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Stupri, singoli e di gruppo.

Il gravissimo fenomeno dello stupro, singolo e di gruppo, invece di regredire per merito della giustizia, è in costante e irrefrenabile incremento. Da cosa può dipendere?
Come per altri fenomeni di delinquenza e di violenza in generale, l’incremento della frequenza dei casi dipende dal “sistema giustizia” che non riesce, o non vuole essere dissuasivo. Nonostante i numerosi dibattiti, le frequenti quanto inutili manifestazioni di piazza delle femministe prive di suggerimenti operativi concreti, i pareri di illustri giuristi e le proposte cervellotiche dei politici di rango e dei partiti, permangono comunque e ovunque carenze normative, procedurali e punitive che non vengono affrontate nel modo dovuto per essere risolte.

Tivoli: donna violentate per ore da tre rumeni che poi sono stati arrestati.
Un fatto criminoso gravissimo avvenuto a Tivoli: violenza sessuale di gruppo su una cittadina etiope di 47 anni, consumatasi nelle cartiere abbandonate, da parte di 10 individui, di cui al momento sono stati arrestati 3 rumeni.
Questi gravi fatti, che in uno società civile non dovrebbero accadere, continuano a verificarsi perché le punizioni previste dalla legge sono irrisorie, farsesche e a volte una vera presa in giro, e suscitano rabbia e sconforto in chi ha subito. Siamo arrivati al punto che questi ceffi, se arrestati, vengono rimessi subito in libertà in attesa del processo, se e quando verrà celebrato. Colpa delle carenze dell’apparato giudiziario, dalle leggi inadeguate e della eccessiva libertà interpretativa, della demagogia edel buonismo della politica che finiscono per essere un vero incentivo a delinquere.

Per gli stupri, lo Stato tutela il malvivente non la donna violentata.
La vita di una ragazzina stuprata, è rovinata per sempre. Quella dello stupratore, o degli stupratori di gruppo, invece no. Scontato il ridicolo periodo di detenzione che di solito viene inflitto, per poi essere rimesso in libertà entro breve tempo, lo stupratore riprende la propria esistenza come se nulla fosse successo. La punizione è inadeguata al gravissimo danno commesso, e in questo modo lo Stato è profondamente ingiusto: tutela di più i diritti del malvivente a danno delle persone per bene. Per fare giustizia occorre una punizione più adeguata, più proporzionata; lo stupratore dovrebbe pentirsi per tutta la vita di aver commesso quel reato, con l’obbligo di risarcire il danno almeno economicamente, se non si vogliono istituire i lavori forzati come effettivamente meriterebbe.

Agli stupratori viene riconosciuto anche il diritto dello sconto di pena?
L’extracomunitario senegalese che in pieno giorno ha inseguito, aggredito, gettato a terra e stuprato una ragazza di 20 anni in una carrozza di un treno regionale tra Livorno e Pisa meriterebbe di marcire in galera. Mi auguro senza sconti di pena. Trovo inconcepibile pensare che un individuo del genere abbia dei diritti da reclamare, e, cosa ancor più atroce, che possa beneficiare di sconti di pena.

La Cassazione legifera per lo stupro, il riconoscimento delle attenuanti?
La sentenza con cui la Cassazione prevede attenuanti in caso di violenza sessuale lascia sgomenti; stabilisce nei fatti che possono esserci stupri di serie A e di serie B. Ma uno stupro è uno stupro, senza se e senza ma, e lo Stato ha il dovere di punirlo in modo esemplare, anzi, anche in modo esagerato, per un fatto di giustizia e per dare un minimo di soddisfazione a chi ha subito violenza.

In Florida, una donna uccide il 18enne che ha violentato la figlia di sei anni. E’ stata arrestata.
Lo Stato non riconosce ai cittadini il diritto di farsi giustizia da sé. Sarebbe una corrida, un Far West, inciviltà e caos. Lo Stato, quindi, si sostituisce alla persona lesa per assicurare giustizia. Lo stupratore dovrebbe essere punito in modo esemplare, per potersi pentire davvero di aver commesso un reato così grave e per scoraggiare gli altri a non imitarlo. Ma questo non avviene. Spesso le pene inflitte sono irrisorie e tardive, lasciano l’amaro in bocca e trascinano nello sconforto le persone lese, e, soprattutto, non producono l’effetto deterrente che l’azione dello Stato dovrebbe perseguire. Lo Stato fa più danno che bene.

Il branco di stupratori assicurato alla giustizia.
Del branco degli infami stupratori di Rimini, due si sono costituiti, uno è stato fermato e il quarto è ancora latitante.
Ed ora, di fronte allo sdegno, è scattata la solita girandola di avvocati, tribunali, giudici, cronisti, commentatori, dibattiti televisivi, giornali. Sembra tutta una terribile presa in giro, un patetico teatrino inutile senza alcuna efficacia.
In Italia vige la legge del menga: chi subisce lo stupro, se lo tenga.
Ai minorenni non si da una giusta punizione, ma solo una tiratina d’orecchio; ai maggiorenni verrà comminata una punizione ridicola con diritto ad essere rimessi in libertà quanto prima. Se poi vengono espulsi perché stranieri, chi impedisce loro di ritornare in Italia, visto che non esistono barriere ai confini e accogliamo a braccia aperte tutti i clandestini del mondo? L’espulsione non è una punizione, ma un regalo, un invito a proseguire la nobile professione di delinquente.

Sindaci dalla parte degli stupratori.
Qualche tempo fa abbiamo letto con sdegno sui giornali, di una vicenda che ha dell’incredibile. Un sindaco PD di un comune della Tuscia, ha fatto adottare dalla Giunta Comunale da lui presieduta, una deliberazione con la quale venivano anticipati 5 mila euro a testa, per le spese legali, agli 8 minorenni, dai 15 ai 17 anni, residenti nel paese, arrestati per lo stupro di gruppo di una ragazza di 16 anni di Tarquinia. Non una parola né un minimo gesto di solidarietà nei confronti della ragazza violentata, la cui vita rimarrà per sempre segnata da questa triste vicenda.
Sono subito sono scattate richieste di l’intervento della Corte dei Conti e dei ministeri dell’Interno e dell’Economia, per accertare le responsabilità contabili della Giunta Comunale, e si sono mobilitati i cittadini per richiedere le dimissioni immediate dell’incauto e stravagante sindaco riformatore.
E’ sconcertante e raccapricciante. Le istituzioni credono di far bene, di essere moderne e innovative schierandosi dalla parte sbagliata, pur trattandosi di un reato gravissimo che andrebbe punito adeguatamente e senza tentennamenti. Credono di poter disporre a proprio piacimento del pubblico denaro che forzosamente viene prelevato dalle tasche dei cittadini da utilizzare per le spese dello Stato allo scopo di fornire servizi ai cittadini, non per spendere come se si trattasse di denaro proprio, da devolvere a scopo demagogico per ricavare qualche consenso elettorale in più. Questo èdavvero un modo vergognoso di amministrare la cosa pubblica.

La punizione ridicola non è un deterrente, ma un incentivo.
Per un reato così grave, chiunque lo commetta, spesso la punizione è ridicola, non è proporzionata al danno che non si ripara, ed è un modo per incentivare il fenomeno anziché combatterlo. Non è un deterrente.

Giuidonia. Una ragazza rapita alla fermata dell'autobus e stuprata sotto un ponte da 4 malvivewnti stranieri.
Il sindaco di Roma Virginia Raggi: Rabbia e sgomento per la violenza subita da una donna a Guidonia rapita e stuprata da 4 malviventi stranieri sotto un ponte dell’autostrada. Le esprimo tutta la mia vicinanza, confidando che i responsabili vengano presto assicurati alla giustizia.
Commento: Rabbia, sgomento e solidarietà espressi dai politici servono a poco, o, forse, proprio a niente. Occorrerebbe qualcosa di più concreto.

Stupri di gruppo. 3 anni di reclusione. Ma se la vittima ha bevuto, sarebbero anche troppi?
In questo caso, la Cassazione ritiene che se ne debba ridurre la pena?
Sai come se la ridono quelle bravissime persone che si dilettano a stuprare le donne? Di 3 anni di carcere se ne fanno solo alcune settimane. Poi qualcuno grida allo scandalo e dice: ”Vergogna, li hanno rimessi già in libertà”. E lo leggono tutti, ragazzi e adulti, che potrebbero pensare: “Se mi beccano, chissene… tanto in galera non mi ci tengono”. Se si continua a cercare altri pretesti, agli stupratori finiremo per dargli la medaglia al valore civile. Non mi sembra questo il modo più idoneo per disincentivare il fenomeno e per poter dire: “Giustizia è fatta.”
La stupro è un atto di grave violenza morale, fisica e psicologica e le vittime ne subiscono conseguenze indelebili per tutta la vita. Per cui, la punizione dovrebbe essere più adeguata, con conseguenze che durino più a lungo, compreso l’obbligo al risarcimento. Non solo per utile deterrente, ma soprattutto per dovere di Stato.

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