22/02/2008
- La presidenza di una Camera all’opposizione?
Penso che per legiferare basti una sola Camere, e non c’è
alcuna necessità di creare un Senato delle Regioni, né
tantomeno mantenere quello esistente, peraltro gravemente inquinato,
dal punto di vista politico, dalla presenza dei Senatori a Vita. E
non cambia assolutamente nulla se una delle presidenze dell’attuale
Parlamento venga affidata all’opposizione o meno. Il Parlamento
composto da una sola Camera, con un numero di deputati inferiore all’attuale,
è più snello, costerebbe di meno e rappresenterebbe
un reale e consistente risparmio strutturale della spesa pubblica,
piuttosto salutare.
05/02/2008
- Ritiro del mandato al governo da parte
del Capo dello Stato = Il regolamento delle Camere
dovrebbe prevedere lo scioglimento automatico del Parlamento quando
si verificano situazioni evidenti di instabilità politica determinate
dalla manifesta presa di posizione contraria
di alcuni elementi della coalizione sui provvedimenti da adottare.
Quando cioè uno o più partiti della coalizione di governo
votano in modo diverso un determinato provvedimento, il Capo dello
Stato dovrebbe intervenire e togliere l'incarico al Presidente del
Consiglio dei Ministri. Così
facendo si impedirebbe di tenere in piedi un governo agonizzante,
solo per attaccamento alle poltrone, in modo eticamente scorretto
e dannoso. pasmes
11/12/2007
- Senatori a vita asserviti alle logiche
di partito = Sui senatori a vita esprimo le mie riserve.
La loro carica non è elettiva, ma nasce dal riconoscimento
di meriti personali da parte dei partiti, (e qui sta il difetto).
Altrimenti non sarebbero quasi tutti di estrazione sinistrosa. La
loro disponibilità a lasciarsi strumentalizzare alle logiche
e alle beghe di partito, dalle quali, per coerenza, avrebbero dovuto
tenersi a distanza, hanno purtroppo determinato, agli occhi di tanti
cittadini, umiliazione e squalifica all'atla figura del Senatore a
vita. Ci stiamo purtroppo rassegnando a constatare che, in questa
nostra società moderna, tutto peggiora inesorabilmente, e anche
il Senatore a vita non è più quello di una volta.
pasmes
12/06/2007
- E’ utile mantenere le province?
Ho letto su alcuni giornali che in Parlamento giacciono ancora 43
proposte di legge per l’istituzione di 24 nuove province, distribuite
in quasi tutte le regioni d’Italia, oltre quelle create ultimamente
ma ancora in attesa di decollare, quali Fermo, Monza e Barletta-Andria-Trani.
E ciò avviene in un momento in cui, a buon vedere, imperversa
la polemica sui costi esagerati della politica e sul comportamento
irresponsabile dei politici.
Recentemente la Televisione di Stato, con una trasmissione inchiesta-denuncia,
ha fatto conoscere al grande pubblico l’esistenza del grave
fenomeno della proliferazione delle province inutili, che appesantiscono
in modo sconsiderato il costo della politica, riducendo le disponibilità
finanziarie occorrenti per i bisogni primari della collettività.
Poi ci domandiamo per quale motivo cresce la sfiducia esasperata dei
cittadini per la politica.
Possibile che non si possa fare nulla per impedire questo scempio?
Che non si possano stabilire degli standard minimi sulle dimensioni
ottimali delle province ed eliminare subito quelle che non vi rientrano,
che non si possa prevedere un taglio del numero dei consiglieri e
degli assessori nei comuni, province e regioni, per ridurre nei fatti
e non con le chiacchiere, i costi della politica?
10/06/2006
- Riforme a colpi di marrioganza. E'
forse utile? Negli ultimi tempi è diventato
di moda, da parte di tutti i partiti, parlare di riforme, per dimostrare
la propria efficienza, nella convinzione che saranno loro a far vincere
le elezioni, non la risoluzione effettiva dei problemi, anche spiccioli,
della maggioranza dei cittadini, senza tener conto poi degli strascichi
negativi che inevitabilmente si trascineranno dietro e non per pochi
anni. E così capita che un governo prepara le riforme e le
approva con i soli voti della maggioranza, quasi sicuramente scontentando
alcuni poteri forti che si andranno a collocare all’interno
dei partiti dell’opposizione per condizionarli, poi perde le
elezioni e il nuovo governo, diametralmente opposto al precedente,
annulla tutto e prepara nuove riforme che, molto probabilmente, faranno
la stessa fine in seguito. E così si pensa di fare gli interessi
dei cittadini, non grossi danni.
Questo è un difetto grossolano che, purtroppo, ha già
contagiato entrambi gli schieramenti, la cui caratteristica principale
è la presunzione di poter sottovalutare scioccamente l’intelligenza
dei cittadini.
E allora, se una riforma occorre farla per ammodernare il Paese, non
si può prescindere dalla necessità che venga condivisa
non dai soli partiti di governo, ma da una maggioranza molto più
qualificata, non inferiore ai due terzi del Parlamento, così
come eventuali ritocchi futuri, in modo che sia garantita una effettiva
stabilità e una maggiore convinzione che le riforme, costituzionali
o non, produrranno effetti migliorativi nell’interesse dei cittadini,
senza necessità di annullarle e sostituirle ancora. In caso
contrario, conviene mantenere le cose così come stanno, recuperando
efficienza con l’effettivo rispetto delle regole esistenti da
parte di tutti.