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Il nipote di Omero
Paolo Paolacci
Casa Editrice Internazionale Laboratorio Word


Paolacci Paolo è nato e risiede a Tivoli. Ha, al suo attivo, pubblicazioni poetiche e una di narrativa. Ha scritto e pubblicato con diverse riviste, articoli su Cartesio, Ungaretti, Isaac B. Soinger e su vari temi della società.

Paolo Paolacci, un poeta in mezzo a noi.
Ho letto le poesie comprese nella raccolta presentata recentemente dal poeta tiburtino Paolo Paolacci, dal titolo “Il nipote di Omero” e debbo dire che sono rimasti nel suo cuore e nel suo modo di fare i versi brevi, concisi, efficaci come quelli della prima raccolta di tanti anni fa.
Paolo è tornato dopo un’assenza di un certo tempo, durante la quale è maturato molto sotto l’aspetto artistico, - si è cimentato anche in un romanzo di un certo rilievo - e in pubblicazioni per bambini molto efficaci.
Siamo convinti che non si fermerà qui, nel suo viaggio letterario che, considerata l’età, sarà ancora molto lungo. Anche perché, come dice lui stesso, nelle prime due righe della presentazione al libro di oggi: “le poesie sono una parte di noi che possiamo anche non conoscere….
Voglio riproporre la prefazione che scrissi in quel lontano 1982 per la prima pubblicazione di Paolo, che egli titolò “…e un’altra pioggia cadrà su di noi…”, perché ritengo, dopo aver letto le poesie di oggi, che essa possa essere valida anche per il presente lavoro.
(prefazione a “… e un’altra pioggia cadrà su di noi…"):
Qualche anno fa Paolo Paolacci, un giovane tiburtino timido e schivo, mi avvicinò quasi con timore (poi capii che era solo “rispetto” per me che ho più anni di lui sulle spalle), per sottopormi una decina di pagine ciclostilate, comprendenti una manciata di versi, raccolti insieme senza pretesa, col semplice titolo “Viali”.
Lessi i versi. Li rilessi a distanza di qualche giorno, con più calma. Mi aveva colpito là per là uno stile spezzato, inconsueto, che faceva da supporto a sentimenti ora nascosti ora scoperti. E la stessa sensazione mi rimase alla seconda lettura.
Mi convinsi che il “sentire” di Paolo “andava” (e ne ebbi conferma da lui stesso in colloqui successivi) alla ricerca del suo “intimo”; ma andava anche alla ricerca dell’“amore” che permea di sé tutta la presente raccolta.
Paolo Paolacci, sottobraccio alla sua donna, aspetta con ansia “un’altra pioggia” che venga a rendere più puro “l’amore”.
Il poeta si libra in un’aria limpida sotto un cielo di fiaba, per trasformarsi in farfalla, in rondine, in aereo, a spaziare “innamorato” sotto una luna d’argento (credevo non esistesse più la luna, per gli innamorati, oggi che piede umano l’ha contaminata) a chiamare, ad invocare “l’amore” nella nebbia, per diradarla con il suo desiderio.
Ci saranno nel suo “andare e andare” partenze e ritorni, addii e incontri, saluti e abbracci, desideri e paure, ci sarà infine un “annullarsi” con le “labbra dell’universo”.
E sarà allora un annullamento totale, di tutt’e due, di lei e di lui; e i loro “corpi ruoteranno intorno al sole, nudi di parole, privi di amore”.
Ma l’annullarsi nel sole del poeta e della sua donna, è in realtà un ritrovarsi a formare l’unione eterna, l’amore universale, che egli ricerca disperatamente, attraverso il rincorrersi talvolta affannoso dei versi.
Il librarsi nell’aria senza ali, il perdersi tra le birre dei tavoli di un bar, il nascondersi dietro i cuori delle persone che camminano incuranti dell’amore (a nessuno importa se esiste o no, l’amore), è per Paolo Paolacci un “donare” “una timida carezza in un timido incontro”.
Al termine del volo il poeta scoprirà nel volto scavato del padre e nello sguardo sereno della madre, il suo essere, combattuto, pur nella sua breve esistenza, tra il respiro del tempo e lo “stare” dello spazio; e il suo cuore tumultuoso, alfine, troverà la calma sperata, nel mondo di favola dell’Amore.
Tivoli, dicembre 1982.
Marcello De Santis

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Palamiti per versi e parole dispersi nel mare del tempo
Marco Raiti

Kimerik Editore

Marco Raiti è nato a San Terenzo (SP) e vive a Sarzana, sposato, con un figlio. Ha cominciato a scrivere poesie all’età di tredici anni, poi si è dedicato anche ai racconti e, recentemente, ha terminato un romanzo di fantascienza, pronto per la pubblicazione. Ha partecipato e ottenuto importanti riconoscimenti in vari concorsi letterali nazionali ed internazionali ed ha pubblicato, insieme ad altri autori, poesie e racconti in vari volumi e in diverse antologie.

L’autore tenta di esprimere le vere e forti sensazioni e le emozioni provate nella sua vita con parole e frasi scritte, con pause e ritmi in grado di salvaguardare l’integrità dell’ispirazione. Per lui, l’arte si identifica con il completamento di alcune tappe esenziali del messaggio artistico. La prima, comunemente definita ispirazione, è quella in cui l’artista prova emozioni e sensazioni più o meno forti. La seconda è la creazione del mezzo portante il nocciolo delle emozioni. Nella pittura o nella scultura è la raffigurazione visiva del quadro o dell’opera scolpita. Nella musica si realizza con la composizione di melodie, sinfonie o ritmi che giungono direttamente all’animo dell’ascoltatore. Nella poesia, che è la forma artistica ritenuta maggiormente coinvolgente, si tenta di trasmettere le sensazioni provate con parole, pause, ritmi e rime. Per cui rimane determinante non solo il significato etimologico delle frasi con cui si cerca di comunicare immagini, sequenze di filmati, suoni e perfino odori, ma anche una musicalità che possa accompagnare il messaggio più direttamente all’animo dell’ascoltatore, tanto da far considerare più appropriata la forma parlata, quale appunto può essere la recitazione della poesia stessa.
Il libro si compone di quattro racconti e oltre 80 poesie pubblicate in 110 pagine, ed è reperibile in diverse librerie e pagine web.
Per informazioni rivolgersi all'autore: E.mail: ocram060398@libero.it - Sito: www.leosoft.it/OCRAMWEB

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In trina di parole... e bisbigli di rose
Marina Pratici

Marina Pratici è nata a Viareggio il 16/ 9/ 1961, vive ad Aulla ( MS ) e lavora in un istituto di credito a La Spezia. Critica letteraria e giornalista, collabora sistematicamente con il settimanale “Vita Apuana- Toscana Oggi” e con altre testate giornalistiche. Presidente dell’Associazione Genitori A.Ge. “Alice e Flavio”, ha organizzato numerosi eventi di vocazione culturale e sociale ed è stata relatrice in svariati convegni. Membro della Redazione Musical- Letteraria del “Premio Lunezia”, è anche segretaria dell’omonima Fondazione. Da tempo impegnata nel volontariato, è socia attiva e di direttivo di organismi con finalità solidale. Appassionata di arte e storia locale, ha promosso percorsi volti al recupero delle tradizioni del comprensorio lunigianese e suoi approfondimenti sono conservati nel Museo di San Terenzo Monti ( MS ). Ha curato la recensione critica delle opere di numerosi artisti, è membro di giuria in diversi premi letterari e segretaria del Cenacolo Artistico Culturale “Val di Magra- Roberto Micheloni”. Ha ricevuto segnalazioni, menzioni d’onore e si è classificata ai primi posti in più concorsi di poesia. Sue liriche figurano in antologie, riviste e siti specializzati e sue composizioni sono state musicate dall’artista Leonardo Rosi, già collaboratore di Zucchero Fornaciari. “In trina di parole…e bisbigli di rose”( Pilgrim Edizioni ), sua opera prima, è stata presentata da Alessandro Quasimodo.
"In trina di parole…e bisbigli di rose “
- Una lirica pura, dove la ricercatezza sta nell’intento del messaggio, e la forma è un soave intessere di emozioni, ricordi, omaggi… Un prezioso ricamo profumato per chi vuole cogliere la poesia come un fiore… - Maura Tesconi
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Con questa raccolta l’Autrice ci offre una testimonianza intensa, consapevole, della sua sofferta maturità…In ogni frangente di vita, adombrata in queste composizioni, è ricorrente una forza interiore “positiva”, un’aristocratica cordialità che coinvolge e che persuada… Un esordio felice, di alto spessore e valenza, di un’Autrice già pluripremiata e della quale, a lungo, si sentirà parlare… - Giuliano Adorni
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Questa prima raccolta di Marina Pratici è nata nel segno dell’amore. Dalle parole- che incidono e comunicano con forza- emergono metafore e immagini rese suggestive da appropriate scelte lessicali…Una raccolta poetica di sostanza, capace di arrivare al cuore… - Anna Magnavacca
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Con le sue liriche l’Autrice sa regalare la ricchezza di un dubbio, l’imprevisto colore di un’emozione, la maliziosa complicità di un sorriso, la speranza di una corda da afferrare e persino l’inquietante e selvatico profumo da amatori del fiore del sambuco…Voi che indagate indiscreti tra le parole di Marina, alla sua poesia, chiedereste di più? - Riccardo Boggi
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Una voce poetante di profonda capacità espressiva ed emozionale…che non esita a tentare strade nuove, sperimentali…L’elemento descrittivo è usato dall’Autrice con rapidità e sicurezza di tratto, mai fine a se stresso, così come la musicalità del verso non si fonda su facili ritmi, ma è polifonia originata da un sapiente e attento ascolto…- Emma Sangiovanni
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Versi potenti, graffianti…Marina Pratici punge, lanciando provocazioni tra effluvi di rose…Abilità stilistica, che ha per humus una larga riflessione e una lunga sedimentazione, sensibilità pittorica e musicale, tematiche di ampio respiro affrontate con notevole padronanza…Un’opera prima che già rasenta l’eccellenza - Alberto Romano
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Nessuno parli - Una rosa e le altre
Marina Pratici

Antonio Coppola - La poesia della Pratici è un colloquio tenero, suadente a non mancare l’impegno all’appuntamento con la Poesia…Marina Pratici forma uno svelto apologo poetico, quasi una effervescenza spirituale della natura; il luogo della riconversione, del recupero dentro un’accezione generazionale antropologica; in queste poesie c’è la tessitura di una leggenda biografica, c’è il consenso di un’oasi di rifugio conclamato da un dramma esistenziale…
Rina Gambini - Marina Pratici, con questa sua riuscita e decisamente interessante prova, si immette in un filone lirico per lei abbastanza inconsueto, ma non perde la sua personalità poetica, non rinnega le scelte che fanno unica e individualistica la sua produzione: la discorsività della composizione risolta in musica; la piacevolezza delle immagini, rivestite da un sorriso, anche mesto all’occorrenza, ma frutto della presa di coscienza delle umane debolezze; l’interesse per il mondo che la circonda, che sa divenire poesia…Così come, eludendo le trappole del prosastico, non rinnega le scelte stilistiche che la fanno riconoscere: la ricerca della parola significativa ed al medesimo tempo armoniosa, la rapidità del dettato, i lampi s’espressione immaginativa, i toni ora acuti, ora sommessi, del verso…
Giuliano Lazzarotti - Succede talvolta che un Poeta, con la sua sensibilità si inoltri nel Mistero, penetri l’Ineffabile…allora si celebra una magica simbiosi e da questo unicum di anime scaturiscano parole dense di incantamenti…Liriche dolcissime e strazianti, che sembrano voler carezzare, con suadenti parole…Grazie, Poetessa
Silvano Nuvolone - La poesia di Marina Pratici è un’espressione di eleganza e di stile, dove raffinatezza e cultura ben si amalgamano per rendere partecipe il lettore di sentimenti ed emozioni. Una lirica dall’apparenza gentile, ma pungente ed acuta, che riesce a colpire, profondamente…Spero che in molti maledicano i poeti, li maledicano perché cercano le parole che toccano l’anima, e appena sfiorare i nostri sentimenti è più doloroso di un colpo di spada. Tu hai questa dote, Marina. Usala con attenzione
Alessandro Quasimodo - Come le rose, anche queste pagine hanno molti colori…e ciascuno di essi serve a rappresentare un istante di vita, un tratto, un sentimento…Lo strumento che la Poetessa ha scelto per esprimersi è un Verso che definirei “classico”, studiato e sempre perfettamente calcolato al fine di isolare sintagmi essenziali che risaltano e producono un’eco attraverso rimandi fonici di rime e assonanze: un gioco di specchi che permette di perdersi meravigliosamente nel giardino di rose…Sembra di poter leggere nelle poesie di questa Autrice quanto piena sia la sua vita: tutti gli impegni lavorativi, culturali, sociali, familiari…occupazioni che però ogni tanto vengono come sospese per lasciare spazio al silenzio, ad un percorso a ritroso nel tempo e nello spazio che permetta di ricostruire- e quindi riempire di senso- le tappe di una esistenza ancora breve, ma già costellata di molte soddisfazioni e riconoscimenti pubblici e privati. Tutti meritati, non posso che aggiungere
Roberto Sarra - Ci sono opere che fanno riflettere, altre che procurano il piacere della lettura, altre ancora che stupiscono per la loro originalità lasciandoci così inevitabilmente senza fiato. È il caso di questa splendida opera che con grande enfasi comunicativa, ci prende per mano accompagnandoci lungo l’affascinante percorso tracciato da Marina Pratici che si esprime nella genialità derivante da un appassionante ritorno alla classicità…La raccolta palesa uno straordinario inno all’amore, la sola cosa che conti per la Poetessa di Aulla che esce così allo scoperto per aprire al mondo il proprio cuore intriso di nobile sentimento…
Rodolfo Vettorello - Ci sono poesie che si leggono per il puro piacere di cogliere bei significati ed emozioni attraverso la musicalità della costruzione e l’armonia dei singoli versi. Ci sono altre poesie che si sa già dalla prima lettura che resteranno dentro a lungo, forse per sempre. Riconosco alla splendida Poesia (devo passare alla maiuscola ) di Marina Pratici, una funzione maieutica, quella di aiutare tanti pensieri e tanti sentimenti a venire alla luce. Il dono più grande che viene da una Poesia bella e importante è quello di stimolare chi ami la scrittura a concepire, a sognare, a sperare di produrre anche solo una nuova frase di poesia >
Sirio Guerrieri < Marina Pratici è tributaria di quello che resta della cultura classica rivista e avverte i brividi di un male originario e di una malinconica impotenza esistenziale che si dipana in lessico colloquiale, misteriosamente ermetico e metafisico, in momenti visivi venati di simboli, dove riaffiora la grazia di un lirismo fluido, aereo, solare, rifluente dal sogno alla memoria e dalla memoria al sogno, alla pietas, alla contemplazione del paesaggio interiore…

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Le magnifiche stagioni di Ermenegildo
Domenico Dimase

Ermenengildo Capponi è l’italiano medio, impiegato alle poste, una moglie, tre figli, alle prese con le peripezie di tutti i giorni: il lavoro, la famiglia, gli amici, la cucina, quel diabolico apparecchio che è il computer, la tecnologia, l’amore e il tradimento, le raccomandazioni, la chirurgia plastica… Chi di noi non è stato Ermenengildo, uomo qualunque ma un po’ speciale, almeno in una di queste situazioni? L'ironia di Domenico Dimase trasforma questi momenti di vita quotidiana in vere e proprie avventure, ed Ermenengildo diventa un eroe dei nostri giorni, con tutte le sue particolarità e contraddizioni. In ognuno dei dodici racconti che compongono Le magnifiche stagioni di Ermenengildo, il nostro paladino si trova ad affrontare un aspetto del mondo in cui viviamo, globale e “avariato”, trovando sempre rifugio in valori importanti come l’amicizia o la famiglia. Con uno stile sempre fresco e ironico Dimase scrive della nostra vita, facendoci apparire sul volto un sorriso che sembra essere, a volte, un po’ amaro.
Introduzione: (Dodici tacconti come dodici sono i mesi dell’anno a indicare le esperienze di un individuo che segnano la sua esistenza, distribuite nell’arco delle stagioni, talvolta pittoresche). I racconti formano una raccolta che hanno come protagonista principale Ermenengildo, un nome a caso, che lo vede al centro di vicende che si colorano di toni sarcastici sino ad assumere una veste buffa per i caratteri dello stesso personaggio. La sua ingenuità e il suo naturale modo di affrontare le situazioni e la vita relazionale si scontrano con i tratti principali su cui si fonda la società in cui vive. Una società complessa, dell’apparire, caratterizzata dalla tecnologia e dal bisogno di conseguire il successo ad ogni costo, una filosofia globale che sembra aver confuso tutto e tutti mescolando le carte in un unico gioco che si sostanzia nel motto del “ Si salvi chi può “. In questa logica dominata dalla frenesia e dalla velocità di adempiere a più cose in una stessa unità di tempo è facile che tutto vada a scapito della morale e della onestà degli individui e che uomini come Ermenengildo paghino il prezzo più alto per una paventata rivoluzione della società. E’ un mondo che gli appartiene poco perché non gli assomiglia affatto. Lui fa parte di un'altra generazione non solo per l’età ma la per priorità da lui assegnata agli angoli più reconditi del sentimento umano che respinge i rigidi modelli di efficientismo proclamati nell’ambiente che lo circonda. La sua goffaggine a volte appare arte per come si distingue dagli stereotipi modelli di convenzioni a cui gli altri appaiono assuefatti.Un po’ Don Chisciotte e un po’ sognatore, che potrebbe captare lo sguardo simpatico di chi lo osserva lottare nelle vicende quotidiane. La genuinità del suo spirito si integra con la bontà di alcuni personaggi che lo accompagnano: Olimpia, la moglie, e i suoi figli: Diana, Ofelia e il piccolo Oscar; mentre altri a vario titolo esprimono le contraddizioni dell’ambiente che lo circonda. (es. Gastone il suo collega più fedele, e tanti altri). Ermenengildo appartiene ad una schiera di personaggi già trattati nei filoni narrativi di altri scrittori del calibro di Campanile, Guareschi, e soprattutto Italo Calvino, e alle stoccate sarcastiche sulla società di Ennio Flaiano. Ah !! dimenticavo, la città di Ermenengildo potrebbe essere una delle tante del Belpaese; a caso si può immaginare Torino. (L'autore).
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