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Situazione economica

Gentiloni l'ha sparata grossa: alle spalle la crisi più dura dal dopoguerra.
A chi vogliono farlo credere? Non è stata rimossa nessuna delle cause principali del disastro economico, quali debito pubblico alle stelle, pressione fiscale sul popolo pazzesca, caste, privilegi, sprechi, favoritismi e parassitismo; solo provvedimenti effimeri che non hanno risolto alcun problema alla radice.
Chi è disposto a lascarsi incantare?

L'economia, così, non può migliorare.
Con i bonus e il parassitismo, e uno Stato sottoposto a dissanguamento selvaggio, non c’è da sperare che possa riprendersi l’economia del Paese in modo significativo e duraturo.

La ripresa economica non si ottiene con i ciarlatani della politica.
L’Economia non si rimette a posto con i ciarlatani della politica e con i loro proclami elettorali, ma rilanciando i consumi mediante la riduzione delle tasse, a iniziare dall’IVA. E per ridurre le tasse occorre tagliare le Caste, gli sprechi, i costi eccessivi di funzionamento dell’apparato e il parassitismo politico e non.

Rigore e austerità.
Il Governo giustifica le proprie magagne sostenendo che la colpa dello stallo dell’economia e della mancata ripresa è del rigore e dell’austerità imposte dall’Europa. Invece la colpa è proprio del rigore e dell’austerità che non ci sono in Italia, che non eliminano le Caste, gli sprechi e il parassitismo generalizzato.

Chiusura delle imprese, disastro economico.
Dal 2011 a oggi hanno chiuso 28mila piccole e medie imprese. Un gravissimo disastro per la ripresa economica e per il lavoro. Le ricette ottimistiche proposte e attuate dagli ultimi quattro governi si sono rivelate un drammatico flop. La pressione fiscale pazzesca, aumentata di anno in anno, ha trascinato i cittadini e il ceto medio allo stremo delle forze, causando il crollo dei consumi. L’Iva al 22% è la causa principale di questi malanni.
Di fronte a tale clamoroso insuccesso politico, i partiti che hanno sostenuto il Governo non dovrebbero ripresentarsi alle elezioni, e i cittadini, proprio non dovrebbero tornare a votarli.

Per salvare l'economia del Paese occorre fare marcia indietro.
Finora siamo andati avanti aumentando costantemente, anno dopo anno, il debito pubblico e le tasse, fino a raggiungere il limite massimo di umana sopportazione. Siamo prossimi al collasso e al punto del non ritorno. Abbiamo rovinato l’economia forse in modo irreparabile facendo soffrire il popolo e facendo dilagare disoccupazione e povertà.
Ora è necessario fare marcia indietro, ridurre tasse e debito pubblico gradatamente, anno dopo anno, tagliando con decisione e fermezza le Caste, i favoritismi, il parassitismo, gli sprechi ed eliminando i tanti papponi di Stato.
Chi non vuole fare questo, non deve andare a governare; se ne stia in casa propria.

I conti della serva. Ma la politica, neanche quelli. La nuova moda: Bonus, regalie e sgravi alle imprese.
Non è così che si utilizzano le tasse lacrime e sangue pagate dai cittadini, e non è questa la strada per rimettere a posto l’economia e per non peggiorarla.
Si è aperta una gara a scopo elettorale, a chi è più bravo a inventare bonus e regalie e a proporre riduzione delle tasse solo alle imprese, con la speranza che si crei nuovo lavoro. Ma il lavoro non si crea con le alchimie politiche e aumentando gli utili alle imprese e i dividendi, ma rilanciando i consumi. Per fare questo occorre abbassare le tasse che gravano sui cittadini dissanguati dallo Stato, che non hanno più la capacità finanziaria di fare acquisti a causa del costante incremento del costo della vita, ad opera non solo delle tasse, ma anche delle bollette, ticket, IVA e autostrade, che continuano ad aumentare, e delle gravissime conseguenze create all’Italia dalla Moneta Unica.

Sgravi fiscali alle imprese.
Le imprese, per vivere e prosperare, hanno bisogno di vendere i prodotti. Se i cittadini non hanno soldi per comprare, gli sgravi fiscali alle imprese sono inutili, sono solo mancette elettorali.

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