21/02/2008
- Utilizzo irresponsabile del pubblico
denaro. I pubblici amministratori, al solo scopo di
ottenere un ritorno in termini di voti, adottano provvedimenti a beneficio
di poche persone, in particolare al termine del mandato elettorale,
con finanziamenti improduttivi e a fondo perduto, che però
gravano economicamente sulla casse pubbliche finanziate da tutti,
e non si curano di valutare le conseguenze negative collaterali e
conseguenziali che provocano, che peraltro potrebbero essere sproporzionate
rispetto ai modesti benefici conseguiti. Questo comportamento di assoluta
irresponsabilità, e impunibilità, è la causa
principale della cattiva amministrazione della cosa pubblica. L’espandersi
del fenomeno dipende dal fatto che tutti i politici finiscono per
comportarsi allo stesso modo, e che il cittadino non è informato,
non sa e non conosce l’identità di chi si comporta in
modo tanto dannoso per la collettività.
19/02/2008
- Il declino della società moderna.
Il declino dell’Italia si misura anche dal calo del potere d’acquisto
dei salari e delle pensioni. Le colpe ricadono in prevalenza sulla
lottizzazione partitocratica, che invade ogni settore della vita pubblica
e privata, che condiziona il buon funzionamento delle Istituzioni
pubbliche centrali e periferiche e genera il fenomeno del degrado,
degli sprechi, del pessimo utilizzo delle risorse, degli alti costi
e della perdita di competitività, e favorisce corruzione e
illegalità. Se questo sistema non viene modificato da incisive
riforme istituzionali, che ridimensionano il potere della politica
e riconoscono la centralità del popolo, il Paese non uscirà
mai dal declino.
18/02/2008
- Astensionismo
necessario? E’ opinione prevalente, ormai, nella
stragrande maggioranza dei cittadini, che l’attuale classe politica,
senza distinzione di schieramento, in larga parte esercita il potere
ricevuto in delega dal voto popolare, non nell’interesse della
collettività, ma per tutelare i privilegi acquisiti e salvaguardare
gli interessi particolari propri e di ristretti gruppi.
Ritengo che l’unico strumento democratico e non violento rimasto
nelle mani dei cittadini sia l’astensione al voto. Forse, una
astensione di massa, potrebbe costituire l’ultimo e disperato
tentativo per richiamare la classe politica ai propri doveri nei confronti
della collettività
15/01/2008
- E'
colpa anche nostra se la politica degrada e involgarisce.
Siamo in molti
a ritenere che la politica degrada e involgarisce in modo preoccupante,
perché sta perdendo i valori etici e deontologici, non risolve
i probelmi della collettività, e viene esercitata prevalentemente
per il raggiungimento di interessi particolari, di partito e personali.
Non sappiamo essere liberi di giudizio,
obiettivi, indipendeti, in grado di ragionare con la nostra testa,
ci facciamo influenzare o condizionare, perchè non siamo in
grado di distinguere la buona fede dalla demagogia, ci lasciamo incantare
dall'oratoria raffinata e convincente dei praticoni della politica,
da chi ci promette cose impossibili, e diamo il voto con leggerezza,
all'amico o al parente che si è messo in lista senza aver fatto
conoscere le proprie idee, quali capacità e attitudini possiede,
che non ha mai svolto attività politica e non si è fatto
conoscere con interventi o iniziative, senza che abbia fatto capire
se possiede le capacità e le attitudini richieste per lo svolgimento
di una attività politica idonea e utile, e pur sapendo che
con il nostro voto richiamo di attribuire la poltrona a chi, sicuramente,
non sarà all'altezza e si è buttato nella mischia solo
per il soddisfacimento delle proprie aspirazioni personali.
Tutto questo
avviene perché noi cittadini mugugniamo, piagnucoliamo e ci
arrabbiamo per tutte le cose che non vanno, ma poi ci lasciamo coinvolgere
dalla campagna elettorale, ci lasciamo inquadrare nelle logiche interne
di partito, e tolleriamo tutto quello che combinano i politici dei
partiti per i quali proviamo simpatia, per criticare le stesse cose
fatte dagli altri, arrivando persino alla demonizzazione e al linciaggio
morale dell'avversario solo perché rende irraggiungibile la
conquista delle poltrone.
Ora che è caduto il governo Prodi, si ricomincia con il lavaggio
del cervello operato a tutti i livelli dagli attivisti sinistrosi
contro il celebre Cavaliere, o contro qualche altro personaggio come
se tutti gli altri fossero migliori. Non sopporto la presunzione di
chi crede di poter plagiare con le proprie chiacchiere la mente di
chi riesce a ragionare con la propria testa e a vedere le cose con
i proprio occhi.
Siamo noi, i veri responsabili del degrado e dell'imbarbarimento della
politica, perché non sappiamo ragionare con la nostra testa,
non siamo liberi di mente, non possediamo autonomia di giudizio, facciamo
sempre i partigiani di qualcuno, eterni pecoroni, deleghiamo tutto,
stiamo sempre e comunque da una parte o dall’altra, e ci lasciamo
tranquillamente strumentalizzare da questo o quel personaggio, pur
sapendo che politicamente vale meno di niente.
pasmes
8/01/2007
- Invito
a dedicarsi all'attività politica. Il Presidente
della Repubblica, in occasione del discorso di fine anno 2006, ha
invitato i cittadini a non allontanarsi dalla politica, a partecipare
in tutti i modi possibili, portando forze e idee più giovani,
per contribuire a rinnovarla, a migliorarla culturalmente e moralmente,
perché la cosa pubblica siamo noi stessi e non ci si può
rinchiudere nel proprio orizzonte personale e privato; solo dalla
politica possono venire le scelte generali di cui ha bisogno la collettività,
e la partecipazione dei cittadini è indispensabile affinché
quelle scelte corrispondano al bene comune. Queste, a me sembrano
parole sacrosante, perché se ci tiriamo indietro le cose continueranno
a peggiorare e noi, in qualche modo, dovremmo sentirci corresponsabili
delle conseguenze negative che ne derivano. Ma partecipare non significa
riunirsi per discutere esclusivamente delle cariche direttive interne,
di chi andrà a ricoprire incarichi amministrativi, di chi avrà
il diritto di essere inserito in lista nelle prossime campagne elettorali
e simili. Occuparsi di politica significa, e deve significare, discutere
dei problemi e trovare le soluzioni possibili. Soltanto dopo aver
superato questa prima fase fondamentale, si potrà parlare di
chi e di come andare a ricoprire incarichi di responsabilità.
Perciò, non accampiamo scuse: facciamoci avanti e diamo il
nostro contributo personale alle idee, alle proposte valide, ai comportamenti,
ai provvedimenti da assumere. pasmes
29/12/2006 - Brevi
riflessioni sul concetto di “Politica” Osservando
con attenzione quanto avviene nel mondo cosiddetto “della politica”,
mi domando quale sia, attualmente, il concetto prevalente di “attività
politica”, che oggi sembrerebbe ridotto al solo ruolo di “demagogia
e attività elettorale finalizzata alla conquista di un posto
di potere.”
Nelle sedi dei partiti politici, per lo più chiuse per gran
parte dell’anno (specie quelle periferiche) e di esclusiva gestione
da parte di una ristrettissima cerchia di attivisti detentori del
pacchetto maggioritario di tessere, ci si ritrova soltanto in occasione
del rinnovo degli iscritti e degli organi direttivi, per scrivere
un manifesto ogni tanto e per organizzare la prossima campagna elettorale.
Langue gravemente un vero e proprio dibattito interno e confronto
costruttivo con gli iscritti e simpatizzanti o è del tutto
inesistente. I movimenti politici e le liste civiche nascono in prossimità
delle tornate elettorali e si esauriscono in un batter d’occhio,
dopo aver eletto personaggi spuntati in lista all’ultimo momento,
che in precedenza non avevano mai svolto attività politica
e dei quali nessuno conosce capacità e attitudini, messi lì
per fare il proprio comodo e per condizionare e a volte ricattare
la neonata amministrazione pubblica, obbligandola a soddisfare le
proprie esigenze personali delle quali non rispondono a nessuno. Questa,
secondo me, è la ragione principale per cui le Pubbliche Amministrazioni
risultano essere sempre più deludenti, i problemi non si risolvono
mai e ad essi se ne aggiungono sempre di nuovi. E allora, cosa fare?
Ritengo che occorra rimettere la politica nelle mani dei politici
che abbiano dimostrato, con la gavetta e con i fatti, di possedere
passione, predisposizione e attitudini e che abbiano capito la differenza
che passa tra attività politica, attività partitica,
attività elettorale e attività amministrativa pubblica,
nella consapevolezza che non si può passare nella terza e quarta
fase senza aver espletato e approfondito al massimo la prima.
Ecco come intendo, schematicamente, le quattro fasi:
Attività politica (di fondamentali importanza)
= studio dei problemi e ricerca delle soluzioni possibili;
Attività partitica = sviluppo dell’attività
politica, con la partecipazione diretta e il coinvolgimento degli
attivisti e simpatizzanti, organizzazione dell’attività
elettorale e controllo dell’attività amministrativa.
Attività elettorale = ricerca dei consensi
pubblicizzando l’attività politica e quella amministrativa
effettivamente svolta o da svolgere;
Attività amministrativa = attuazione pratica
delle idee e delle proposte risolutive scaturite dall’attività
politica.
Se per attività politica continuiamo a intendere soltanto “demagogia
e conquista dei posti di potere”, le prospettive future non
potranno che essere brutte e amare.
Bisognerebbe davvero evitare di sostenere elettoralmente coloro che
ignorano la prima fase o fingono di occuparsene e la sottovalutano
in modo sconcertante, per dedicarsi esclusivamente alle ultime. Da
gente così fatta non possiamo aspettarci nulla di buono, e
il fatti lo dimostrano ampiamente. E noi cittadini liberi e indipendenti,
finiamo per essere i veri responsabili di questo deleterio capovolgimento
del concetto di “politica”.
pasmes
25/09/2006
- Metodo clientelare e spartitorio per
la nomina degli scrutatori. La legge 21/12/2005,
n. 270 ha modificato le modalità di designazione
degli scrutatori per la costituzione dei seggi elettorali, stabilendo
che le Commissioni Elettorali, dovranno procedere alla “nomina”
e non più al “sorteggio”, ripristinando il vecchio
sistema delle spartizioni tra i partiti, che non si fanno scrupolo
di giocare sulla pelle dei disoccupati e di chi ha urgente bisogno
di guadagnare qualcosa. Si torna così al metodo clientelare,
in barba a ogni principio di equità, di trasparenza, di pari
opportunità e di giustizia.
Come al solito, alcuni predicano che occorre ridare un’anima
etica alla politica. Noi cittadini liberi e indipendenti dovremmo
pretenderla invece, evitando di votare a favore di coloro che nel
proprio DNA, latita del tutto il concetto di equità e di giustizia,
perché privi di valori e di principi
Comunque, al Sindaco che volesse adottare un metodo più obiettivo
di scelta, per stare a posto con la coscienza, è consentito
di adottare il sistema dell’estrazione dei nominativi dalla
lista di coloro che hanno inoltrato la richiesta, rigettando così
l’avvilente sistema delle spartizioni clientelari e dei favoritismi.
Ma sembra che nessuno abbia voglia di farlo.