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Gian Franco D'Andrea

Ali di seta

Dona l’arcobaleno un filamento
che tessitrici muse ci han foggiato
crisalide libratasi nel vento
magico incanto del divin creato.

Nutresi all’armonia di libertà
ch’origine trovò a forar di guscio
raggiante per cotanta immensità
gioì di volo al salutar dell’uscio.

La maraviglia di stupor s’inchina
al passo suo regal bellezza pura
che grazia di sorgente dea marina
s’affanna a paragon d’equal natura.

Con leggiadra movenza ella carezza
un pavido evocar d’età passata
sembiante a sapor di giovinezza
che al navigar di vita s’è celata.

Foschi frammenti d’un sentor lontano
a raffiorar pensier poco si mostra
che l’animo smarrito al quotidiano
negar si suole il dondolar di giostra.

L’esister di cangianti ali di seta
sguardo rapisce col segnar di danza
fremente d’esser fior d’unica meta
ch’ogni petalo vibra di speranza.

Ma è d’apparir fugace la farfalla
che al volteggiar maliarda adulazione
posa gentil al profferir di spalla
poi aleggia e s’invola l’emozione.

Madre

Il poeta vede la mamma pura come un cristallo, ma semplice e preziosa come l'acqua, alla quale in ogni momento della vita i figli si rivolgono per essere dissetati, aiutati. La mamma, da giovane, è un fresco ruscello che nell'età matura diventa più consapevole e determinata, gentile ma energica come un torrente. Il cuore di una mamma, per quanto amore produce, quasi si consuma, e con il passare del tempo diventa più delicato. Negli anni, le parole di una mamma si fanno straordinariamente sapienti e quasi avvolgono amorevolmente l’inquietudine dei figli ormai grandi, sapendo sempre calmare le loro ansie e la loro preoccupazione.

Cristallo d’acqua
prezioso dissetar
a ognor s’appresta
l’avido frutto.

Giovin ruscello
di purpureo canto
gentil torrente
nel meriggio tempo.

D’amore vigoroso
il cor consunto
gracil s’attarda
per altrui donar.

Saggio brillar
dalla parol canuta
s’effonde all’inquietar
e affanno accheta.

Madre celeste

I tiburtini hanno una devozione particolare per la Madonna di Quintiliolo, i versi di questa poesia esprimono ciò che è il comune sentire della gente, fedele a Maria e affezionata al Santuario, che per i devoti rappresenta la casa della Madre Celeste. Parole semplici, lettate dall'amore cristiano, indirizzate a Colei che accoglie con il perdono, gli errori della debolezza umana.
Benedetta Tu sei, Madonna pura,
il Padre nostro a Te la grazia ha dato,
per accogliere in sen la Sua Creatura,
fosti scelta, o Stella del creato.

Aspetti a braccia aperte a Quintiliolo,
coi tuoi silenzi, intensi e comprensivi
parli, come una mamma al suo figliolo,
d'allor che umile hai butteri sortivi.

Al guardo Tuo poniam talor gli affanni,
Madre Celeste d’infinito amore,
che carezzi gentile i nostri anni,
e porti luce nelle vie del cuore.

Da Te protetto l’animo si sente,
di noi mortali che siam peccatori,
rivolgendosi Teco ognun si pente,
e Tu perdoni i nostri umani errori.

Dal quotidiano vivere a Te torno,
con spirito d’amor prego e m’affido,
e sono qui con tanta gente intorno,
come rondini gaie dentro il nido.

Il mondo invoca il nome Tuo Maria,
Santa Madre e figlia del Signore,
dona la pace, infondi l’armonia,
colmaci sempre del Tuo grande amore.

Asini in coro

Il poeta, già presidente fondatore di un coro polifonico nella città di Tivoli, propone questa poesia, che rappresenta uno sfogo nei confronti delle malelingue, delle falsità, delle menzogne, delle calunnie e delle infamità che, a volte, alcune voci, buttano addosso a una persona per infangarla.

Fugge menzogna,
falsità, calunnia,
il core esangue
e l’animo ferito
da color,
bestie infamanti
rigonfie di stoltezza,
che dell’invidia fan
grande ricchezza.

Correr lontano
dal mondo,
or depravato e brutto,
di squallido color
dal marcio frutto,
è il sentir
d’una coscienza
a lutto,
che voce umana udir
giammai si vole.

Ma lo spirto
isolar no,
non si deve,
dopo il dolor
di sofferenza greve,
da false dicerie
ad arte musicate,
da maldicenti risa
accompagnate,
di vil gentaglia
con lingua biforcuta,
che vergogna non sanno,
ma di bava collosa
gocceranno,
le allenate lor zanne,
e si conficcheranno
ad ogni chiusa porta,
se tanti annuseranno
quanta perfidia
colma
tal nauseabondi fiati,
ch’esca da loro bocca
solo parola morta
di cattiveria muta
e fargli viver vita
dove gli si convien,
tra sterco e paglia,
con lor buoni maestri
potran sempre cantar
nel cor che raglia.

Cittadella del cuore

Piccole stradine
della parte vecchia,
deserti passaggi
di antica memoria,
logore vie
di nutriti amori,
vicoli,
intrisi di promesse
che un eco spento
non risuona,
case,
vivaci dimore
di gioiosi affetti
che il tempo
ha derubato,
vuote,
nel silenzio
d’un battito sommesso
assurge,
l’intimo canto
d’inseparabili emozioni,
l’ombra avvolge
la cittadella del cuore,
nel gelido inganno
d’un sussurro.

Stella cometa

Mìran lo passo tuo mute le stelle,
e’l firmamento di stupor s'incanta,
la maraviglia esclaman le più belle,
che cotànto splendor niùna vanta.

L’empìreo doni d’un brillar preclàro
come l’auròra spème del mattino,
oh cometa, astro del ciel sì raro,
illumini la via verso il Divino.

Mille suonan campane da gran festa
radióse d’emozion per tua carezza
cantan di gioia e con voce dèsta
in còro ad annunziàr giunta salvezza.

Nitóre spandi pel Bambin che nasce
e di fùlgido amor tutto contàgi
Gesù sorride teco tra le fasce
al dondolar cullato dai re magi.

Plàcida sosti all’umile capanna
ove Santa ripara la Famiglia
Maria sussurra dolce ninna nanna
anco per te che sei diletta figlia.

Tu indichi il Natal nell’universo
rallegrar sai quell’anima più buia
la man tua porgi per colui ch’è perso
co’ l’angioli che intonano alleluia.

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