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Giustizia: commenti vari.

Una buona legge?
Una buona legge è quella che non consente al giudice di emettere una sentenza ingiusta.

Per una giustizia migliore?
Per avere una giustizia migliore occorre togliere ai giudici la facoltà di emettere sentenze ingiuste, di far scadere i termini di prescrizione e di rimettere in libertà i pregiudicati prima della scadenza della pena inflitta.

Troppe leggi in un caos indescrivibile, avrebbero bisogno di una buona sfoltita e di una salutare semplificazione.
“Una Italia con troppe leggi è un paese senza leggi”, disse qualcuno.
Le leggi in Italia sono troppe in un caos indescrivibile. C'è chi sostiene che sia fatto ad arte, per permettere a chi può, di fare ciò che vuole, dove tutto è vietato e, al tempo stesso, tutto è possibile.
Le troppe leggi creano confusione, diminuiscono il senso di legalità e di certezza del diritto, favoriscono la corruzione e impediscono a gran parte dei cittadini di conoscerle, di comprenderle e di rispettarle. C'è bisogno, quindi, di una buona sfoltita e di uan salutare semplificazione.
A chi giova?
Questo stato di cose genera discrezionalità eccessiva e possibilità di arbitrio da parte dei giudici: è la giustizia ingiusta.

Per avere una giustizia giusta, occorre una magistratura giusta.
Per garantire maggiore giustizia occorrerebbe prima di tutto una magistratura meglio organizzata, non inquinata dalla politica, con magistrati onesti e irreprensibili che applicano le leggi così come sono, (non le interpretano a proprio piacimento e non le creano di sana pianta), fermi e determinati a garantire la certezza della pena, senza l’opportunità di ridurla come meglio vogliono e di rimettere in libertà chi dovrebbe invece scontarla tutta.
Per chi sostiene che non esiste l’inquinamento politico, il passaggio continuo degli ex magistrati in politica dimostra il contrario. Peraltro quasi tutti a sinistra.

Proporzionale: La crescita dell'autonomia del giudice è direttamente proporzionale alla diminuzione dell'imparzialità e della giustizia.

Postulato: La discrezionalità è inversamente proporzionale alla certezza del diritto. Se aumenta l’una, cala l’altra, e viceversa.

Falso buonismo dannoso e incivile.
Quando accadono stupri, violenze, furti, aggressioni, rapine e mille nefandezze ai danni del cittadino per bene, tutti ad esprimere il proprio sdegno e compassione per le vittime, e a invocare punizioni più severe. Poi, però, dopo pochi giorni, non resta alcuna considerazione per chi ha subito, ma tutti a fare a gara nell’esprimere misericordia e perdono per tutte quelle brave personcine che si trovano in prigione, per poi spingersi fino a invocare amnistia, indulto e svuota carceri.
Il buonismo falso e pernicioso di chi, in realtà, finisce con lo stare sempre dalla parte di Barabba e nemico numero uno della crescita civile e democratica della società.

Di chi è la colpa del mal funzionamento della giustizia?
La colpa principali del mal funzionamento della giustizia e del suo progressivo peggioramento, è, prima di tutto, degli operatori deputati a esercitarla. Il primo difetto è dato dal fatto che ai giudici è consentito di interpretare la norma a proprio piacimento, per poter emettere sentenze applicando le leggi in modo del tutto personalistico. Ciò si verifica quando l’autonomia si trasforma in arbitrio, cioè nella possibilità di ignorare la norma che non è di proprio gradimento per poter deliberare quel che si vuole con il pretesto della lacuna giuridica. Chi ne subisce le conseguenze se le tiene, e se in appello la sentenza viene bocciata, il giudice non ne risponde.
Con il sistema di puntare tutto sulle competenza e sulla onestà del giudice, ciò di far affidante sul buon cuore del singolo, la giustizia non potrà mai essere del tutto giusta.

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