18/05/2007
- Cannabis tra i banchi di scuola.
Uno studente milanese di quindici anni muore dopo aver fumato l’innocuo
- per alcuni sapientoni - spinello di cannabis durante la ricreazione.
In molte scuole italiane si traffica liberamente, si fumano spinelli
nei corridoi, nei bagni, davanti ai professori e tra i banchi di scuola
durante la lezione, mentre l’insegnante scrive alla lavagna, si
pratica il bullismo, si commettono atti di vandalismo e di violenza
inaudita sui compagni. Possibile che nessuno vede e nessuno si sente
nel dovere di intervenire? Stento a crederlo. Mi chiedo, chi può
interesse che ciò avvenga? Oppure l’ignavia del personale
della scuola, delle forze dell’ordine, della magistratura e dei
politici nelle istituzioni è diventata una virtù?
12/05/2007
- Droga e società.
L’autista dell’autobus che il 10/05/2007, ribaltandosi
sulla bretella autostradale di Lamporo (Vercelli), ha provocato la
morte di due bambini in gita scolastica e il ferimento di altri venti
e di quattro insegnanti, ha dichiarato candidamente di aver fumato
uno spinello di cannabis la sera precedente, come fosse la cosa più
naturale di questo mondo, in quanto consentita dalla legge.
Coloro che assumono sostanze stupefacenti, oltre a finanziare la delinquenza,
costituiscono una grave minaccia non solo per la propria incolumità
fisica, ma soprattutto per quella degli altri, provocando incidenti
stradali, aggressioni sconsiderate, atti di criminalità e di
violenza, che poi finiscono per essere giustificati o blandamente
puniti perché chi si trova sotto gli effetti della droga non
è in grado di intendere e quindi non è responsabile
delle proprie azioni.
L’attuale ministro della salute, noncurante del parere contrario
della maggioranza dei cittadini italiani, come primo atto del suoi
mandato ha pensato bene di raddoppiare la quantità di cannabis
consentita per uso personale. Il tribunale ha poi bocciato il provvedimento
e lei avrebbe voluto subito ricorrere. Forse qualcuno di maggior buon
senso è riuscito a bloccarla.
Eccole le conseguenze pratiche di tutti quelli che vorrebbero imporre
la liberalizzazione della droga o addirittura passarla a carico dello
Stato, perché il proibizionismo, secondo loro, non risolve.
(Non risolve perché non è vero che si punisce o si mette
in condizione di non reiterare). E allora diamogli la medaglia.
Io credo che tutti noi siamo direttamente responsabili quando assumiamo
un atteggiamento di indifferenza a problemi di questa rilevanza.
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