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Brevi cenni storici sulla città di Tivoli

La città di Tivoli, con i suoi 55.000 abitanti circa, è situata sulle pendici occidentali dei monti Tiburtini, nei pressi della cascata del fiume Aniene, e vanta complessi architettonici di grande rilevanza storica, realizzati nelle diverse epoche grazie alla grande ricchezza di acqua, quali la Villa Adriana, dell’epoca romana, la Villa d’Este, del Cinquecento e la Villa Gregoriana realizzata nell’Ottocento.
Si ritiene che la città nacque nel 1215 a.C., come villaggio latino di Tibur, ma c’è chi sostiene che le sue origini storiche risalgono tra il IX e il VI secolo a.C.
La sua posizione a 235 m. di altitudine sul livello del mare, le fece assumere un grande rilievo strategico dominante sull’ampia pianura della campagna romana, attraversata dal fiume Tevere nel quale si riversano le acque dell’Aniene.
I rapporti con Roma, in fase espansiva, non sempre sono stati idilliaci e Tivoli, come tutte le altre città latine, finì per essere annessa all’interno del Lazio, presumibilmente nel 338 a.C.
Le più antiche strutture edilizie ancora visibili, come le mura difensive in opera quadrata, che circondavano l’acropoli, risalgono all’epoca della conquista romana.
Il collegamento con Roma era assicurato dalla via Tiburtina, realizzata sul tracciato di antichi sentieri di transumanza e, nel 307 a.C. fu prolungata come via Valeria, dal nome del censore M. Valerio Massimo.
Tivoli subì continue trasformazioni urbanistiche durante le quali vennero realizzati imponenti edifici pubblici, quali il Tempio di Ercole Vincitore (oggi in fase di scavo archeologico e di restauro) e il Tempio della Tosse, lungo l'antico tracciato della Tiburtina, oggi via degli Orti. Sempre nello stesso periodo fu edificato il Foro: restano ancora oggi l'Augusteum, la Mensa Ponderaria e tracce di una basilica presso l'abside della cattedrale. Sull'acropoli furono eretti i due templi più famosi di Tivoli, quello a pianta rettangolare e quello a pianta rotonda (detto della Sibilla Albunea o di Vesta), trasformati nel medioevo in chiese. Nelle immediate vicinanze dell'area poi occupata dalla Rocca Pia fu costruito l'Anfiteatro Romano (detto di Bleso).
Molti di questi monumenti erano rivestiti di travertino, pietra che deve il suo nome proprio a Tibur, ricavato dalle numerose cave ancora esistenti sul suo territorio e che servì pre costruire imponenti monumenti romani, compreso il Colosseo.
Nell'ultima fase della vita repubblicana Tivoli diventò uno dei centri residenziali preferiti dalle famiglie patrizie romane, che vi costruirono numerose ville. La vocazione continuò in età imperiale, in particolare all'inizio del II secolo d.C., quando l'imperatore Adriano scelse la zona pianeggiante dell'area tiburtina per costruire la stupefacente Villa Adriana.
Dopo la fine dell'impero romano, Tivoli ebbe un ruolo notevole nelle complesse e spesso ignorate vicende del millennio medioevale. Nella fase delle invasioni barbariche, durante la guerra gotico-bizantina che devastò l'ltalia alla metà del VI secolo, venne occupata alternativamente dai goti di Totila e dai bizantini di Belisario. Scarsissime le notizie fra il VII e il XII secolo, fino al 1143, quando Tivoli fu causa indiretta della nascita della repubblica romana di Arnaldo da Brescia. I romani, infatti, non accettarono il perdono che papa Innocenzo Concesse ai tiburtini dopo una violenta rivolta, con la quale rivendicavano la loro autonomia contro le pretese egemoniche di Roma.
Alla città romana si sovrappose poco a poco quella medievale, mediante considerevoli interventi di ristrutturazione urbanistica che videro nella sostituzione del Foro con il Duomo di San Lorenzo, l'esempio più importante, mentre le rivalità interne fra le grandi casate nobiliari davano origine alla diffusione delle case-torri, edifici a pianta quadrangolare di notevole altezza che assolvevano la duplice funzione residenziale-difensiva, dislocate nei punti strategici della città, all'interno della cerchia muraria del X secolo. Nello stesso periodo furono edificati il palazzo dell’Arengo, la torre del Comune e la chiesa di San Michele, che costituivano rispettivamente il nucleo della vita civile e di quella religiosa, posizionati com'erano proprio nel baricentro della città, nelle attuali Piazza Palatina e Piazza delle Erbe.
Con Federico Barbarossa, che dopo aver mandato sul rogo nel 1155 Arnaldo da Brescia, fondatore della repubblica comunale romana, entrò a Tivoli come amico e alleato, la città conobbe un momento di notevole sviluppo: furono elevate le nuove mura cittadine (1155) che ampliarono notevolmente l'area urbana. Alla base della prosperità di quei secoli era lo sfruttamento delle potenzialità idriche del fiume Aniene, che fin dal Medioevo consentì lo sviluppo di attività manifatturiere, prime fra tutte le ferriere.
Durante i lunghi, drammatici contrasti fra i discendenti del Barbarossa, da Federico II a Corradino, e il papato, dopo una prima fase di appoggio al partito imperiale, Tivoli dovette accettare definitivamente il predominio di Roma, dove il partito ghibellino, favorevole all'impero, era stato spodestato da quello guelfo. La sottomissione a Roma proseguì dopo la fine delle istituzioni repubblicane, il trasferimento della sede papale ad Avignone e il successivo Scisma d'Occidente. Intorno al 1450, con il definitivo ristabilimento del papato a Roma e la rinascita cittadina voluta dal primo pontefice umanista, Niccolò I, ebbe inizio l'attività monumentale del Rinascimento romano. Ne fu immediata conseguenza una ripresa dell'attività delle cave di travertino, con il trasporto a Roma dei blocchi della tipica pietra dei monumenti romani tramite carri o per via fluviale.
Nel 1461, la costruzione per volere di papa Pio II della Rocca Pia, imponente fortezza con quattro torri rotonde angolari, segnò la definitiva conferma dell'assoggettamento di Tivoli al potere pontificio. Alle autorità locali furono sostituiti governatori di nomina papale; fra questi spicca il cardinale Ippolito d'Este, che nel 1550 diede avvio ai lavori per la realizzazione della sua straordinaria Villa, su progetto di Pirro Ligorio. Quel periodo di intensa attività edilizia vide la costruzione di pregevoli palazzi patrizi: in Via del Trevio i palazzi Cenci-Alberici, Bellini, Pusterla e in Via Maggiore, oggi Via Domenico Giuliani, i palazzi Mancini e Pacifici. Verso la fine del '500 si costruì, su un tratto delle mura romane, il nuovo palazzo comunale, che inglobò strutture medioevali (torre di guardia ancora visibile sul lato sinistro). Utilizzato a convento, fu ristrutturato e ripristinato nella funzione originaria nell'Ottocento. Questa fioritura edilizia costituì ancora una volta il segno di una prospera vita economica, che in età rinascimentale vide la nascita di numerosi lanifici e di cartiere.
In epoca barocca furono edificate le due principali chiese della città: la Cattedrale di San Lorenzo (1635-40) che sostituì le precedenti strutture edilizie medievali (rimane il bellissimo campanile di stile romanico) e la Chiesa del Gesù, oggi scomparsa a seguito del bombardamento aereo del 1944.
Con la piena del fiume Aniene del 1826 la città subì gravi danni nell'abitato. Si impose allora la risoluzione del problema mediante ingenti e spettacolari opere di deviazione del fiume, scavando due gallerie sotto il Monte Catillo, secondo il progetto dell'architetto Folchi. Convogliando le acque che precedentemente si suddividevano in innumerevoli cascatelle, fu data origine all'attuale grande cascata, che si getta con un salto di oltre 100 metri nel baratro di Villa Gregoriana. Nello stesso periodo fu data sistemazione definitiva a Piazza Rivarola e fu realizzato il Ponte Gregoriano, che prende il nome dal pontefice che commissionò i grandi lavori di deviazione del fiume.
Da allora la vita di Tivoli è trascorsa con relativa tranquillità, fino agli episodi, non numerosi ma significativi, che segnarono la partecipazione della città ai moti risorgimentali, in particolare all'intervento garibaldino del 1867. Di notevole rilievo, nel XX secolo, le distruzioni provocate nel 1944 dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, con la conseguente ricostruzione post-bellica, che ha provocato numerose e non sempre positive trasformazioni nell'urbanistica cittadina. Tivoli ha comunque conservato il suo carattere di vivace centro produttivo, attento alle opportunità offerte dal territorio. Alle attività tradizionali (cartiere, cave di travertino) sono state affiancate iniziative di carattere turistico, che nella zona pianeggiante di Bagni di Tivoli sfruttano il naturale termalismo, mentre l'intera area tiburtina offre innumerevoli spunti per un avvincente turismo culturale, in fase di avanzata valorizzazione.

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Torri difensive e case-torri

Le torri difensive e case-torri, spesso addossate le une alle altre e comunicanti all’interno, di cui è disseminato il territorio tiburtino, assolvevano alla duplice funzione di difesa e di ostentazione di una elevata condizione sociale. Nacquero nel X Secolo con le consorterie, associazioni a base familiare per la tutela di interessi comuni, compreso appunto quello difensivo e solo alle famiglie dei nobili o militi era riconosciuto il privilegio di possederle. Vennero collocate in punti strategici della città in un periodo cui la città di Tivoli era soggetta a continue e violente invasioni barbariche.
La case-torri venivano posizionate sulla base dell’asse di allineamento dei campanili delle chiese. Il primo è costituito dall'allineamento dei campanili di Santa Maria Maggiore, di San Pietro alla Carità, dello stesso duomo ed infine della torre di Santa Caterina.
Sempre verso il campanile della cattedrale converge il secondo asse primario, dominante il lato est, composto dall'allineamento di San Biagio e di San Michele.
Singolarmente, in posizione ortogonale rispetto ai due assi principali, ne esistono altri due secondari, il primo verso sud-ovest, in allineamento con il campanile di San Silvestro, il secondo verso est con il campanile scomparso di San Valerio.
Tutto ciò era frutto di un ordine prestabilito, tipico della cultura medievale e degli effetti estetici che essa si prefiggeva e faceva riferimento ad aspetti simbolici: la cattedrale è posizionata a nord e, come la stella polare diviene riferimento per i naviganti, così il duomo è guida per i fedeli. Il campanile, inoltre, gioca un ruolo determinante anche come punto focale verso il quale converge naturalmente lo sguardo sia attraverso una percezione graduale sia in seguito all'apparizione improvvisa.
Così come non è casuale, naturale e spontanea l'ubicazione dei conventi principali: Sant'Arcangelo delle Domenicane, San Biagio dei Domenicani e San Francesco, in quanto "i diversi ordini, sia pure in reciproca concorrenza, agiscono non isolatamente, ma di comune accordo, almeno per quanto si riferisce alla collocazione nella città e alla spartizione delle risorse". Ed inoltre "è interesse del Comune e anche del vescovo evitare squilibri che potrebbero risolversi nella formazione di un nuovo polo monumentale contrapposto a quello Vescovile e a quello Comunale" (E. Guidoni).
Infatti nell'assetto urbano di Tivoli i tre conventi sono posizionati nelle parti estreme dell'abitato, ai vertici di un triangolo (vedi disegno) che ha per baricentro il fulcro del potere comunale, con il suo palazzo arengario e la torre.
La costruzione delle case-torri si concentra entro il perimetro delle mura del X secolo, dove si possono distinguere cinque sistemi che controllavano le principali vie di accesso ed i vari versanti del colle.
Nel rione Castrovetere se ne presenta una quantità esigua, dovuta alla sua naturale posizione geomorfologica, circoscritta dalle rupi scoscese e dal fossato artificiale sormontato dall'attuale Ponte di San Martino, controllato dall'alta torre di Guardia. Infatti la naturale struttura difensiva della "cittadella" fu sfruttata già in epoca protostorica con l'acropoli ed in epoca romana con i templi di Ercole Vincitore, di Vesta ed altri.
Il secondo sistema dominava il versante Nord e si attestava lungo la direttrice di via del Colle e della zona del Riserraglio. Aveva come caposaldo la torre di Santa Caterina, che assumeva la doppia funzione difensiva di avvistamento e religiosa. La torre era posizionata nella punta estrema della città a nord, nelle immediate vicinanze della porta delle mura, con la possibilità di controllare anche la zona ovest della vallata. Le trasformazioni edilizie dei secoli XIV-XVIII, la costruzione degli ingombranti edifici industriali della fine dell'800 e primi del '900 nella zona del Riserraglio e le distruzioni della seconda guerra mondiale non permettono una immediata riconoscibilità delle case-torri esistenti in quest'area.
Il terzo sistema può individuarsi nel rione San Paolo, e in particolare nella zona del Seminario, dove si conservano 1e case-torri più imponenti per la loro altezza e più possenti per la loro robustezza, grazie anche all'utilizzo di materiali calcarei più resistenti.
Il quarto sistema era situato nella parte interna della città, nella zona di Via dei Selci (con case-torri di grandezza inferiore) e verso la zona centrale dell'episcopio (cattedrale di San Lorenzo), più rada di case-torri. In questo caso, essendo ubicate nella parte più interna della città, non dominavano un vero e proprio versante esterno, ma il loro controllo si limitava esclusivamente alle vie.
L'ultimo sistema può essere individuato nella parte sud, da Piazza Palatina a Vicolo dei Ferri e a Via Mauro Macera per richiudersi in Via Postera verso il Duomo. L'andamento semicircolare era quasi parallelo alle mura, scandite in questo settore da torri di guardia nei pressi delle porte. Anche in questo caso le casetorri venivano erette lungo i più importanti u assi stradali.
Campanili e case-torri dunque, due emergenze che si confrontano e si contrastano nel loro contenuto intrinseco, i primi a simboleggiare il divino, il senso religioso; le seconde il potere terreno, la supremazia civile. Entrambi costituiscono, insieme all'edilizia conventuale, i cardini e l'essenza dell'arte di costruire le città nel Medioevo. Come le emergenze religiose incarnano gli aspetti simbolici e regolano quindi l'estetica e la forma globale, così quelle civili definiscono a loro volta gli ordini funzionali e pratici che sovrintendono gli assetti urbanistici degli isolati. Due realtà urbane che hanno espresso, sinergicamente, l'idea di progetto della città medievale di Tivoli.

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Alcune delle chiese ancora esistenti

Santa Maria Maggiore - Fu fondata dai monaci benedettini verso la metà del IX secolo ed ampliata nel 1100 con la creazione dell'annesso monastero. Vari ordini occuparono il complesso conventuale fino al 1461, quando passò definitivamente ai Frati Minori prendendo il nome di San Francesco. Nel XV secolo furono chiuse le arcate laterali presenti sulla facciata e sostituite da finestre a tutto sesto, mentre l'arcata centrale dell'ingresso fu arricchita da un portale gotico con sovrastante tabernacolo, opera dello scultore Angelo da Tivoli. Sul fianco sinistro e su progetto dell'architetto Galvani, nel 1590 fu costruito il campanile. Con la costruzione della Villa d'Este, sia la chiesa sia il convento subirono consistenti trasformazioni: vennero demolite le cappelle laterali poste sulla navata destra mentre il chiostro fu annesso alla Villa. La pianta della chiesa fu sin dall'origine impostata su tre navate con cappelle laterali. Oggi la navata centrale è separata da quelle laterali da pilastri con base quadrangolare. Il pavimento della navata centrale è arricchito da pregevoli mosaici di stile cosmatesco, recentemente restaurati. L'altare maggiore, dove è posta la preziosa immagine su tavola della Madonna dell'Intercessione o delle Grazie, eseguita nel XIII secolo dal pittore francescano Iacopo Torriti, è stato costruito dai Frati Francescani nel 1512 secondo il gusto classicistico tardo-rinascimentale. Al centro del presbiterio è collocata la tomba dei cardinali Ippolito d'Este, Alessandro e Luigi. Nel resto della chiesa sono posizionate numerose lapidi, tombe di famiglie tiburtine. Sulla parete sinistra del presbiterio si trova il bel trittico di un allievo del Lorenzetti, Bartolomeo Bulgarini (1369) raffigurante, nel pannello centrale, la Vergine con il Bambino Gesù e, nei pannelli laterali, i Santi Francesco e Ludovico. Dietro il trittico c’è il coro ligneo della prima metà del XVI secolo. Sulla parete di destra un bel polittico della Vergine attribuito a seguace di Monaldo Trofi (prima metà del XVI secolo). Nella tavola centrale è raffigurata la Madonna con il Bambino Gesù verso cui si protende il piccolo San Giovanni Battista. A sinistra i Santi Francesco e Lorenzo, a destra un giovane San Giuseppe e, in primo piano, San Bernardino da Siena.
Cattedrale di San Lorenzo - Le prime notizie intorno alla cattedrale di San Lorenzo risalgono al VI secolo. Fu ampliata e ristrutturata nei secoli XI-XII per essere poi completamente ricostruita nella prima metà del Seicento per volere del cardinale Giulio Roma. Il campanile a tre piani con monofore e bifore è del XII secolo. All'ingresso tre archi a tutto sesto immettono nel nartece o portico. All'interno la chiesa è divisa in tre navate: la maggiore, molto ampia, presenta una copertura a volte a botte, con finestre aperte nelle vele. Lungo la navata sinistra troviamo il monumento funebre di Angelo Lupi, nella prima cappella; il trittico del Salvatore, pittura su tavola del XII-XIII secolo, nella terza. Il trittico è rivestito da una lastra d'argento, lavorata a sbalzo, con al centro la figura del Salvatore, seduto in trono e benedicente. Una pregevolissima scultura romanica della prima metà del XIII secolo, rappresenta la Deposizione ed è conservata nella quarta cappella della navata di destra. Restaurata di recente, è costituita dalle statue lignee di Nicodemo, Giuseppe d'Arimatea, Cristo morto, la Vergine, Giovanni l'Evangelista ed un Angelo. Nella parete absidale sono raffigurate vicende della vita e del martirio dei Santi tiburtini Getulio, Sinforosa, Simplicio e Generoso. Gli affreschi, commissionati dal pontefice Pio VII, sono stati eseguiti agli inizi del XIX secolo. Anche la pala d'altare con l'immagine di San Lorenzo appartiene al medesimo periodo. L'altare maggiore è dedicato a San Generoso.
Ex chiesa di Santo Stefano - Questa chiesa, sorta nel XII secolo in un quartiere di epoca romana, ha subìto nel corso dei secoli numerose modifiche e cambi di destinazione, divenendo teatro, granaio, laboratorio e casa privata. Originariamente sulla facciata si apriva un portico e nel lato soprastante una trifora centrale e due bifore laterali ora sostituite da finestre. Del portico sono rimaste le due colonne della facciata. Il campanile è privo della parte superiore. A destra si accede direttamente alla Cappella gotica di Santo Stefano, l'unica ben conservata, aggiunta successivamente e affrescata nel XIII secolo con scene della vita del Santo. Anche sul lato sinistro della chiesa venne aggiunta un'altra cappella comunicante con la navata centrale attraverso un arco, dal quale avveniva "l'arrivo dei cavalieri verso le crociate", come testimonia l'affresco del XII secolo sulla parete sinistra raffigurante una processione di cavalieri.
Chiesa di San Silvestro - La chiesa di San Silvestro risale al XII secolo. L'edificio, originariamente a tre navate, fu ridotto a una tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XVIII. Le colonne di marmo cipollino che dividevano le navate vennero vendute e sostituite da muratura. Il campanile quadrato adiacente alla chiesa fu ridotto a vela. La facciata è semplice, rivestita in mattoni, e presenta tre monofore in alto, sormontate da un timpano con cornice dentellata, ed un portale centrale in basso. L'abside e l'arco absidale sono decorati da interessanti affreschi della seconda metà del XIII secolo, oggi restaurati. Al centro dell'arco trionfale è rappresentato Cristo con i simboli dei quattro evangelisti, i sette candelabri e i ventiquattro seniori dell'Apocalisse. Nell'abside compare il Cristo tra San Pietro, con il pastorale e le chiavi, e San Paolo, che sorregge un cartiglio. Sotto questa scena sono dipinti dodici agnelli, provenienti dalle città sante di Betlemme e Gerusalemme, che rappresentano gli Apostoli. Più in basso è raffigurata la Vergine con il Bambino. Ancora al di sotto viene illustrata la leggenda della conversione dell'Imperatore Costantino e della vittoria di San Silvestro sul drago.
Chiesa di San Pietro alla Carità - Le prime notizie di questo edificio in stile romanico (XII secolo), detto della Carità, dal nome della Confraternita alla quale fu affidato nel 1815, risalgono all'VIII-IX secolo. La facciata è semplice, in mattoni, e su di essa si aprono tre porte che corrispondono alle tre navate che costituiscono la pianta dell'edificio. A lato si eleva il campanile quadrato costruito nei secoli successivi. Due file di colonne, dodici della chiesa originaria in marmo cipollino e sei aggiunte in occasione dei restauri postbellici, separano le navate illuminate da strette finestre che si aprono su quella centrale. Il presbiterio e l'abside sono sopraelevati. Il soffitto è a capriate; sul pavimento della chiesa è possibile ammirare le tracce di un antico pavimento cosmatesco. Originariamente le pareti dell'edificio erano coperte da affreschi oramai perduti. Gli unici frammenti visibili sono situati sull'altare della navata destra.
Ex chiesa della SS. Annunziata - L'odierna costruzione, composta da due corpi contigui e comunicanti, il primo costituito dall'ex chiesa omonima e l'altro dall'ex riformatorio, venne edificata nel 1729 per ordine del vescovo Placido Pezzangheri quando vennero demoliti la chiesa preesistente ed il contiguo ospedale in cui aveva sede la Confraternita dell'Annunziata. Si costruì dunque, annesso alla chiesa, il monumentale edificio della Casa della Missione realizzata su progetto che riproduce in scala ridotta la Chiesa e la Casa della Missione di Montecitorio di Roma. La facciata è composta da due ordini sovrapposti separati da marcapiano; il portale d'ingresso è sormontato da un timpano semiellittico. L'ingresso immette in un locale in forma di ottagono sormontato da una cupola. La pianta della chiesa ricorda modelli borrominiani, come San Carlino a Roma, mentre gli stucchi dell'interno rimandano allo stile rococò.
Chiesa di San Giovanni Evangelista - Originariamente la chiesa, dedicata fino al XIV secolo a San Cristoforo, era stata edificata vicino all'antico ospedale. Questo nel XVIII secolo fu trasferito in un nuovo edificio costruito di fronte. Nell'occasione venne completamente rifatta l'antica facciata. L'interno è semplice, ad una navata con tetto a capriate mentre l'abside è sormontata da una volta a crociera. Meritano una particolare attenzione i pregevoli affreschi del pittore fiorentino Francesco Salviati lungo le pareti della chiesa, e di Melozzo da Forlì nel presbiterio. I primi raffigurano scene del Nuovo Testamento, i secondi l'Assunzione della Madonna sulla sinistra e la Natività di San Giovanni e l'Imposizione del nome sulla destra. Nelle volte la bellissima figura di Cristo affiancato dagli Evangelisti e dai Dottori della Chiesa. Nella parte inferiore dell'arco trionfale si possono ammirare dodici splendidi medaglioni raffiguranti le Sibille.

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