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Marcello
De Santis
Nato
a Tivoli, nel 1939 e ivi residente. Tel. 0774/312915 – E-mail: mdsantis1@alice.it
- Già funzionario di banca e direttore di Esattoria di varie città,
oggi è da alcuni anni in pensione. Da sempre appassionato di poesia
e letteratura, studioso in particolare di Dino Campana e il suo tempo
(Aleramo, Palazzeschi, Matacotta, Marinetti e i futuristi, Gozzano e i
crepuscolari, Boine, Novaro etc). Negli ultimi anni, oltre a comporre
in lingua, dedica il tempo a poesie in dialetto tiburtino ed ha pubblicato
“Quann’emmio reazzitti”, nel 1997, e nel dicembre 2000
il secondo volume dal titolo “Passanu l’anni e se diventa
rossi”. Nello stesso anno, tratto da un originale recitativo da
lui creato, dal titolo “Me so’ inzognato Roma, Roma bella”,
ha dato alle stampe “plaquette”, dallo stesso titolo, contenente
poesie in dialetto romanesco. Al suo attivo diverse pubblicazioni di versi,
dal 1976 “Odio nel vasto silenzio...” ad oggi “In mezzo”,
“... e passerà solo il vento”, “Un pierrot senza
speranza”, “Alla luna ch’è mia”, Sarajevo
otto poesie”, e di prosa “Da lettere dalla Ciociaria”
e “Cara Ida...”. Conserva nel cassetto poesie in lingua e
in vernacolo e racconti lunghi e brevi, in attesa di pubblicazione. fondatore
del “Gruppo Appuntamento con la Poesia”, insieme con altri
amici appassionati, da vent’anni compone “originali recitativi”
che hanno per oggetto la vita di poeti o movimenti letterari intorno alla
poesia e alla letteratura, che poi vengono recitati in pubblico, come
un vero e proprio spettacolo letterario, con musiche ed effetti visivi
particolari. Dal 2005 collabora con la biblioteca comunale di Vicovaro
(Roma) con rappresentazioni mensili di letture, di poesia e di prosa. |
COME
PROUST RICERCO IL TEMPO PERSO
Come
Proust ricerco il tempo perso
il mio… ch’è sprofondato nell’infanzia
riducendo in frammenti i miei ricordi
tiene
acceso il cuore
una fievole luce nella notte
illimitato affanno
da dove verso dove e alfine…quando…
è
pausa nella corsa della morte
infuria
la tempesta
sul ristagno lunare
mentre stelle sopiscono recluse
nelle pieghe del tempo
il
mio tempo s’è perso
sulle strade del caos
nell’attimo dei sogni
e per rimedio la dimenticanza
ma
è solo una chimera
il
vento che molesta le stagioni
offusca pigramente la memoria
e mi corrode dentro…
mi frantuma… m’annienta
eppoi si porta via
la polvere che resta
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BOCCONI
CROLLIAMO
Bocconi
crolliamo a cento a cento
su cavalli di frisia/ a cento a cento
e rovi bruni… e lacrime di sangue
la
mano inzaccherata
avvinghia inerme avvinghia la madonna
d’oro/vana/strappata/vanamente/
al petto rosso rosso che s’arrossa
nel
coro dei fucili che non cessa
a cento a cento giù nel gorgo
dell’oblio
più non sentiamo – più – più non sentiamo…
odi
levarsi a cristo vanamente
gemiti vani erranti… e più lontano
gemiti vani delle addolorate
mamme lontane erranti nel dolore
poi
la fine – ogni cosa
è compiuta nel vuoto dei silenzi
la croce al petto della madre informe
piangente fuori disperata dentro
riluce “stella nova” – stella nova
in suono di parola
“ cadde alla vita – viva!”
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ERI
IN CROCE SUL MONTE
Eri
in croce sul monte, Signore
e l’anima rendesti al padre tuo
per gente che spartiva le tue vesti
Voglio
salire anch’io questa collina
del nascere, del vivere-morire
a ricercare della madre il grembo
culla rifugio bara alla mia vita
Come
uomo d’allora per sacrifici antichi
porterò nuova croce e subirò la frusta
del tempo che si compie
Ma
non avrò vicini i discepoli pazzi…
Saranno
soli all’erta del dolore
i miei passi pesanti…
trascinerò quel legno
tra rombi di cannone e colpi di mitraglia
Modulerà
una radio urla spezzate
dalle schegge impazzite di mortaio
“e una chitarra canta/amori dissoluti…”
Sull’infame
collina ai nostri giorni
rinnoverò il mistero della vita
con la Croce ed il Corpo
Oggi
s’oscura il cielo come allora
a ricoprire un cristo insanguinato
sotto veli di nebbia/sotto cieli cocenti
Lassù
dolente della madre il grembo
m’accoglierà pietroso per la morte
a ridarmi la vita… in Te Signore!
ch’eri
in croce sul monte
e l’anima rendesti al Padre tuo
tra genti che spartiva le tue vesti |
CHIMERA
La
palazzina rossa di cortina
pare un rosso fantasma nella nebbia
mentre rompe il sole
mi
stringo la cravatta
cerco opaca allo specchio qualche ruga
il pettine il caffè le scale in fretta
e svanisco
come rosso fantasma nella nebbia
il vento incide
il mio volto di sale alla marina
a quella torre che svettava azzurra
come quando fanciullo l’aquilone
il
vento come corda di violino
modula il volo di gabbiani stanchi
io affido le illusioni
a un tocco di campana
basso alla sabbia da contrade vane
COME
VELE D’ARGENTO C’INVOLIAMO
Quasi
nota stonata
di un organo stonato
il tuo respiro tocca lieve il mare
e poi scoppia violento come schiuma
alla scogliera
come
vele d’argento c’involiamo
vestiti di maestrale all’orizzonte
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DI
ALGHE UN SAPORE
Di
alghe un sapore su labbra di sale
e torna dal tempo quell’arcobaleno
quell’arcobaleno…
mi
culla una musica antica
due note di flauto e non più…
la
sabbia che scioglie i miei giorni
che lascio alla brezza del mare
e il mare che canta le ore…
si
frangono l’onde in affanno
e premono mute il mio petto
di gesso… di gesso… a spezzarlo
in mille frammenti di vita
non
vale il tuo essermi accanto
non vale il tuo pianto in silenzio
s’abbassa un gabbiano e si posa
nel sole che muore…
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CHE
DUOLO, MADONNA
Che
duolo
le spine
Madonna confitte nel cuore
che
duolo
tuo figlio
Madonna che soffre che muore
che
strazio
quel pianto
Madonna pel figlio che muore…
Si
spoglia si batte
s’affigge alla Croce…
e il monte s’oscura
e intorno è paura…
…il figlio dell’Uomo si muore…
………….
Ed ecco
si slega, si pone
sul seno ansimante
e tu lacrimante
reclini,
Madonna,
il volto dolente…
…e soffri in silenzio
pei mali del mondo…
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ARIA
DI NATALE
Un
silenzio di neve
mi mette in cuore la malinconia…
di fuori fiocca… fiocca lieve lieve…
per
la via
una zampogna scioglie il suo sospiro
e poi riprende… lenta… a singhiozzare
tra la gente che va… senza sostare…
aria
di festa in giro…
la gente che s’affretta per gli auguri,
e si sofferma innanzi alle vetrine
addobbate a festoni, e con lucine
a forma di stelline…
papà
si stringe forte il suo cappotto
soffiandosi alle dita per il gelo…
porta alla sua bambina un bambolotto
e al bimbo piccolino un orsacchiotto…
guarda
il cielo lassù chiaro di neve
l’aspetta
a casa l’albero, il presepe
il calduccio l’affetto, tanto amore,
e i bimbi con un forte batticuore…
a un
angolo dormicchia il castagnaro…
le caldarroste… scoppiano alla brace…
un
mendicante è steso fra gli stracci
davanti, vuoto ancora, un cappellaccio…
e con la mano chiede un po’ di pace…
un
bimbo con in mano il suo regalo
grida col naso in su
- mamma, mamma! comincia a nevicare…
lo zampognaro
spande nell’aria… l’aria di natale…
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NATALE
E’
Natale è mezzanotte con la neve
è il freddo che ti scorre sulla faccia
è il senso di un sorriso lieve lieve
sul volto di un bambino senza mamma
quando stringere il suo dono tra le braccia
a scordare il suo dramma
E’ il suono di un’antica ciaramella
che ci riporta al tempo del poeta
quando sotto la stella, tra la paglia,
a inverar le parole del profeta,
nasce gesù nel freddo della stalla
a portar la novella
ai bimbi abbandonati
ai poveri e ai malati
e al soldato che disteso in terra
al gelo della notte, tra i pensieri
di sogni e di chimere
e affanni e desideri,
nella pausa di guerra
volge lo sguardo stanco di dolore
alla stella cometa
che nel cielo di seta
illumina la strada del signore
Di lontano, tra il cumulo di stelle
esile giunge un suono di campana
e una nenia… come di ciaramelle
soldato, la speranza non sia vana,
è nato nel presepio il salvatore
a portare la pace in ogni cuore!
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IL
MARATONETA
Dolce
muore l’applauso sugli spalti
Tra
due angeli stanchi
il vincitore della maratona
fissa cieli infiniti
poi
scema l’affanno… e nella sera
pesante smorza la falcata antica
all’ultimo chilometro
e nel
sole che muore sull’asfalto
il tumulto del cuore
all’annuncio del record
una
stretta di mano… una medaglia
una lacrima… un grazie… l’intervista…
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LA
MIA PICCOLA MORTE
Nel
tremore giallastro di una stella
che sta attaccata timida alla luna
geme alto il corniolo
Ascolta,
anima mia,
il silenzio che sale nella notte
di tramontana che mi scava il cuore
all’infinito
in un viaggio che va da noia a noia
conta e riconta i grani della sabbia
il mare alla risacca
come la mente stanca i miei ricordi
questa
sabbia
che sfugge stancamente
a un pugno chiuso
ed è già niente
è
prova generale di un addio
la mia piccola morte
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MANTUA
ME GENUIT…
Sole
opaco… nebbia sottile…
dal vetro, guardo… ripenso:
“Mantua me genuit…”
Virgilio, in trono… in piazza Broletto…
Il bus si muove… lentissimamente…
sospeso nell’aria… guardo… due figure… diafane
eppur vere… Virgilio maestoso… Dante coronato
di alloro…lievi, sui ciotoli rossi… piazza Sordello…
Palazzo Ducale…
Sotto
i portici, come di filigrana, l’antica vita:
armigeri, cavalieri, dame… eppoi, nani e buffoni di corte,
e … Isabella… e cento Gonzaga…
Il bus, come per incanto, ristà… scendo ai poeti…
improvvisa…s’addensa la nebbia… rapisce la scena…
*
Aspetterò
un nuovo bus…
mi volto … il bus è là… Non è ripartito…
mi aspetta… |
FESTIVALETTERATURA,
SUL BUS NUMERO 3
Domani
torno a casa.
In treno.
Oggi ancora festival… la Gordimer…
Sono
sul bus, il 3. Con me, una vecchina,
capelli bianchi, occhi d’acqua, sguardo nei pensieri…
Rivedo
gli eventi di ieri.
Merini la pazza… la sua poesia…
Nicholas Shakespeare, affascinante come il suo Chatwin…
vicino a lui, la Biggnardi… che bella!
Ci
fermiamo.
La vecchina scende… con cautela…
Ripartiamo…
Ripenso Horacio Tignanelli… il mago…
la sua argentea lezione di astronomia…
Teatro
Sociale.
Scendo… al sole…
Ecco Moni Ovadia, al bar… un caffè…
“Mamamamele”… fantastico poeta-attore…
Piazza
castello… eccomi… quanta gente!…
la Gordimer…
… gli applausi…
Poi, più nulla… |
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CHE
DUOLO, MADONNA
Che
duolo
le spine
Madonna confitte nel cuore
che
duolo
tuo figlio
Madonna che soffre che muore
che
strazio
quel pianto
Madonna pel figlio che muore…
Si
spoglia si batte
s’affigge alla Croce…
e il monte s’oscura
e intorno è paura…
…il figlio dell’Uomo si muore…
………….
Ed ecco
si slega, si pone
sul seno ansimante
e tu lacrimante
reclini,
Madonna,
il volto dolente…
…e soffri in silenzio
pei mali del mondo…
|
A
GERMANA
(per la morte del marito)
spezza
parole
il grumo nella gola
s’accendono di rabbia
le pupille
per l’amara sconfitta
è
sola nella stanza
che fu di due
senza voci/ad ascoltare voci
silenziose
mani sul viso ombroso
di pianto e di dolore
a dispetto
scomponesi una ciocca
inquieta tra le dita
e il
biondo crine
imbianca/sporco d’anni
giovane donna ancora
senz’amore -
nei capelli sfatti alti
alti sul capo in crocchia
si
cela in cuore
una lacrima
quando segreta ai più
giunge
una voce fioca
da un lontano
profondo
ch’essa
sola germana
intende
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DOPO
DI ME
Lasciate
aperta quella porta
sono qui per attendere il domani
solo con i miei sogni
Sono
qui fermo mentre il tempo corre
e al tempo vorrei offrire la mia angoscia
per gli anni brevi consumati in fretta
Domani…
domani sarò niente
nel buio dei ricordi. E dovrò uscire…
Dopo
di me
camminerò ancora
su arcobaleni di desideri
mi
leverò inconsciamente
dalla pietra, e finalmente
aprirò gli occhi
e volerò come gabbiano in mare |
DISAMORE
Ora che la mia vita segna il passo
ingolfando gli affanni,
in eterno perfetto vaniloquio
mi coglie un disamore
per le ore a venire…
Attendo che la femmina in gramaglie
che indossa, per celarsi, la mia ombra,
affondi dentro alle mie terga inermi
la sua falce brunita,
e mi confischi alla mia molta età
agra già di limoni e vanità.
Io sarò pronto,
senza rimpianto e senza molto orgoglio,
facile esca al suo taccuino ingrato,
quando con dita adunche,
ella cancelli come si conviene
e come detta il fato, il nome mio;
e resti poco più che un fuoco fatuo.
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