"Segredi
di Stato"
Massimiliano
Passamonti
Editing Edizioni. Anno 2007. Collana Narrativa. Pag. 429
L'autore,
nato a Tarquinia nel 1971, è al suo fortunato esordio letterario
e, prima di trasferirsi in Austria per lavoro in un'azienda automobilistica,
ha prestato servizio per nove anni in Marina.
Lo
scrittore ha spiegato di aver impiegato 3 anni per documentarsi, di
non essersi ispirato ad alcun testo e di aver inventato la trama mentre
scriveva il libro. Questo romanzo fa rivivere le tragiche atmosfere
degli anni di piombo in Italia, dai sequestri agli attentati contro
lo Stato, gli uomini politici, i giornalisti e le istituzioni. Le ambientazioni
nella Roma di oggi, sono frutto di sopralluoghi e i fatti descritti
derivano da esperienze realmente vissute.
Il racconto inizia a Roma, dove un giovane incursore del COMSUBIN, Antonio
Mela, sta collaborando con i servizi segreti allo scopo di infiltrarsi
e raccogliere informazioni su un gruppo chiamato brigata no-global,
responsabile di attentati dinamitardi. Mela, dopo svariati tentativi
riesce a stabilire un contatto con Fabrizio Conti, presunto affiliato
alla brigata. Il ministro dell’Interno, Francesco Nero, non fidandosi
dei servizi segreti, chiede all’ammiraglio comandante del COMSUBIN,
Oscar Scanio, di essere messo in condizioni di ricevere informazioni
direttamente da Mela, senza far insospettire il coordinatore dei servizi
segreti. Non corre buon sangue tra Francesco Nero e alcuni elementi
dei servizi segreti, scontenti della riforma che il ministro dell’Interno
prepara per loro. Mela, frequentando conti, si rende conto di aver centrato
l’obiettivo: la brigata no-global è pronta a colpire ancora,
cosa che poi accade in una serie di successivi colpi di scena. Senza
svelare qui gli sviluppi della vicenda, si sottolinea che il romanzo
che Passamonti ricostruisce con una eccezionale puntualità di
dati e una straordinaria intensità di atmosfere gli anni della
strategia della tensione in Italia, offrendone un quadro narrativo che
non è affatto privo di riscontri storici nonostante l’invenzione
di fatti e di persone. Ma quello che conta soprattutto è la capacità
di indagine psicologica con cui l’autore ritrae i suoi personaggi,
trattandosi in primo luogo di una vicenda di uomini e della dinamica
delle loro azioni e reazioni frutto insieme della logica e della contraddizione,
così come conta la grande suspense dentro la quale lo scrittore
avvolge i lettori coinvolgendoli nella trama della sua storia incalzante.
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La
luna diventò sole
(Una
luce di speranza per chi brancola nel male
oscuro dell'anoressia e della bulimia)
Rita D'Amario
Collana Punti
di Vista
Rita
D'Amario. Nata a Tivoli nel 1970, è insegnante di scuola materna
e assistente per le comunità infantili. Nel 2003 ha fondato "l'Associazione
Culturale Kappa "desideri e sogni di una generazione in movimento".
Si occupa di Arte e Comunicazione, collabora col Notiziario Tiburtino,
curando la pagina dedicata ai concorsi. Ha pubblicato la favola "Tommi
alla ricerca della perla della felicità" edita da Prospettivaeditrice,
e il romanzo scritto con la collaborazione del fans di Vasco Rossi "L'Hotel
Albachiara" anch'esso edito dalla Prospettivaeditrice.
L’autrice,
lungo il suo cammino ha incontrato due “Lune”. Le ha guardate
negli occhi comprendendo il dolore che avevano dentro. Non ha preso
iniziativa, ha aspettato che fossero loro a fare il primo passo, e così
è stato.
E’ la vera storia di due Lune (amiche dell’Autrice), che
per cause diverse sono diventate: “Anoressiche e Bulimiche”.
Con coraggio e determinazione hanno affrontato il problema, fiduciose
di poter sconfiggere questo male oscuro che sta dilagando vertiginosamente.
A nostra insaputa, ci sono persone malate nell’anima con problemi
più distruttivi di un dolore fisico. Ora, queste due Lune, dopo
aver trascorso tre anni della loro vita a combattere con questo disagio
esistenziale, sono diventate due splendide stelle del firmamento. Il
loro spirito è luminescente come un astro del cielo. Accendono
una luce di speranza per chi da anni combatte una qualsiasi malattia,
dibattendosi tra l’indifferenza e le umiliazioni della gente che
gli vive accanto. Chi ha perso ogni speranza e non ha più il
coraggio di combattere, deve guardare il cielo di notte, quando è
limpido e sereno: potrà vedere la Via Lattea e comprendere quanto
la vita sia dura ma bella, tanto da essere vissuta intensamente partecipando
ogni giorno alla sua continua evoluzione.
Per rispetto della privacy delle protagoniste, non si fa nessun riferimento
alle famiglie, ai luoghi di nascita, né al mondo esterno che
le circonda, ma solo alle emozioni e ai turbamenti interiori che hanno
vissuto interagendo con la società. Nel libro compare una sola
“Luna”, che rappresenta le inquietudini esistenziali di
due persone che hanno vissuto veramente un dramma di dimensioni colossali.
L’autrice fa riferimento alla mitologia greca, perché le
imprese e le sofferenze dei personaggi descritti nel libro, hanno significati
profondi. L’angoscia eroica dei miti greci libera la mente dal
grigiore della vita quotidiana, rendendola divina. Realmente chi è
l’eroe? E’ colui che compie imprese pericolose per progredire,
il cui eroismo consiste nel far compiere alla società i passi
fondamentali per cambiare. Ognuno di noi può conquistarsi la
nomea eroica attraverso il superamento delle difficoltà. Ogni
essere umano può conquistare la gloria se affronta con coraggio
e pazienza, con tenacia e fiducia, la sofferenza che sconvolge la vita.
Le radici del nostro sapere affondano nella cultura greca e latina,
influenzando con positività la nostra generazione che è
ricca e potente. I greci, li ricordiamo ancora oggi, perché furono
i pionieri del pensiero scientifico, della matematica, della medicina,
dell’arte drammatica, della poesia lirica, della storia e della
filosofia. Malgrado gli scarsi esperimenti scientifici (e la loro renitenza
a farli), elevano con eccellenza il pensiero umano.
La scienza moderna è andata al di là delle loro teorie
circa la sostanza del mondo, ma nessuno li ha superati in fatto di filosofia
e di arte. Possiamo farcela sempre e in ogni circostanza, perché
alcune volte guardare il passato ci aiuta ad affrontare il presente
e a costruire un futuro migliore.
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| Il
mistrero della Fontana dell'Organo
(Dipinto su tela di Andrea Caponera)
Rita
D'Amario
Casa Editrice Il Filo Nuovo
Dall’ultimo piano di una residenza nobiliare, circondata da un
giardino segreto, si sprigionano, delicate, le note magiche del
pianoforte d’Ippolito. Ipersensibile, sofferente, è un’artista
pensoso, tormentato; incantato dallo spettacolo della natura. “Mi
sembra di cavalcare tra le righe del pentagramma” pensa il giovane
divagando e nel verde, con la fantasia, trova rifugio dall’autorità
opprimente del Conte Dueste che lo tiene imprigionato. La musica culla
l’anima, la campagna tiburtina si accende di meraviglia e la Fontana
dell’organo, i dipinti, i miti, si animano. Sullo sfondo di una
Tivoli risorgimentale, il giovane
Ippolito ha il coraggio di essere se stesso e amare, contro ogni regola,
la dolce Ludovica e la musica.
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Antonia
Russo
E’
nata a Argentina nel 1958 da genitori italiani emigrati in Argentina
nel 1949. Esercita attività di commerciante con l’aiuto
dei suoi due figli. Da sempre ha coltivato la passione per la scrittura
letteraria e per lo studio, consegundo il Diploma di Perito Mercantile
e frequentando vari corsi per giornalista e per Amministrazione di piccole
e grandi imprese. Fa parte dello staff della rivista Infinitamente,
a San Nicolas, e da 7 anni conduce, come prima responsabile, uno speciale
giornalistico alla Radio di San Nicolas. E’ vicepresidente della
Famiglia Campana di San Nicolas ed è stata presidente del Rotary
Club negli anni 2006 e 2007. Ha partecipato a numerose manifestazioni
culturali e presentazione di libri ed ha ottenuto riconoscimenti e premi
in vari concorsi letterari e di poesia.
“Partivano i bastimenti ... quante
lacrime”, presentato alla VIII Fiera del Libro
di San Nicolas, l’11 ottobre 2003, è un libro di interviste
di persone che, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, sono
emigrate in Argentina con l’illusione di trovare fortuna e migliori
condizioni di vita.
Basta guardare una foto ingiallita ancora custodita nella valigia di
emigrante, per tornare a ritroso con il ricordo di un tempo non molto
felice, ma di cui ora, dopo tanti anni, si sente ancora la nostalgia.
Nelle storie degli emigranti intervistati riemergono vividi ricordi
di emozioni, allegrie, coraggio, difficoltà di ogni genere, sofferenze,
pene e soprattutto immense nostalgie per le terre e le tradizioni lasciate
con il dolore nel cuore.
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| Gocce
Tiburtine
Giuseppe Romanzi
Giuseppe
Romanzi. Nato e residente a Tivoli. Pensionato. Socio del Circolo Filarmonico
Tiburtino "Diana". Scrive poesie in lingua italiana e in dialetto
tiburtino e compone canzoni, alcune delle quali, appositamente scritte
per la manifestazione, sono state eseguite nelle ultime edizione del
Festival "San Giovanni Tiburtino, Musiche e Prosa in dialetto tiburtino",
che ha luogo tutti gli anni, presso l'Anfiteatro di Bleso.
Gocce
Tiburtine contiene una raccolta di 66 poesie a schema libero, metà
in lingua italiana e metà in vernacolo tiburtino. Nella prefazione
curata dalla Prof.ssa Anna Maria Panattoni, si legge che, quella del
Romanzi è una poesia semplice, spontanea, fatta di buone intenzioni
e sani principi, forse quelli di una volta, intramontabili e buoni.
Una poesia orgogliosa, che scalpita, che vuole uscire dal cassetto del
privato, che vuole dire la sua, anche se l'autore non rinuicia alla
timidezza di chi sa di non essere nato per esercitare la professione
di divin cantore. Una vena poetica spontanea, filtrata da idiomi diversi,
l'italiano e il tiburtino, offre al lettore, in una studiata dicotomia,
suggestioni diverse.
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| Il
padrone di casa
Alberto
Samonà
Edizioni Robin (Roma), pag. 156, prezzo € 12.00
Alberto
Samonà, autore e giornalista siciliano, ha scritto diversi libri
a contenuto simbolico, fra cui Le colonne dell'eterno presente (ila-palma
2001), La Tradizione del Sé (Atanòr, 2003), Riti pasquali
(AA.VV. Ac-Mirror 2005), Tarocchi (AA. VV. Ac-Mirror, 2005). Dal suo
racconto intitolato La bambina all’Alloro, il cantastorie iracheno
Yousif Latif Jaralla ha tratto lo spettacolo teatrale Le orme delle
nuvole. Ha scritto e diretto a teatro la piéce Una fiamma a Campo
de’Fiori sulla figura di Giordano Bruno. È componente della
giuria nazionale del concorso letterario “Subway letteratura”.
Quando
Il padrone di casa è assente un insieme di maggiordomi indisciplinati
spadroneggiano, atteggiandosi ora in un modo, ora in un altro, in attesa
che l’unico proprietario dell’abitazione faccia ritorno
e se ne riappropri. Quest’antica metafora sulla condizione degli
esseri umani è il punto di partenza e di arrivo del romanzo epistolare
del giornalista Alberto Samonà, dal titolo, appunto, Il padrone
di casa, pubblicato dalle edizioni Robin di Roma.
L’autore affida la narrazione ad una scansione temporale di dodici
mesi, contrassegnati, ciascuno, da una lettera che il protagonista,
un uomo sui quarant’anni, scrive a un’amica lontana. L’uomo
cerca risposte e pone le proprie domande alla donna, ma la destinataria
delle lettere resta sempre in silenzio, mentre un ritmo circolare, evidenziato
dalla mancanza di una risposta, contrassegna lo scorrere del tempo.
Un anno. Dodici mesi. Nella vita ordinaria e nella normalità
dell’esistenza metropolitana.
Nelle pagine del libro, l’estensore delle lettere è “dipinto”
come un intellettuale, da tutti ritenuto un uomo di cultura specializzato
in studi e ricerche esoteriche, il quale, però, a un certo punto,
si rende conto di non avere fatto altro, nell’arco di tutta una
vita, che pavoneggiarsi nel proprio ambiente e nei salotti letterari
che frequenta con successo grazie alla competenza culturale che egli
possiede. A porre il protagonista di fronte alla propria condizione
di “deserto spirituale” è una brusca esperienza,
in grado di scatenare nel suo essere una reazione, di certo meccanica,
ma talmente forte da scuoterlo. E il libro incomincia proprio nel momento
in cui il protagonista si rende conto che le pur vaste conoscenze acquisite
nel dominio esoterico non sono sufficienti a trasformare se stesso e
che, partecipare a dotti convegni o pubblicare libri interessanti, non
lo libererà dal sonno nel quale è immersa la propria vita.
Le dodici lettere che il protagonista scrive all’amica, apparentemente
semplici resoconti di vita ordinaria, in realtà è come
se fossero le tappe di un simbolico viaggio interiore, o comunque, attività
preparatorie al compimento del viaggio stesso. La donna resta muta per
tutto il libro, fino a quando, forse, si può incominciare a sentire
la voce del “padrone di casa”, il solo in grado di mettere
ordine fra le mille altre voci che convivono nell’autore delle
lettere.
Ne Il padrone di casa, inoltre, spazio anche all’arte, con la
copertina che riproduce il quadro Mediterranea (1986, opera originale
cm. 140 per 160) di Pupino Samonà, celebre artista scomparso
nel 2007: l’opera non è scelta a caso, perché appare
come un incontro di energie in cui predomina la luce, proprio come si
ricava anche dalle pagine del romanzo, in cui il protagonista intraprende
un cammino in penombra, alla ricerca di una maggiore “chiarezza”
che possa accompagnarlo nel viaggio che egli intraprende dentro di sé.
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