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Antonio Petrivelli

Pseudonimo Antonio Petri, nato a Trevi nel Lazio, nell'alta Valle dell'Aniene. Avvocato, vive a Roma e a Tivoli. E' stato sindacalista e consulente del Patronato Sindacale, consigliere comunale, presidente e realizzatore del nuovo Ospedale di Tivoli, collaboratore nel volontariato. Ha iniziato di recente - dopo una non breve attività professionale - a pubblicare i suoi versi, e nel 1999 ha presentato il suo primo volume "Ai confini del mondo", proseguendo il suo itinerario umano e poetico nel segno di un nuovo umanesimo sul dramma del nostro tempo.
Presentiamo alcune sue poesie tratte dal libro "BRICIOLE D'INFINITO", pubblicato all'indomani dell'11 settembre e ristampato successivamente, dedicato a tutte le vittime del terrorismo.
Per quest'opera, l'autore ha ricevuto una lettera di ringraziamento dal Sindaco di New York, Mister Michael R. Bloomberg, in data 21 novembre 2002.

CANTO D'AMORE

Quando
tornando da un lungo cammino
mi sorprendo dall'alto a rimirare
il mio piccolo borgo montano,
sempre m'appare lontana
una promessa felicità perduta.

Rimiro i tetti, la valle i monti
e improvvisa
una gioia m'invade e si rinnova
come nel tuo eterno tripudio di campane.

Dal tuo cielo profondo
brillano nell'anima mai vedute stelle
come le ansie le attese
nei secoli il dolore
la ricerca di una vita intensa
con la passione di un antico amore.

Fanciullo sul carro dell'emigrante
un nido di sogni e di ricordi nella notte
mi portavo nell'anima
come il pianto degli avi all'avventura
nelle terre degli altri continenti.

TEMPORALE

E' una fresca attesa,
felpata di nuvole
echi di alberi antichi di erbe
soglie di case fiori campestri

Su petali di orme voci di sogni
tacita cresce la primavera;
ora più alta, intensa trabocca
nel cuore dell'estate.

Bruna,
la pelle imperlata di pioggia d'amore
disciolti i capelli assorto il sorriso,
tra cascatelle d'erbe di fiori
più luminosa vergine avanza
la calda estate.

Ora immenso un velario di pioggia
avvolge dai monti la campagna
profondo d'echi remoti s'abbuia il temporale

voci e grida sepolte rintocchi a martello
venti corsari tinnar di campani
ululati di preda
lontani

Ora è silenzio
lontano
del cuculo giunge il richiamo,
sepolto laggiù
nel cuor dell'estate.

UNDICI SETTEMBRE

Se nel cuore della notte
più nere scompaiono le stelle
e ogni fede si spenge nella luce

se nel sangue e nella polvere
torri e vite sprofondare
hai visto nel mattino

insieme, per mano
dal fondo dell'abisso
accendi la speranza dell'altezza

IL TERRORE DOPO IL NULLA

Dopo i sentieri degli evi
e le vette dei millenni
il nulla e il terrore fu il nostro approdo.

Vivere si può nel nulla
o il nulla è tutto?

Non resta che distruggere
e autodistruggerci
nel terrore e orrore?

Inesorabilmente spersi nell'immenso vuoto,
solo mani che si tendono
fra due rive d'infinito nulla.

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