolarmente
dannosi per tutti.
6/01/2007
Berlusconi sembrerebbe d'accordo. - Si legge
sui giornali che Berlusconi abbia espresso favorevole apprezzamento
alla proposta di Giuliano Amato per una Convenzione sulle riforme, a
iniziare dalla legge elettorale. “E’ un’ottima iniziativa
che va nel segno del dialogo auspicato dal Presidente Napolitano”,
avrebbe affermato.
Commento = Nella maggioranza
di governo e nell’opposizione non tutti condividono tale proposta.
Ormai si sa; molti dei nostri politici preferiscono anteporre interessi
personalistici e di partito a quelli della collettività. E non
perdono occasione per dimostrarlo.
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| Dua
parlamentari profanano il Presepe della Camera.
22
dicembre 2006. Alla Camera dei Deputati, due parlamentari amanti dello
scontro su temi etici, hanno sprezzantemente profanato il Presepe inserendo,
accanto al Bambinello, due coppie omosessuali.
Commento = Non
mi interessa conoscere l’identità di personaggi di così
basso livello politico e culturale che purtroppo occupano i banchi degli
“Onorevoli parlamentari” e dei partiti politici nazionali
che, orgogliosamente, ce li hanno regalati. Mi basta additarli come
i più diretti responsabili del preoccupante calo di civiltà
di questi nostri tempi moderni. Non li apprezzo minimamente, né
come parlamentari, né come politici, né tantomeno come
uomini, e non li giustifico per i danni provocati dai loro inqualificabili
comportamenti.
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Messaggio
del Presidente della Repubblica
"Giorgio Napolitano"
31/12/2006
- Stralcio.
Forte è il bisogno di un clima più sereno e costruttivo.
Se la politica diventa un continuo gridare, un gareggiare a chi alza
di più i toni, uno scontrarsi su tutto, su ogni questione,
in ogni momento, ne soffrono le istituzioni, a cominciare dal Parlamento,
e ne soffre il rapporto con i cittadini. Quando nel frastuono generale
non si possono nemmeno più cogliere bene le diverse posizioni
e proposte, allora molti finiscono per allontanarsi non da questo
o quel partito, ma dalla politica.
Non allontanatevi dalla politica. Partecipatevi in tutti i modi possibili,
portatevi forze e idee più giovani. Contribuite a rinnovarla,
a migliorarla culturalmente e moralmente. La cosa pubblica siamo noi
stessi e non ci si può rinchiudere nel proprio orizzonte personale
e privato; solo dalla politica possono venire le scelte generali di
cui ha bisogno la collettività, e la partecipazione dei cittadini
è indispensabile affinché quelle scelte corrispondano
al bene comune.
Ma a questo fine è importante che vi sia più dialogo,
più ascolto reciproco, tra gli opposti schieramenti. Non abbracci
confusi, ma nemmeno guerre come tra nemici piuttosto che polemiche
tra avversari. Attraverso un confronto costruttivo si potranno ricercare
le soluzioni migliori ai problemi più gravi del paese.
Dobbiamo alleggerirci del pesante debito pubblico accumulato nei decenni
scorsi, e ciò richiede seri sforzi per dare priorità
all'interesse generale.
Più equità, meno disparità nei redditi e nelle
condizioni di vita, più vicinanza e sostegno per le persone
e le famiglie che versano in penose ristrettezze e sono provate da
sofferenze di ogni natura e uno sforzo maggiore per integrare nel
sistema dei nostri principi e precetti costituzionali, senza discriminarli
o tenerli ai margini, gli stranieri di cui l'Italia oggi ha certamente
bisogno.
Una società più giusta, libera e aperta può anche
essere più sicura, attraverso il richiamo severo, che non deve
mancare, al rispetto delle leggi, delle regole, dei doveri.
Contrastando particolarismi e chiusure egoistiche, la politica ha
bisogno di istituzioni più riconosciute e più forti.
Si trovi dunque l'intesa per riformarle, senza toccare il patrimonio
dei grandi valori e indirizzi costituzionali. Si concordino con realismo
e misura quelle riforme che possono rendere più chiaro e coerente
il ruolo delle autonomie regionali e locali, più efficace nelle
sue decisioni il Parlamento nazionale - supremo fondamento della democrazia
repubblicana e si ricerchi pazientemente l'accordo su meccanismi elettorali
che rendano più lineare e sicura la formazione delle maggioranze
chiamate a governare il paese.
La comunità internazionale, e in particolare l'Europa e l'Italia,
non possono assistere inerti ai numerosi conflitti e al rischio della
proliferazione nucleare; sono tenute a fare la loro parte per promuovere
pace, stabilità, disarmo, sviluppo, per sostenere ovunque la
causa dei diritti umani.
Il fenomeno delle crisi più gravi e delle guerre in diverse
parti del mondo si intreccia col fenomeno del terrorismo internazionale,
portando in sé il pericolo dei fanatismi, delle contrapposizioni
radicali e degli scontri di civiltà.
Perseguiamo la pace in Terra Santa innanzitutto, tra israeliani e
palestinesi, il dialogo con altre civiltà e altre fedi, nella
distinzione e nel reciproco rispetto, il ruolo dell'Europa in profonda
sintonia con Papa Benedetto XVI e la Chiesa cattolica, con le sue
espressioni di base e con le sue voci più alte, e nel sollecitare
un più giusto ordine mondiale, un modello di sviluppo globale
diverso e più sobrio, di fronte a un ormai inquietante degrado
dell'ambiente, che minaccia la stessa sopravvivenza umana.
Nel discorso indirizzatomi in occasione del primo nostro incontro,
il Pontefice ha voluto richiamare ripetutamente i principi e i valori
affermati nella Costituzione italiana, quale riferimento essenziale
per affrontare nel modo migliore anche i temi più delicati
che oggi ci vengono proposti dagli sviluppi della scienza e dall'etica,
da complesse situazioni sociali e da dolorosi casi umani come quelli
che ci hanno di recente turbato e coinvolto. Alle scelte di cui si
riconosca la necessità, il Parlamento può giungere nella
sua autonomia attraverso un dialogo sulla vita e un confronto sulla
realtà della famiglia, che portino chiarezza ed evitino fratture.
Commento 1 – Questo
discorso mi è piaciuto. Rivolgo un invito ai partiti, ai politici
e ai cittadini, a non rendere utopistiche le cose che si possono realizzare
con l’impegno e con la convinzione.
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