Laureata
in lettere moderne, è funzionario presso la Biblioteca Berio
e da molti anni si dedica alla poesia in genovese. Scrittrice sensibile
e delicata, attenta ai problemi e alle sofferenze dei più deboli,
dei bambini, delle donne, il suo verso spezzato e tendenzialmente breve,
ansioso, spesso illuminato da brividi ultraterreni, ci introduce in
un mondo trepido, dove l'autrice è intenta a spiare i minimi
sussulti della vita e della speranza in tutto ciò che accade.
Nel 2005 ha pubblicato la raffinata raccolta di liriche Renasce,
presso la prestigiosa casa editrice Le
Mani.
Il volume Renasce, di
Enrica Arvigo, propone
senz'altro poesie in genovese di alta qualità letteraria, con
un forte spessore di contenuti. Peraltro, nella letteratura dialettale
ligure le poetesse di alto livello sono davvero pochissime, né,
a dire il vero, in passato ve ne sono mai state di veramente valide
in genovese.
Affascinata da sempre dal plurilinguismo e dalla preziosa varietà
culturale determinata dalla policentricità che ha caratterizzato
la storia nazionale, l'autrice si dichiara da sempre fondamentalmente
una "ricercatrice di ricchezze". La lingua regionale è
per lei la casa paterna, un corpo vivo, una memoria in grado di creare
ancora possibilità reali di comunicazione proprio attraverso
la ricchezza linguistica che ha conservato nel tempo, e di essere quindi,
anche una prestigiosa, efficace risposta alle urgenze dell’invenzione
letteraria. Nella fattispecie, il repertorio degli aggettivi sono vere
e proprie costanti che vanno a costituire un “sistema” e,
non a caso, sono collocati spesso in rejet: zeòu (gelato), amäo
(amaro), ciæo (chiaro), neuvo (nuovo), mutto (muto), arsoïo
(riarso). Scrittrice sensibile e delicata, attenta ai problemi e alle
sofferenze dei più deboli, dei bambini, delle donne, il suo verso
spezzato e tendenzialmente breve, ansioso, spesso illuminato da brividi
ultraterreni, ci introduce in un mondo trepido, dove l'autrice è
intenta a spiare i minimi sussulti della vita e della speranza in tutto
ciò che accade.
L’autrice ha studiato le opere degli scrittori che si sono espressi
nella lingua regionale e quelle dei dialettali con i quali l’Italia
ha partecipato alla letteratura mondiale, consapevole del carattere
colto della letteratura dialettale di alto livello, consona alla tradizione
italiana ed europea. Ma ha assorbito anche la lezione della letteratura
europea ed internazionale, dedicando molto tempo anche alla lettura
della poesia portoghese e, soprattutto, brasiliana: in particolare,
ha coltivato la raffinatissima poesia di Conceição
Lima, giovane giornalista
e scrittrice di São Tomé, nota per le sue appassionate
battaglie civili.
Le figure dolenti di Renasce
(le donne stanche di correre, l’anoressica, la moglie picchiata,
la neonata uccisa, i bimbi soldato, i ragazzini palestinesi della guerra
delle pietre, la figlia che assiste alla cremazione, gli uomini che
si ribellano alla guerra) sono quelle osservate quotidianamente ed insieme
alle quali talora l’autrice ha sofferto. Nella continua ed intensa
riflessione esistenziale che pervade ogni pagina del volume, Renasce
fa continuamente riferimento a situazioni, emozioni e sentimenti osservati
negli occhi di quanti l’autrice ha incontrato, facendoli propri:
Renasce è senza
dubbio il prodotto del dolore. Ma è anche il frutto della voglia
di essere vivi. Nella poesia che dà il titolo alla silloge, colpisce
la gioia profondissima nella descrizione delle varie fasi di una vera
nascita, dal buio del tunnel alla luce ritrovata.
Ma anche le poesie di indignazione civica per essere comprese, devono
essere intese esclusivamente nel quadro dei rapporti filosofici dell'uomo
con la natura e della ricerca per comprendere il significato della nostra
presenza all’interno di quell’antico cerchio che tutto racchiude
in un eterno, misterioso gioco attraverso cui sempre si ritorna al nuovo.
Non si tratta, dunque, tanto di "poesie di protesta", ma piuttosto
di un importante aspetto della ricerca filosofica relativa a morte spirituale-fisica
/ rinascita: il libro è un unicum, dove ogni poesia è
un tassello di questa e solo di questa ricerca filosofica. L’autrice
scrive di questa terra per parlare di ciò che non si conosce,
e osserva i ritmi della natura per tentare di svelare qualcosa di ineffabile,
celato nella memoria dell’universo, agli albori della storia del
genere umano. Ciò rivela la presenza di un chiaro disegno, di
un progetto culturale ben definito che, al di là dei consueti
moti sentimentali e del naturale legame affettivo con la terra d’origine,
vede il genovese utilizzato come lingua letteraria, alla ricerca di
un costante aggiornamento, di una rinascenza riguardante non solo la
spiritualità di ciascuno, ma anche i temi stessi della lirica
in genovese, i cui orizzonti si allargano ulteriormente sino a comprendere
il dolore silenzioso e le attese deluse dell’universo femminile.
Alessandro Guasoni