Airone Tivoli - Circolo Artistico Culturale nel Web
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Barbara, di Cagliari.

18/04/2007 - Inefficienze nell'Ente Pubblico? Colpa del dirigente.
Finalmente si riparla di assenteismo del pubblico dipendente. Solo che ci si dimentica di far rilevare che la responsabilità principale non solo dell’assenteismo, ma della inefficienza dell’Ente Pubblico, è attribuibile direttamente al dirigente che non vede, non sente e non parla e finge di non accorgersi dei dipendenti che non lavorano, non timbrano o si fanno timbrare il cartellino (o tesserino magnetico) e poi non sono presenti in ufficio, (forse perché il dirigente fa anche peggio, avendo conquistato il diritto di non timbrare e di non rispettare l’orario di lavoro). E, all’atto della valutazione annuale dei dipendenti (vedi meritocrazia), il punteggio maggiore lo attribuisce proprio agli assenteisti e ai fannulloni e ai meno meritevoli, perché suoi amici o amici del sindacato o dei politici.
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Noemi, di Genova

11/04/2007 - Medici e fannulloni. Non solo questi.
Quello del certificato medico è solo un aspetto negativo delle infinite possibilità di assentarsi ”gratis” esistenti nel Pubblico Impiego. E ad ogni nuovo governo, c’è sempre un ministro tanto bravo che ne inventa qualcuna in più. A questo aggiungiamo che la produttività spetta anche a chi è sempre assente, che il dirigente, nel predisporre le schede annuali di valutazione, (che peraltro incidono sulle progressioni economiche unitamente ai costosissimi corsi di aggiornamento cui accedono solo i cocchetti e creano vergognosi e intollerabili favoritismi e disparità di trattamento fra dipendenti), premia con punteggio massimo o quasi, proprio coloro che meritano di meno, che si fanno timbrare il cartellino senza andare in ufficio o per arrivare con tutto comodo, che escono dall’ufficio e spariscono in continuazione, che passano la giornata senza fare niente o per disturbare i colleghi che invece vorrebbero lavorare. Quello del certificato medico facile non è che un elemento delle innumerevoli occasioni di assenteismo nel Pubblico Impiego, che nessuno dei politici ha interessa ad eliminare, perché potrebbero comportare una perdita di voti. L'inefficienza paga di più.

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Roberto, di Frosinone

9/04/2007 - Meritocrazia: opportunità per ulteriori discriminazioni tra il personale
La meritocrazia nel contratto degli Statali e degli Enti Locali, in assenza di metodi obiettivi e di perfetta giustizia di valutazione, rappresenta una ghiotta occasione di aumentare le possibilità clientelari e i favoritismi già esistenti, per gli amici del sindacato, dei dirigenti e dei politici, a danno dei colleghi discriminati che ne risentono anche psicologicamente, con notevole calo della produttività e dell'efficienza. E a beneficiarne saranno sempre i meno meritevoli. Questo è il solito metodo della sinistra di voler fare sembrare ottime le cose pessime.
Spero che qualcuno se ne accorga in tempo.

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Lettera inviata alle strutture regionali dei Sindacati degli Enti Locali.
CGIL – CISL – UIL – RDB - UGL

23/03/2007 - Come ben saprete, il CCNL degli Enti Locali, in taluni casi consente, maleauguratamente, facili possibilità di discriminazioni, favoritismi e disparità di trattamento tra il personale dipendente, (con ripercussioni anche di carattere psicologico su chi è costretto a subire), in nome di una meritocrazia che negli Enti Pubblici non potrà mai essere premiata con obiettività. Anzi, i beneficiari di certi meccanismi cosiddetti di tutela e di equità, sono quasi sempre i meno meritevoli.
Il sindacato, (le RSU nei vari enti), nell’ambito della delegazione trattante per la contrattazione decentrata, da molti definita come “l’allegra combriccola”, in diverse occasioni rischia di assume la caratteristica della controparte dei lavoratori in combutta con i dirigenti e con l’Amministrazione.
L’attribuzione delle nuove posizioni economiche di progressione orizzontale, tanto per fare un esempio, dipende prevalentemente dai costosissimi corsi di formazione, (in quanto sovrastanti l’ormai ininfluente valutazione del dirigente, anzianità di servizio (abolita) e di età, (per chi si approssima al pensionamento) – ai quali si accede solo con il favore del dirigente o comunque in altro modo discriminante, e sono appannaggio esclusivo dei belli e degli amichetti di qualcuno. (C’è chi ha l’opportunità di assentarsi in continuazione per partecipare a una infinità di corsi di aggiornamento, non si capisce bene con quale profitto, e chi invece deve starsene in ufficio a lavorare). I passaggi orizzontali, così come concepiti, costituiscono un’avvilente e umiliante “guerra tra poveri”, e, il furbetto di turno li scippa ai colleghi, spesso con la complicità colpevole e discriminante del dirigente. E in questo modo, moralmente, abbiamo toccato il fondo.
Facciamo almeno che i corsi di aggiornamento non influiscano minimamente sulle selezioni, comprese quelle verticali, tanto per salvare la faccia, e facciamo in modo che, a rotazione, i passaggi orizzontali vengano attribuiti a tutti in egual misura. Rimpiango quelli un tempo previsti per scaglioni e classi di anni, perché una volta maturati non potevano essere carpiti e rubati dai colleghi, e non potevano formare oggetto di “voto di scambio” sulla pelle del lavoratore.
Grave discriminazione, inoltre, si realizza tra Ente ed Ente, a causa del Fondo di produttività, perché la virtuosità degli enti, nell’utilizzare al meglio le risorse “lavoro e finanziarie”, non dipende solo dai lavoratori, ma soprattutto, o quasi esclusivamente, dai dirigenti e dagli amministratori. La conseguenza è che in alcuni Enti i dipendenti hanno avuto incrementi salariali orizzontali in continuazione, fino a raggiungere il limite massimo consentito, (per non parlare anche di quelli verticali), e in altri ciò avviene con il contagocce e solo a favore dei “cocchetti di mamma”.
Dov’è finita la difesa del Sindacato per i lavoratori più deboli? Quanto sopra, non vi fa certamente onore.
Credo che per il Sindacato sia doveroso porre rimedio a tanto danno provocato sui dipendenti che lavorano, che è iniziato, a mio avviso, dalla splendida e cervellotica invenzione del “LED”, mai più riparata.
Ma adesso, facciamo in modo che: chi ha avuto... ha avuto, ma resti fermo, e chi non ha avuto.... che abbia, finalmente.
P.S. = Le critiche sono più utili delle false accondiscendenze.

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Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro EE.LL. Possibilità clientelari.

16/03/2007 - Alcuni dipendenti del comune di Tivoli, in riferimento alle progressioni economiche orizzontali attribuite nei vari anni, hanno voluto segnalare all’Amministrazione e al Sindacato, in modo formale, che le stese vengono effettuate senza assicurare giustizia ed equità di trattamento per tutti i dipendenti, ma con sistemi che potrebbero definirsi clientelari a tutti gli effetti. Il Contratto non fornisce la minima garanzia dei obiettività, e ciò anche perché la valutazione del dirigente e l’anzianità di servizio (peraltro quasi del tutto annullata) risultano ormai del tutto ininfluenti ai fini dell’attribuzione dei punteggi finali per le graduatorie, in quanto totalmente sovrastate dalle giornate di formazione e aggiornamento, che vengono autorizzate in modo clientelare e alle quali si partecipa non per aggiornarsi e migliorare, ma per acquisire titoli allo scopo di scippare il passaggio economico ai colleghi, (la guerra tra poveri). La conseguenza è che ogni due anni, le nuove posizioni economiche vengono attribuite sempre agli stessi, cioè ai ben noti furbetti e cocchetti dei sindacati, dei politici e dei dirigenti, - spesso si tratta proprio dei dipendenti meno meritevoli -, sulla base di scelte appositamente studiate dalla “bella combriccola” della delegazione per la contrattazione decentrata, composta dai Sindacati e dai rappresentanti dell’amministrazione.
Proprio per questa finalità, si è scatenata una folle rincorsa da parte di tutti i dipendenti, all'ottenimento di giornate di formazione, che peraltro comportano il sostenimento di ingenti risorse economiche dell’ente, che potrebbero essere risparmiate e utilizzate in modo migliore, magari gratificando proprio il personale dipendente, ma con metodi di assoluta obiettività ed evitando deprimenti disparità di trattamento e vergognosi favoritismi.
Ciò accade grazie all'inqualificabile atteggiamento di quei dirigenti, del tutto privi del senso di giustizia, di onestà e di serietà professionale, che con i corsi di aggiornamento e con le schede di valutazione cercano di favorire i propri dipendenti a scapito degli altri, nonostante il calo di produttività che ciò comporta, in quanto, con questo sistema, si finisce per premiare proprio coloro che se ne vanno in giro in continuazione lasciando con frequenza davvero eccessiva il proprio posto di lavoro, dimostrando così che la loro presenza in servizio non è necessaria, e causando, peraltro, pericolosi riflessi psicologici negativi e depressivi sui dipendenti che, pur facendo il proprio dovere, sono costretti a subire discriminazioni e umiliazioni avvilenti nel vedersi scavalcare di colleghi (e forse soprattutto) dai meno meritevoli.
I firmatarii, pertanto, chiedono l'adozione di una nuova procedura che consenta a tutti i dipendenti che non hanno subito formali note di demerito, di ottenere il tanto agognato incremento salariale orizzontale, facendo in modo che, chi ha goduto dell'attribuzione di una nuova posizione economica, prima di ottenerne un'altra, dovrà attendere che il medesimo beneficio sia stato attribuito anche a tutti gli altri dipendenti, ad evitare così, come avviene attualmente, di fare in modo che "i belli e i cocchetti" ogni due anni ottengono un nuovo passaggio orizzontale mentre i brutti anatroccoli, pur facendo il proprio dovere, rimangono al palo, a farsi scoppiare il fegato e cadere nella depressione per la gravissima e intollerabile discriminazione subita ad opera dei propri colleghi.
Commento = Meraviglia molto che il Sindacato sia tacitamente consenziente e accetti che il CCNL degli EE.LL. consenta facili possibilità di discriminazioni avvilenti, clientele e favoritismi sul personale da parte dei dirigenti e dei politici, senza che al dipendente sia concessa la minima possibilità di difendere la propria persona e la propria dignità di lavoratore. Anzi, temo che la cosa non sorprenda affatto...

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Gravi ingiustizie sui disoccupati

13/03/2007 - Le legge Finanziaria 2007 consente la stabilizzazione dei precari, prevedendo l’assunzione in pianta stabile di chi ha maturato almeno tre anni di servizio, anche se non continuativo, previo superamento di una prova selettiva nel caso in cui l’attività lavorativa temporanea sia avvenuto senza selezione. Sono però categoricamente esclusi “i portaborse”, ed esiste un’altra clausola di garanzia per gli Enti Pubblici, cioè quella che la copertura dei posti deve tenere conto della spesa complessiva, con la conseguenza che l’incremento della spesa per il personale comporta la riduzione delle disponibilità finanziarie per altre materie. Da qualche giorno, però, si comincia a leggere su alcuni giornali la sconcertante tendenza modificativa, forse ispirata dal clima di campagna elettorale in cui siamo perennemente costretti a vivere, che porterà i comuni ad assumere i precari senza limite e senza selezione, privilegiando proprio i collaboratori politici e i portaborse. E allora mi domando se sia questa la tanto proclamata politica di oculatezza, di buon governo e di giustizia della coalizione di Centro-Sinistra al Governo. Chi risanerà le già precarie casse degli Enti Pubblici, costretti a subire gli effetti devastanti “del voto di scambio” determinati dal rigonfiamento forzoso degli organici, già abbastanza appesantiti da dipendenti che non hanno competenze da svolgere, per lasciare spazio alle cooperative, alle aziende municipalizzate, alle ditte esterne, ai consulenti e simili? E chi garantisce i disoccupati (quelli giudiziosi, che si comportano bene e non frequentano certi ambientini), che, al termine degli studi non trovano lavoro? A iniziare dal 1987, quando si è cominciato a parlare in concreto dei progetti per i giovani e per i disoccupati, il sistema dei concorsi per accedere agli Enti Pubblici, espressamente stabilito dalla Costituzione per garantire a tutti l’opportunità di trovare lavoro, è andato a scemare. Non si fa altro che creare precariato con metodi clientelari, con progetti temporanei di dubbia utilità che non scadono mai, raccogliendo principalmente persone di una certa area, per poi costringere gli enti pubblici ad assumere, a gonfiare gli organici, a determinate un calo verticale di professionalità e di produttività, e in barba a qualunque principio di equità e di giustizia, ad esclusivo danno dei giovani assennati, che studiano per costruirsi un domani, che non scendono in piazza a manifestare per provocare forzature, che sono costretti, chissà con che rabbia e con quale frustrazione, a vedersi scavalcare dagli amici di certi politici e a rimanere disoccupati. E noi cittadini, siamo sempre disposti a sostenere elettoralmente questo modo di fare politica?

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Breve commento su alcuni punti del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro
dei dipendenti dell’Ente Locale.

Tivoli, 7/10/2005
1) L’attribuzione delle progressioni economiche orizzontali con metodi non obiettivi, (in quanto non esistenti) determina, nonostante i buoni propositi, discriminazioni e favoritismi inaccettabili e crea gravi disagi psicologici ai dipendente che, pur in assenza di note di demerito, si vedono scavalcare dai furbi, dagli scaltri e dagli amici degli amici. (La prima conseguenza è il calo di produttività). L’attuale metodo non premia affatto i più meritevoli, ma crea una inconcepibile guerra tra lavoratori perché, per ottenere un piccolo incremento salariale, occorre scipparlo al collega;
2) Nelle progressioni verticali, l'attribuzione dei punteggi ai titoli (spesso determinanti – e mi riferisco in particolare ai cosiddetti corsi di aggiornamento professionale o scalda sedie, peraltro abbastanza costosi per l’Ente Pubblico ), annulla totalmente la pretesa di voler valutare e premiare la maggiore capacità professionale, che, a mio avviso, non può prescindere dall'esperienza di lunghi anni di lavoro (che non si acquisisce con il solo titolo di studio), e deve tenere conto della componente di rilievo legata all’osservanza dei doveri d’ufficio primari, a iniziare dal rispetto scrupoloso, dell'orario di lavoro (i dirigenti ne sono esenti) e il non abuso delle infinite possibilità di assenteismo, in costante incremento. Ogni tanto se ne aggiunge una nuova grazie al solito politico buonista);
3) la costituzione di un “Fondo” per finanziare il salario accessorio, (e non solo), costituisce un’altra grave forma discriminante tra dipendenti in servizio in diversi enti, in quanto la virtuosità di un ente (vedi maggiori disponibilità finanziarie) dipende in larghissima misura dagli amministratori e dai dirigenti, delle cui incapacità non possono risponderne economicamente i lavoratori. Per inciso, non è assolutamente possibile accettare che in determinati enti, le progressioni orizzontali (ed anche molte verticali), vengono attribuite con frequenza maggiore (in diversi enti sono state conferite a tutti annualmente – e nessuno ne risponde) mentre in altri vengono date con il contagocce, con la conseguenza che lavoratori di uguale profilo rimangono retribuiti in modo diverso dai colleghi privilegiati di altri enti, e ciò si nota moltissimo nei casi di mobilità;
4) Non è più possibile accettare che ad ogni nuovo contratto degli Enti Locali risultino continui distinguo e ulteriori benefici per il personale della Vigilanza Urbana. In uno stesso ente non vi possono essere lavoratori di serie A e di serie B e coloro che beneficiano di ulteriori trattamenti di favore grazie a un forte potere contrattuale sindacalizzato.
5) La scheda di valutazione da parte del dirigente rappresenta un'altra grave possibilità di clientelismo e di favoritismo inaccettabile perché viene redatta con metodologia che non garantisce affatto obiettività e perequazione, ma è lasciata alla libera discrezionalità di chi la redige. I dirigenti hanno dimostrato (e non era possibile sperare diversamente) di non garantire alcuna uniformità ed equità di giudizio. E su questo non esistono possibilità di difesa del lavoratore. Basterebbe dare un’occhiata alle schede redatte negli anni passati per rendersi conto che ad ottenere le valutazioni migliori affatto i dipendenti e più meritevoli e più capaci, ma soprattutto quelli più simpatici ai dirigenti, ai politici e ai sindacati. Ritengo che la carriera del pubblico dipendente non possa essere legata a metodologie di valutazione individuale e di assoluta discrezionalità che non riescono a garantire alcuna equità o giustizia. Molto meglio ripristinare automatismi, in assenza di note di demerito), non manipolabili dalla politica, dal clientelismo e dalla incapacità o iniquità di giudizio del dirigente.
Meraviglia e lascia abbastanza perplessi il fatto che le Organizzazioni Sindacali, con il pretesto di voler premiare chi merita... sic...) non abbiano nulla da ridire e accettino contratti di lavoro che, senza ombre di dubbio, creano sperequazioni di trattamento e gravi ingiustizie tra lavoratori della medesima categoria. Anzi, non mi meraviglia affatto.

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