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Pasquale
Messali
Nato nel 1943 a Tivoli e ivi residente. Ragioniere
e Funzionario comunale in attività di servizio. Amante della
lettura, dei libri e della musica. Suona il pianoforte in una piccola
orchestra di 12 elementi nell'ambito di un Circolo musicale che opera
da oltre trent'anni, e compone annualmente canzoni in dialetto tiburtino
eseguite nella tradizionale manifestazione culturale "Il San Giovanni
Tiburtino, Festival di canzoni e prosa in dialetto tiburtino",
le cui ultime edizioni si sono svolte nell'anfiteatro romano detto "Di
Bleso", con una notevole partecipazione di pubblico. Dopo aver
letto e ammirato le splendide poesie scritte dai suoi amici, ha composto
per diletto recentissimi componimenti in versi liberi, presentandone
alcuni.
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E’
l’alba.
Bisogna andare.
Gli uccellini appena nati,
cinque in tutto,
si sono già svegliati,
e con i beccucci frementi,
e fievoli cinguettii,
aspettano fiduciosi e imploranti
che i loro genitori
portino qualcosa da mangiare.
Un
vento gelido e persistente,
per tutta la notte tormenta il loro nido,
soffiando e vorticando con tetri ululati,
simili a fantasmi danzanti intorno al fuoco
raccolti in un rito magico e malvagio,
evocatore di lugubri presagi.
Con
soffici piume da adulti,
infinito affetto e tenero amore,
i genitori hanno vegliato,
accarezzato e riscaldato
quei corpicini nudi e tremanti,
aggrappati a un flebile respiro.
Volando
liberi nell’aria,
volteggiando nel silenzio incantato del giorno,
alla ricerca di cibo da portare ai figlioletti,
osservano sconvolti
l’improvviso spuntare da un cespuglio
delle bocche oscure di un fucile da caccia.
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Con
il terrore nel cuore
cercano di fuggire
ma il tuono impetuoso e furente di due spari
rimbalza sugli alberi
e si perde nella foschia del mattino.
La
mamma è colpita nel petto,
traboccante dolcezza per i cinque figlioletti,
e con un forsennato frullare di ali
precipita al suolo.
Il
compagno non si allontana,
inverte la rotta del volo,
attende trepidante,
con gli occhi offuscati dal terrore,
colmi di sgomento,
che un altro colpo di carabina
possa farlo cadere nelle braccia di lei.
La
gioia del cacciatore esplode
in una girandola di colori,
mentre corre orgoglioso e festante
a raccogliere i corpi straziati
della tenera coppia di uccelli,
felice di averli privati
delle loro giovani vite
e di quelle dei cinque pargoletti
che invano attenderanno nel nido.
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Ignoto
Nel tunnel
di una cupa solitudine,
incertezze e paure vagano nel nulla,
e i sogni più remoti,
naufragano nel vuoto
di una profonda malinconia.
I
ricordi più belli,
di esuberanti amori
s’infrangono violenti
su tristi fantasie
di flebili speranze
e labili illusioni.
Il
cammino dell’ignoto,
nebuloso e fiero,
si trascina lontano,
nei meandri nascosti della mente,
in cerca di una meta,
di istanti di quiete,
e di fulgide realtà.
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Rancori
Tu non parli.
Ascolto i tuoi mutismi
che danzano turbinanti
come ombre spettrali nella notte.
Avverto
i tuoi pensieri,
dalle opache aspirazioni,
nebulosi e fieri,
che incombono su di me.
Ti
osservo.
Non guardi.
Attendo con ansia
che le tue paure,
i tuoi isterismi,
le frustrazioni e i risentimenti
esplodano in una girandola vorticosa
di amareggianti rancori e futili vendette,
e mi schiaccino,
inabissandomi in un profondo silenzio,
sepolto sotto una gelida coltre.
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Tramonto
Nella nebbia di stinti ricordi,
lievi carezze d’amore,
come petali profumati,
si posano pietose,
con un turbamento d’ali,
sui fiori appassiti del giardino della vita.
Il
tramonto gemente
cancella i suoi ultimi fulgori,
e con lacrime di rugiada
li porge al buio della notte
che con inflessibile rigore
suggella gli occhi spenti
di chi non avrà più nulla da ammirare.
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Orizzonti
Solo,
sulla spiaggia deserta,
guardo lontano,
sopra onde tumultuose,
ribollenti in una fitta nebbia,
a scoprire un orizzonte
che si nasconde
ai miei occhi stanchi.
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