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Riforma della Giustizia.

Una proposta ricorrente: eparazione delle carriere.
In prossimità di una campagna elettorale e nei casi in cui viene condannato un politico di rilievo, c’è sempre qualcuno che propone, come auspicabile riforma della giustizia, “la separazione delle carriere fra magistrato e giudice”. Ognuno un suo ruolo bel definito e nessuna possibilità di alternarsi nella funzione.
La separazione delle carriere, seppur giustissima, non sembra possa essere la soluzione del problema e la garanzia di una giustizia più giusta. Ci vuole ben altro.
Occorre, innanzitutto, che vengano divulgate leggi non interpretative, che non consentano al giudice di applicarle secondo un proprio criterio personale.
L’aumento dell’autonomia del giudice è direttamente proporzionale a una diminuzione dell’imparzialità di giudizio e della giustizia giusta.
Occorre che l’autonomia non diventi arbitrio e che i giudici applichino le leggi tutti nello stesso modo e che non siano in nessun modo consentite stravaganza. Il giudice che sbaglia, in buona fede o con dolo, non va promosso a un grado superiore, ma rimosso e adibito a una funzione diversa ma inferiore al suo grado. Il cittadino non può subire una sentenza ingiusta a causa di un giudice che sbaglia per incompetenza o per dolo.

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