3/4/06 -
Culture espansionistiche in Europa
Leggendo
alcuni commenti giornalistici sul “Manifesto per l’Europa”,
mi vengono in mente alcune riflessioni. In Europa i musulmani sono già
20 milioni; tra qualche anno potrebbero raggiungere i 50 milioni. Diventando
maggioranza o quasi, mi chiedo se non sia legittimo domandarsi se non
possa sussistere un reale pericolo di dover rinunciare alla nostra cultura
e tradizioni, visto che loro non le accettano, per vedersi imporre nei
nostri territori le loro leggi, i loro costumi e le loro religioni fortemente
contrastanti con le democrazie, le civiltà e le libertà
occidentali che anche noi dovremmo difendere?
Noi li accogliamo a braccia aperte, come di dovere e come fratelli e
loro, nei loro territori, non ci accettano, non intendono riservarci
la stessa accoglienza. Basta vedere cosa sono costrette a patire le
comunità cristiane.
Non pensate che occorra ricercare qualcosa di meglio definito, di più
democraticamente e civilmente efficace, per estirpare l’insana
e mai giustificabile tendenza all’atto terroristico kamikaze e
non, alle dimostrazioni vandaliche di intolleranza, agli assalti alle
chiese e al massacro dei cristiani e dei sacerdoti in nome di chi considera
infedeli da eliminare coloro che professano religioni diverse, specie
se cattoliche, e rifiutano il concetto del rispetto ovunque e comunque
della vita umana?
Non vi sembra che il ricorso alla sola parola “dialogo”
(senza indicare con quali modalità si articoli), rivolta a chi
è sordo o non intende ascoltare, non sia sintomo di insufficienza
strategica, di mancanza di idee, di non volersi impegnare per cercare
di risolvere pacificamente il grave conflitto di civiltà tra
Oriente e Occidente, prima che sia troppo tardi, (senza che l’una
prevalga sull’altra ma che almeno ognuno si tenga la propria),
di rassegnazione supina, di sottomissione pusillanime e di colpevole
incapacità a contrastare pericoli di invadenza espansionistica
nei nostri territori?